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Giorno del ricordo, giorno della discordia PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Domenica 10 Febbraio 2008 00:00

I deputati della Comunità Nazionale Italiana e l’Unione Italiana non hanno nulla da dire, stanno zitti. E’ la loro politica dei “piccoli passi”?

1. In occasione della commemorazione del Giorno del ricordo, al palazzo del Quirinale il 10 febbraio 2008, il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, nel suo Saluto ha ribadito che “è questo il secondo anno in cui presenzio alla cerimonia del Giorno del Ricordo. Ho espresso con chiarezza il mio pensiero lo scorso anno.

E qualche reazione inconsulta al mio discorso -che vi è stata fuori d’Italia- non ha scalfito la mia convinzione che fosse giusto esprimermi, a nome della Repubblica, con quelle parole e con quell’impegno” (http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=35072). Lo scorso anno il Presidente affermò che “vi fu un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica”; immediata fu la reazione del Presidente della Repubblica di Croazia, Stjepan Mesić, che nel discorso di Napolitano intravide “elementi di razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico”.
Anche quest’anno, alla dichiarazione del Presidente Napolitano segue un’immediata reazione tramite una nota diramata dall’Ufficio della Presidenza croata in cui si esprime “lo stupore provocato dalle parole pronunciate al Quirinale in occasione della celebrazione del Giorno del ricordo” e si sostiene che “la riconferma delle espressioni e qualificazioni usate da Napolitano un anno fa contrasta non soltanto con l’atmosfera dell’incontro a Brno tra Stjepan Mesić e Giorgio Napolitano, ma anche con l’idea di un’Europa, pacifica e dinamica a cui lo stesso Presidente italiano si richiama”  (http://www.predsjednik.hr/default.asp?ru=1&gl=200802110000001&sid=&jezik=1). Alla reazione di Mesić si è aggiunta quella del Presidente della Repubblica di Slovenia, Danilo Türk, che ha dichiarato ai giornalisti che “Napolitano ha espresso pensieri importanti su alcune esperienze del passato che per il bene del futuro europeo non dovrebbero mai più ripetersi” ma inoltre che “il suo intervento sarebbe stato, però, più convincente se avesse fatto esplicito riferimento anche al fascismo, che in Europa ha causato enormi tragedie” (“La Voce del Popolo” del 13 febbraio 2008, “E’ mancato un riferimento al fascismo : il commento di Danilo Türk all’intervento del Capo dello Stato italiano”). L’esecutivo dell’Associazione dei combattenti antifascisti della Repubblica di Croazia ha dato pieno appoggio alle prese di posizione del Presidente croato, Stjepan Mesić, il quale ha definito inaccettabile la tesi del collega italiano Giorgio Napolitano, secondo il quale i combattenti antifascisti della Croazia e della Slovenia, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, avrebbero compiuto una pulizia etnica nei confronti degli italiani in Istria. Anche il Presidente degli antifascisti sloveni, Janez Stanovnik, ha bollato le affermazioni di Giorgio Napolitano definendole “estremamente offensive” (“La Voce del Popolo” del 13 febbraio 2008, “Gli antifascisti criticano l’intervento del Presidente Giorgio Napolitano”). Il Vicepresidente della Dieta Democratica Istriana e deputato al Parlamento croato, Damir Kajin, nel corso di un incontro stampa tenutosi a Fiume, nel commentare le vicende dei festeggiamenti del Giorno del ricordo in Italia, ha affermato che “la qualità della Seconda Guerra Mondiale, guidata da Josip Broz Tito, è l’instaurazione del confine occidente che ha sancito il ritorno di alcuni territori alla Croazia e alla Slovenia” e che “l’esodo degli italiani dall’Istria e da Fiume dopo la Seconda Guerra Mondiale ha rappresentato la fine della politica imperiale panitaliana ed è in questo contesto che Roma dovrebbe trovare le ragioni per queste vicende”, aggiungendo che “tutte le vittime innocenti devono venire riabilitate, rimpiante e seppellite in modo cristiano” e che i tre Presidenti (Giorgio Napolitano, Stjepan Mesić e Danilo Türk) “dovrebbero inchinarsi alle vittime innocenti e condannare le ideologie che le hanno causate ma -ha sottolineato-  in primo luogo, il nazismo e il fascismo” (“La Voce del Popolo” del 13 febbraio 2008, “Bisogna inchinarsi alle vittime innocenti : Damir Kajin sulla Giornata della memoria”).
2. In occasione del Giorno del ricordo, un autobus con un gruppo di appartenenti all’Unione degli Istriani, nell’intento di deporre alcune corone di fiori per commemorare le vittime in due luoghi degli eccidi (all’ex miniera di Roditti/Rodik presso Cosina e a Capodistria, davanti alla casa Derin), è stato fermato subito dopo l’arrivo a Cosina dalla Polizia, che li ha messi al corrente dell’infrazione in cui stavano incorrendo non disponendo di un’autorizzazione per tenere le cerimonie di commemorazione. Rifiutando di richiedere l’autorizzazione, le forze dell’ordine hanno atteso la fine delle cerimonie per comminare due multe per i due raduni che hanno voluto tenere violando le disposizioni di legge in vigore in Slovenia (“La Voce del Popolo” del 12 febbraio 2008, “La commemorazione non era stata autorizzata : Slovenia, comminata una multa all’Unione degli Istriani”).
3. Come riportato dal quotidiano “La Voce del Popolo”, in occasione delle celebrazioni del Giorno del ricordo a Milano, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, è stata scoperta la targa intitolata al capoluogo quarnerino, “Fiume”, di un nuovo viale (da piazza della Repubblica all’ingresso dei giardini “Indro Montanelli”), alla presenza del Vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, dell’Assessore alla cultura, Vittorio Sgarbi, del Presidente degli esuli da Fiume, Guido Brazzoduro, e da Piero Tarticchio, Presidente del Comitato milanese dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.  A tale atto ha reagito il Sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, che nel salutare la decisione del Comune di Milano di intitolare un viale a Fiume ha espresso le proprie rimostranze per il contenuto dell’invito che ha ricevuto, in cui vengono riportati dati che non corrispondono a verità e che in qualità di Sindaco si sente in dovere di smentire. Tra l’altro, nell’invito si sostiene che “a Fiume la popolazione è stata per secoli a maggioranza italiana e che la lingua italiana è stata la più usata dagli abitanti”, che “questa realtà è stata interrotta soltanto dalla Prima Guerra Mondiale, ed è stato necessario l’arrivo di D’Annunzio e dei suoi legionari affinché il capoluogo del Quarnero venisse annesso al Regno d’Italia”, e che “poi sono seguiti vent’anni di prosperità fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che in soli pochi mesi ha distrutto questo mondo e aperto una strada della quale ancor’oggi molti si ricordano” ma che comportarono “persecuzioni, massacri ed esodo degli italiani, imposti da un conquistatore che non riconosceva la convivenza con la componente italiana, e un accordo di pace vergognoso e umiliante per l’Italia”. L’invito conclude ricordando che “gli italiani di queste terre si sono rifugiati in Italia e all’estero per non sottoporsi alle barbarie del vincitore”. Il Sindaco Obersnel, non condividendo il testo ha replicato dicendo che “Fiume, nel corso dei secoli, è stata effettivamente oggetto delle tendenze espansionistiche di moltissimi regnanti dell’Europa di allora” e che “così è stato anche nel periodo che è seguito alla Prima Guerra Mondiale, che sinceramente non ricordiamo con ‘nostalgia’, come si può leggere nell’invito”. Nel prosieguo, il Sindaco di Fiume afferma che “Fiume è oggi sicuramente una città che si sviluppa in armonia con i valori dell’Europa e dell’Unione europea”, “fondata sull’antifascismo, radicato nella mentalità degli abitanti, Fiume si è sempre distinta proprio per l’armoniosa convivenza, soprattutto tra i cittadini di nazionalità croata e italiana” e che “perciò le affermazioni sulle persecuzioni e sui massacri degli italiani sono particolarmente incomprensibili”, tenuto conto inoltre del fatto che “invocare gli spiriti del passato fascista, che per un periodo ha dominato in Europa e le cui radici si possono trovare nell’ideologia fascista di alcuni vostri connazionali, è assolutamente strano e inaccettabile, ossia assolutamente inadeguato rispetto ai valori democratici dell’Europa moderna” (“La Voce del Popolo” del 12 febbraio 2008, “Obersnel : citazioni storiche inadeguate : Milano intitola un viale alla città di Fiume e scoppia la querelle”).

Avendo presenti gli interventi, le affermazioni, le reazioni dei sopra citati soggetti, ci si chiede : ma i deputati della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato e sloveno e l’Unione Italiana, che rappresentano tutta la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, non hanno proprio nulla da ridire in merito alle questioni sollevate? non hanno alcuna posizione da esprimere? non sentono alcun obbligo ad intervenire? non si sentono minimamente chiamati in causa? Loro, in qualità di rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana, che della loro funzione hanno fatto la loro professione, se ne stanno zitti. Sarà che anche questo atteggiamento rientra nella loro politica “pragmatica” ovvero “opportunista”, quella dei “piccoli passi”? Purtroppo, la dirigenza della Comunità Nazionale Italiana preferisce occuparsi e preoccuparsi soltanto dei mezzi finanziari (come ottenerne sempre di più per poterli gestire ed elargire, naturalmente a seconda dei propri convincimenti ed interessi, mentre delle questioni spinose, quelle propriamente politiche meglio tacere per evitare qualsiasi possibile situazione in cui ci si crea qualche “nemico” tra coloro che assicurano i mezzi finanziari.
 
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