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Alcune osservazioni sull’Accordo di programma Radin-Sanader PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Venerdì 18 Gennaio 2008 00:00

Il mandatario per la formazione del nuovo Governo della Repubblica di Croazia e Presidente dell’HDZ, Ivo Sanader, e il deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato, Furio Radin, hanno firmato solennemente l’Accordo di programma.
L’Accordo consta di 9 punti/impegni assunti da parte del Governo croato presieduto da Ivo Sanader e di 8 punti/impegni assunti dal deputato Furio Radin nei confronti del Governo.

Tralasciando i vari punti dell’Accordo di programma, sui quali comunque ci sarebbe abbastanza da ridire e che tratteremo in altra occasione, ci preme soffermarci sugli impegni assunti dal Governo croato ovvero sui punti 1, 2, 3 e 4 che di seguito citiamo con le nostre relative osservazioni :

1. Dare realizzazione al “Trattato tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze” del 1996, con specifico riferimento alla piena applicazione dell’articolo 3 del Trattato e alla realizzazione dei diritti acquisiti. Prosieguo dei lavori della Commissione interministeriale permanente, della quale sono membri anche i rappresentanti dell’Unione Italiana, con competenze di verificare la piena attuazione del “Trattato tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze” del 1996, ossia la tutela dei diritti della minoranza italiana. Al fine di dare vita al dialogo regolare tra il Governo della Repubblica di Croazia e i rappresentanti della minoranza italiana, la Commissione interministeriale permanente si riunirà con scadenza almeno semestrale alla presenza del Premier della Repubblica di Croazia.
Va rilevato che la Commissione interministeriale permanente per verificare l’attuazione del “Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze” istituita con il precedente Accordo di programma Radin-Sanader si è riunita soltanto 3 volte nel mandato 2003-2007 e l’esito di tali riunioni è stato oltremodo insoddisfacente; non soltanto non si è riusciti a verificare l’attuazione del Trattato italo-croato sui diritti delle minoranze, che di per sé avrebbe dovuto essere attuato con la sua ratifica avvenuta nel 1998, ma non si è riusciti nemmeno ad attuare le decisioni approvate dalla Commissione stessa. Tenuto conto dell’esperienza passata, dubitiamo fortemente in un esito positivo per la Comunità Nazionale Italiana da parte di tale organismo, in presenza o assenza del Presidente del Governo croato.

2. Le possibili modifiche alla legislazione elettorale verranno discusse nel corso dei primi due anni del mandato, in conformità alla disposizione dell’articolo 15, comma 3, della Costituzione della Repubblica di Croazia, per cui gli appartenenti alla minoranza italiana nella Repubblica di Croazia avrebbero, oltre al diritto di voto generale, anche il diritto di voto specifico, definito dalle vigenti disposizioni della Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali.
E’ da oltre un decennio che la medesima persona regolarmente ogni 4 anni, durante la campagna elettorale, promette ai propri elettori il “doppio voto”; promessa regolarmente disattesa finora, e  dubitiamo fortemente che verrà mantenuta nel mandato che è appena iniziato. In merito al “doppio voto”, nell’Accordo di programma la formulazione è molto chiara. Rispecchia un compromesso raggiunto al fine di poter sottoscrivere l’Accordo di programma e continuare a collaborare come fatto negli ultimi quattro anni, ma senza raggiungere l’obiettivo e cioè senza il raggiungimento della legittima rivendicazione della Comunità Nazionale Italiana del “doppio voto”. Sinceramente eravamo convinti e sicuri in un tale esito sin dall’inizio del negoziato per la formazione del nuovo Governo della Repubblica di Croazia, conoscendo gli interlocutori, i personaggi in questione. Va sottolineata l’incoerenza del deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato in riferimento al legittimo diritto della Comunità Nazionale Italiana al cosiddetto “doppio voto” ovvero di poter esercitare alle elezioni parlamentari il diritto di esprimere un voto “etnico” (per il seggio specifico prescritto per gli Italiani al Parlamento croato) e il diritto di esprimere un voto “politico” (per la lista di candidati dei vari partiti politici o di liste di candidati indipendenti, ovvero alla pari della maggioranza della popolazione croata), prescritto dalla Costituzione della Repubblica di Croazia quale possibilità da regolamentare con la Legge elettorale e che invece non viene contemplato nella medesima. Ciò che va evidenziato sono le dichiarazioni del deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato espresse ai vari quotidiani prima e durante il negoziato, che citiamo :
1. “In collaborazione con gli amici dell’Unione Italiana – ha dichiarato Radin – ci accingiamo a formulare un accordo da esporre a quella coalizione che otterrà il placet del Presidente della Repubblica Mesić per la formazione del nuovo governo. Il documento conterrà tre punti cardine, ossia l’estensione del bilinguismo, specie a Fiume, la concessione del diritto al voto politico e a quello etnico per i connazionali e i finanziamenti per le istituzioni del nostro gruppo etnico. Se non ci sarà intesa, resterò all’opposizione” (“Il Piccolo” del 27 novembre 2007, pag. 11, “Radin: al Governo se accoglierà le nostre istanze. Le richieste: il doppio voto, più bilinguismo nel Fiumano e finanziamenti alla minoranza”);
2. “I punti cardine del mio programma, che dovrà essere accettato dal futuro mandatario se vuole avere il mio sostegno – ha dichiarato Radin ai giornalisti dopo l’incontro con Mesić – riguardano l’estensione del bilinguismo, la discriminazione positiva all’atto della votazione, ossia il diritto al voto politico ed etnico, la cogestione del territorio per i connazionali e lo stanziamento dal bilancio statale di mezzi finanziari adeguati alle istituzioni dell’etnia” (“Il Piccolo” del 30 novembre 2007, pag. 13, “Radin da Mesić: estendere il bilinguismo. Il capo dello Stato croato ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni di domenica scorsa”);
3. “Infine Radin ha confermato che se non saranno approvati i punti fondamentali dell’accordo comune stabilito fra le minoranze, andrà all’opposizione… I punti fondamentali sono sette, tra cui l’applicazione del diritto al doppio voto per gli appartenenti alle minoranze, l’estensione del bilinguismo con particolare attenzione all’amministrazione e agli enti statali, la proporzionalità nell’assunzione di quadri nell’apparato statale, ossia che i gruppi etnici siano adeguatamente rappresentati in queste sedi, ecc.” (“Il Piccolo” dell’11 dicembre 2007, pag. 13, “Radin: nel Governo se accetta le nostre richieste. Il premier uscente Sanader incassa, dopo quello dei contadini e dei social-liberali, anche l’appoggio del partito dei pensionati e del deputato dei Rom. Tra i punti più qualificanti quello del doppio voto e l’estensione del bilinguismo”).
Il deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato, sin dall’elezione (quinta elezione consecutiva), poneva il “doppio voto” quale “condicio sine qua non” per poter esprimere il proprio appoggio al nuovo Governo croato. Ed invece, dopo i negoziati, egli ha sottoscritto un Accordo di programma con una formulazione di compromesso che non promette la realizzazione del “doppio voto”, incluso invece nel suo Programma elettorale. Nulla di strano, in quanto l’incoerenza del personaggio in questione non ci risulta un’eccezione, bensì  una prassi molto spesso praticata; ci si adegua alla situazione, per pragmaticità naturalmente e nell’interesse generale, mica per opportunismo e interesse personale (sic!). Va anche rilevato che sul negoziato tra Radin e Sanader si è espressa la Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, in due occasioni: alle sue sedute tenutesi il 18 dicembre 2007 a Verteneglio e l’8 gennaio 2008 a Fiume. L’esito di tali riunioni è stupefacente : “l’esecutivo ha formulato un forte e pieno sostegno a Furio Radin per quanto fatto finora e gli ha espresso totale fiducia per la sua azione politica futura” e “la Giunta esecutiva dà pieno appoggio al deputato Radin, invitandolo al contempo a proseguire le trattative e concluderle” ovvero “l’Unione Italiana, è stato detto da Maurizio Tremul, rispetterà le decisioni del deputato al quale spetterà la scelta se sostenere oppure no il futuro governo croato”. L’unanimismo nell’ambito della Giunta esecutiva è diventato ormai un imperativo oltre ad esserne il tratto distintivo in seguito alle ultime elezioni nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana.
Sostenere che il presente accordo (per il mandato 2007-2011) è in ogni caso migliore rispetto a quello precedente (2003-2007) è molto arduo, visto che nel medesimo viene previsto soltanto che si discuterà in merito al “doppio voto” entro i prossimi due anni senza pregiudicarne l’esito. Sta di fatto che sulla questione si sono espressi quasi tutti i soggetti politici rilevanti e cioè :
- per il mandatario-premier, “al momento – per quanto riguarda le modalità di attuazione del diritto di voto da parte degli appartenenti alle comunità nazionali – non cambia nulla, ma abbiamo concordato di affrontare la questione nella prima metà del mandato il che rappresenta un compromesso accettabile sia per le minoranze sia per l’HDZ”, ricordando che “il riconoscimento del diritto al voto aggiuntivo non rientra tra le questioni accettabili per l’HDZ a priori” (“La Voce del Popolo” 4 gennaio 2007, “Sanader firma l’accordo con le etnie. Raggiunto compromesso sulla discriminazione positiva. Martedì a Fiume riunione urgente della Giunta esecutiva dell’UI”);
- per il parlamentare bosniaco, Šemso Tanković, e quello ungherese, Deneš Šoja, le esigenze delle loro rispettive minoranze sono più importanti del doppio voto (“La Voce del Popolo” del 21 dicembre 2007, pag. 4, “I deputati delle etnie avviano i negoziati. Primo incontro ufficiale con Ivo Sanader”);
- per il mediatore dell’HSS Božidar Pankretić i “contadini”, in questo contesto, “si astengono”;
- per Ivan Čehok (HSLS), l’appoggio alle richieste di tutela dei diritti delle minoranze nazionali non deve sottintendere la “discriminazione positiva” nel diritto di voto delle stesse minoranze, ma queste devono avere spazio nel Governo e battersi in questo modo per i rispettivi diritti;
- per il leader dell’HSP Anto Đapić, la richiesta del “doppio voto” è inaccettabile, precisando che i deputati minoritari non dovrebbero “essere arbitri nella composizione del Governo” e che, gli stessi, “dovrebbero appoggiare la maggioranza”, in quanto “essi vengono scelti ai sensi di una legge a parte, il che rappresenta il massimo che l’ordinamento democratico di un Paese può offrire alle minoranze… e da nessuna parte in Europa esiste una situazione tale che otto deputati minoritari possono decidere sulla maggioranza parlamentare” (“La Voce del Popolo” del 21 dicembre 2007, pag. 4, “Accordo di Governo sempre più vicino. Il presidente incaricato fiducioso sull’esito delle trattative con HSS e HSLS”).
Facendo la somma dei voti dei partiti che sono sfavorevoli o che si astengono, in fatto di “doppio voto” risulta molto difficile, improbabile che si raggiunga la maggioranza dei voti di tutti i deputati al Parlamento croato per l’approvazione delle necessarie modifiche ed integrazioni alla Legge elettorale in vigore, onde addivenire al rispetto della “discriminazione positiva” e della Costituzione croata, sebbene ci si proponga di farlo soltanto per le minoranze che non superano l’1,5% degli iscritti nell’elenco elettorale della Croazia.
Lo stesso deputato, Furio Radin ha osservato che quanto previsto dall’Accordo rappresenta un compromesso, per indicare poi che “la soluzione individuata rappresenta comunque un passo avanti rispetto alla posizione tenuta dall’HDZ fino a qui” e che trattasi di una “politica dei piccoli passi, che si rivelerà in piena luce nel corso del mandato” (“La Voce del Popolo” 4 gennaio 2007, “Sanader firma l’accordo con le etnie. Raggiunto compromesso sulla discriminazione positiva. Martedì a Fiume riunione urgente della Giunta esecutiva dell’UI”) . Noi ci permettiamo di dire che non di “politica dei piccoli passi” ma di “politica pragmatica”, di “opportunismo politico” (di carattere generale e particolare, collettivo e individuale) si tratta, da parte di ambedue gli interlocutori, ben coscienti dell’esito del compromesso raggiunto.

3. Un’applicazione coerente delle disposizioni di legge sul bilinguismo nelle unità dell’amministrazione e dell’autogoverno locali, nonché negli organi del potere statale, pubblico e in particolare quello giudiziario nelle unità di autogoverno locale i cui statuti prevedono l’uso della lingua italiana.
La “Legge sull’uso della lingua e della scrittura delle minoranze nazionali nella Repubblica di Croazia” è stata approvata dal Parlamento croato, alla sua seduta dell’11 maggio 2000, e pubblicata nella “Gazzetta ufficiale” no. 51 del 19 maggio 2000, eppure tuttora non viene pienamente applicata dagli organi del potere statale, pubblico e giudiziario nelle autonomie locali i cui statuti prescrivono il bilinguismo. Come definire uno Stato che non rispetta, non applica le leggi che approva? Di certo non può essere definito uno Stato di diritto! Dato che, nel precedente mandato, il Presidente del Governo, Ivo Sanader, non si è adoperato a far rispettare la Legge sul bilinguismo da parte degli organi statali nelle autonomie locali i cui statuti prescrivono il bilinguismo, possiamo logicamente dubitare della sua disponibilità a farlo nel rispetto del presente Accordo di programma.

4. Miglioramento del sistema di finanziamento delle associazioni e istituzioni della minoranza italiana nella Repubblica di Croazia. In particolare, le dotazioni all’Ente giornalistico-editoriale “EDIT” di Fiume verranno aumentate, nell’importo annuale, del 30%. Al medesimo Ente giornalistico-editoriale, inoltre, nel corso del 2008 verrà versata una dotazione una tantum dell’ammontare di 3 milioni di kune quale contributo al suo sanamento.
Stando all’Accordo di programma, nei prossimi 4 anni all’EDIT di Fiume verrà versato l’importo di circa 7 milioni di kune ovvero quasi 1 milione di euro. Nulla da ridire a condizione che gli ormai ingenti mezzi assicurati e devoluti a favore della Casa editrice negli ultimi anni (anche da altre fonti accanto al bilancio statale croato) vengano utilizzati/investiti al fine di creare future entrate qualora un domani non si possa più contare su mezzi aggiuntivi dipendenti dalle fortuite situazioni in cui il voto del deputato della Comunità nazionale Italiana al Parlamento croato conti o sia comunque importante per il Governo croato. Ma anche a patto che l’ottenimento dei mezzi finanziari aggiuntivi per il tramite del deputato della Comunità Nazionale Italiana non infici l’imparzialità e la responsabile, obiettiva informazione e la politica redazionale della Casa editrice; il che invece sta succedendo, e ne siamo tutti testimoni quotidianamente, purtroppo.

Per finire riteniamo opportuno riportare il penultimo capoverso dell’Accordo di programma che recita:
L’Unione Italiana si impegna di contribuire al conseguimento dell’obiettivo strategico dell’ingresso della Repubblica di Croazia nell’Unione Europea a tutti i livelli di rapporti ufficiali con le istituzioni della Repubblica Italiana e con la società civile italiana. Inoltre, con la propria attività promuoverà la collaborazione culturale, economica, politica e ogni altra forma di collaborazione tra le regioni contermini di Croazia, Slovenia e Italia. Per la realizzazione di tali progetti, la comunità nazionale italiana è concorde a offrire al Governo della Repubblica di Croazia tutti i suoi potenziali umani e istituzionali.
Ci sembra alquanto fuori luogo prescrivere in un Accordo di programma Radin-Sanader (sottoscritto dal deputato della minoranza italiana al Sabor croato e dal Presidente incaricato per la formazione del Governo croato 2007-2011 e Presidente dell’HDZ) degli impegni a nome e per conto dell’Unione Italiana, dato che la stessa non risulta firmataria dell’Accordo, a meno che la firma del deputato Radin non venga ritenuta anche quale firma del Presidente dell’Unione Italiana, visto che ricopre anche tale funzione, accanto a molte altre che ne seguiranno nei giorni successivi.
Evidentemente, nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana tutto è possibile; constatato un accumulo di cariche in poche mani, il fatto che una persona firmi atti a nome e per conto di vari soggetti, indipendentemente dai conflitti d’interesse e dai pastrocchi che il tutto può comportare e comporta, nessuno ritiene opportuno reagire per denunciare tale situazione. Forse la ragione risiede nel clientelismo che è ormai imperante nell’ambito dei vertici dell’Unione Italiana.

P.S. E dopo la cerimonia solenne di sottoscrizione dell’Accordo di programma, definita “intima”, “senza stress” da Graziano Musizza e “molto cordiale”, “significativa” (per l’avvenuta sottoscrizione assieme ai serbi) per Maurizio Tremul, “dando tutto il credito possibile” a Furio Radin in quanto “con lui alla guida riusciremo a fare molto di più di quanto fatto finora” (anche se è lui ad esserci già da 16 anni!), come sostenuto da Orietta Marot, non ci rimane che concludere con Agnese Superina e la sua invocazione HDZ-iana “Andiamo avanti!”. In quale direzione, non importa.

 
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