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Elezioni parlamentari in Croazia : dati sconfortanti e preoccupanti per la Comunità Nazionale Italiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Lunedì 10 Dicembre 2007 00:00

I dati della Commissione elettorale statale sulle elezioni parlamentari in Croazia, tenutesi il 25 novembre u.s., per quanto riguarda la Comunità Nazionale Italiana (ma anche le altre comunità nazionali) risultano parziali, incompleti essendo stato attuato un procedimento specifico nei confronti degli appartenenti alle minoranze nazionali investiti dall’opportunità di scegliere tra il diritto di esprimere un voto “etnico” (per il seggio specifico prescritto per gli Italiani al Parlamento croato) e il diritto di esprimere un voto “politico” (per la lista di candidati dei vari partiti politici o di liste di candidati indipendenti, ovvero alla pari della maggioranza della popolazione croata).

Agli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana che si sono recati alle urne veniva posto il quesito da parte della Commissione elettorale se volevano esprimere un voto “etnico” oppure un voto “politico”, e qualora la scelta espressa risultava per il voto “etnico” questi rimanevano evidenziati e conteggiati nell’apposito elenco elettorale specifico della Comunità Nazionale Italiana, mentre qualora la scelta espressa risultava per il voto “politico” questi venivano invitati a convalidare con la propria firma la rinuncia al voto “etnico” e conseguentemente venivano detratti dall’elenco elettorale specifico della Comunità Nazionale Italiana e inclusi, aggiunti nell’elenco elettorale generale ovvero della maggioranza della popolazione croata per esercitare il diritto al voto “politico”. Un’operazione di smistamento degli aventi diritto al voto – appartenenti alle minoranze nazionali da un elenco elettorale all’altro che inevitabilmente oltre ad essere discriminatoria (in quanto permette alla Commissione elettorale nei vari seggi e a tutti gli altri organi coinvolti nel procedimento elettorale di vedere l’opzione effettuata di ogni singolo appartenente alla minoranza nazionale) va ad incidere anche sui risultati che conseguentemente se ne ricavano sull’affluenza alle urne e sulle percentuali dei voti ottenuti dai vari candidati che si sono presentati all’elezione per i seggi specifici.
Per prendere visione e poter analizzare in modo completo l’elezione del rappresentante al seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato risulta fondamentale sapere quanti sono gli iscritti nell’elenco elettorale specifico, particolare della Comunità Nazionale Italiana e quanti elettori appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana hanno preferito esercitare il diritto al voto “politico”, quanti il diritto al voto “etnico” e quindi trarre le dovute considerazioni tenuto conto dei risultati conseguiti dai vari candidati presentatisi all’elezione. Il dato ufficiale relativo al numero degli iscritti nell’elenco elettorale specifico della Comunità Nazionale Italiana non ci risulta disponibile. Infatti, la Commissione elettorale statale ha dichiarato soltanto di aver preparato e distribuito 589.500 schede elettorali per tutti gli appartenenti alle minoranze nazionali in Croazia per l’elezione dei loro rappresentanti nella XII circoscrizione elettorale particolare. Ma, indipendentemente da ciò, si può giungere a tale dato grazie alle elezioni per i Consigli e i Rappresentanti delle minoranze nazionali in Croazia, che si sono tenute il 17 giugno 2007. Stando a tali dati, rilevati 5 mesi prima della consultazione elettorale parlamentare, il numero degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana iscritti nell’elenco elettorale specifico risulta essere di 16.589 elettori. Un dato che probabilmente ha subito delle variazioni ma che dovrebbero essere di portata insignificante a distanza di 5 mesi. Partendo da tale dato si può desumere la seguente tabella :

No. degli iscritti nell’elenco elettorale specifico della CNI

No. degli elettori-appartenenti alla CNI rilevati dalle Commissioni elettorali

No. degli elettori che hanno esercitato il diritto al voto “politico”

16.589

11.230

5.359

 

No. degli elettori che hanno
esercitato il diritto al voto “etnico”

No. degli elettori che non si sono recati alle urne

 

4.808

6.422

No. delle schede rilevate

 

4.803

Schede valide

Schede nulle

4.703

100

Candidati – voti

 

Furio Radin

Denis Stefan

Lucio Slama

4.177

275

251

E’ sulla base di tutti i dati riportati nella tabella che andrebbe fatta una seria analisi per poter capire l’opinione e l’espressione di (s)fiducia degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana nei confronti dei candidati (al seggio specifico e non) e della politica in generale in Croazia.
Va comunque sottolineato che dei 16.589 iscritti nell’elenco elettorale specifico della Comunità Nazionale Italiana in Croazia:
-6.422 elettori (il 38,71%) non si sono recati alle urne;
-5.359 elettori (il 32,31%) hanno ritenuto opportuno esercitare il diritto al voto “politico” (per le liste dei partiti o le liste dei candidati indipendenti);
-4.808 elettori (il 28,98%) hanno ritenuto opportuno esercitare il diritto al voto “etnico” (per il seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato).
Considerati i numerosi appelli dell’Unione Italiana a votare da italiani per il proprio seggio specifico, si può dire che una considerevole parte degli italiani (iscritti anche all’Unione Italiana) non ne ha tenuto conto, non recandosi alle urne oppure decidendo di esercitare il diritto al voto “politico” (la somma delle due categorie risulta di 11.781 elettori ovvero del 71,02%), ed in merito qualcuno dovrebbe porsi il quesito dei vari perché, delle ragioni, delle argomentazioni effettive che hanno determinato una tale elevatissima percentuale. Il dato è sconfortante e preoccupante, e come tale va tenuto in debito conto. Insomma, ci si dovrebbe chiedere : come mai ben 5.359 appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana hanno preferito esercitare il diritto al voto “politico”? Ma soprattutto, come mai ben 6.422 appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana hanno ritenuto superfluo andare a votare e quindi hanno rinunciato al loro diritto di esprimere un qualsiasi voto, sia esso “politico” oppure “etnico”? Tra le varie ragioni che hanno determinato l’astensionismo o la rinuncia all’esercizio del diritto al voto “etnico” vanno sicuramente enumerate : la disaffezione, il disinteresse, l’insoddisfazione, la delusione, la sfiducia, la mancanza di scelta, ecc.
Nel presente testo, non è nostra intenzione esporre le nostre considerazioni, argomentazioni, ma per ora vogliamo limitarci soltanto a presentare dei dati.
L’affluenza alle urne da parte degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana (indipendentemente che si tratti del voto “etnico” o di quello “politico”) risulta del 61,29%; mentre l’affluenza alle urne rilevata dalla Commissione elettorale statale risulta del 42,81%, dato che ha tenuto conto solo e soltanto dei dati risultanti escludendo quelli relativi all’esercizio del diritto al voto “politico”, che naturalmente incidono notevolmente.
In merito ai voti ottenuti dai tre candidati al seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana (Furio Radin – 4.177, Denis Stefan – 275 e Lucio Slama – 251) questi non vanno visti soltanto nell’ottica della Commissione elettorale statale, e cioè prendendo in considerazione soltanto il numero degli elettori che hanno esercitato il diritto al voto “etnico” arrivando di conseguenza a sostenere, come fatto da “La Voce del Popolo”, che si è trattato di un voto “plebiscitario” a favore del candidato Furio Radin. Certamente, se i calcoli vengono fatti così come impostato dalla Commissione elettorale statale, i 4.177 voti ottenuti dal candidato Furio Radin corrispondono all’88,82%, ma tale percentuale risulta su un totale di 4.703 schede elettorali valide ovvero di votanti che hanno esercitato il loro diritto al voto “etnico”. Se vogliano tener conto di tutti gli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana e di tutti i dati sopra riportati allora dobbiamo anche rilevare che i 4.177 voti ottenuti dal candidato Furio Radin corrispondono :
-al 41,08% del numero degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana che sono andati a votare, indipendentemente se usufruendo del voto “politico” oppure del voto “etnico” (ovvero di 10.167 elettori);
-al 25,18% del numero complessivo degli iscritti nell’elenco elettorale specifico della Comunità Nazionale Italiana.
Conseguentemente, l’88,82% sbandierato quale voto “plebiscitario” si scioglie come neve al sole tenuto conto dei dati complessivi, ovvero si dimezza se rapportato a tutti coloro che comunque si sono recati alle urne e si riduce al 25% del numero complessivo degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana aventi diritto al voto, il che, ci permettiamo di dire, legittima ben poco o meglio non in modo “rigoroso” il rappresentante della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato, come sostenuto e voluto dall’Unione Italiana. Ma, sembra che per l’Unione Italiana e per il deputato uscente e rientrante per la quinta volta consecutiva al Parlamento croato tali dati non preoccupino, in quanto anche con una manciata di voti sarebbero pur sempre contenti di continuare a ricoprire le funzioni che da oltre 16 anni ricoprono, trasformando la loro funzione in professione, indipendentemente dal sempre più esiguo numero di preferenze elettorali che riescono a racimolare in modo tutt’altro che corretto e indipendentemente dal sempre più marcato astensionismo e dalla sempre più evidente disaffezione degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana alle elezioni sia parlamentari che dell’Unione Italiana. Il tutto condito con il silenzio stampa da parte de “La Voce del Popolo”, l’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia e Slovenia.

 
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