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Un sostegno gratificante PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Venerdì 30 Novembre 2007 00:00

Sono 11.230 gli elettori-appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana in Croazia. Alla consultazione elettorale per il seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato hanno partecipato 4.808 aventi diritto al voto (il 42,81%), risultano 4.803 le schede elettorali di cui 4.703 valide e 100 nulle. I risultati sono i seguenti :
-Furio Radin 4.177 voti, ovvero l’88,82%,
-Denis Stefan 275 voti, ovvero il 5,85%, e
-Lucio Slama 251 voti, ovvero il 5,34%.

Il deputato uscente, Furio Radin, è stato riconfermato dai connazionali con un voto che potremmo definire “bulgaro”. Nulla di strano, anzi in sintonia con le nostre aspettative, inclusa una diminuzione dei consensi elettorali. La vittoria del deputato uscente è la vittoria dell’Unione Italiana e de “La Voce del Popolo” : l’Unione Italiana in quanto ha continuato anche in questa tornata elettorale parlamentare a fungere da base logistica per Furio Radin, investendo personale, informazioni, mezzi finanziari e “peso” politico e finanziario; mentre “La Voce del Popolo” lo ha fatto continuando ad operare con una politica redazionale “parziale”, servile e servizievole nei confronti di Furio Radin. Ma così facendo, sia l’Unione Italiana che la Casa editrice EDIT, non operano in conformità alle norme, ai principi e ai valori fondamentali per l’affermazione e lo sviluppo di un sistema democratico nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana. Ciò riguarda soprattutto “La Voce del Popolo”, l’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia e Slovenia, avendo presente che l’informazione sta alla base di un sistema democratico, è essenziale per l’affermazione e lo sviluppo di una società democratica. In questi ultimi anni, fornendo informazioni parziali, sottacendo fatti e malefatte, la politica redazionale de “La Voce del Popolo” ha dimostrato di infischiarsene altamente del ruolo a cui è chiamata e al quale dovrebbe adempiere nell’interesse della e per la Comunità Nazionale Italiana. E’ molto più importante operare nell’interesse di coloro che assicurano mezzi finanziari dai vari bilanci statali che non nell’interesse generale di tutti i connazionali in Croazia e Slovenia. Ma la responsabilità per le loro azioni va lasciata alle loro coscienze, a quella del caporedattore responsabile, in primo luogo, e a quelle dei giornalisti, in secondo luogo. A proposito, chi si ricorda di almeno un articolo, un intervento, un commento critico nei confronti dell’operato del deputato Furio Radin apparso su “La Voce del Popolo” o su qualche altra edizione dell’EDIT? 
Ma vediamo il suo percorso elettorale dal 1992 al 2007.

Anno

No. elettori

No. votanti (%)

Schede valide (%)

Schede nulle (%)

Furio Radin

voti

% dei voti validi

% del no. degli elettori

1992

9.590

7.273 (75,84%)

-

-

4.024

55,33

41,96

1995

17.439

10.418 (59,74%)

10.143 (97,36%)

275 (2,64%)

8.609

84,88

49,36

2000

10.704

6.819 (63,71%)

6.529 (95,75%)

290 (4,25%)

5.152

78,91

48,13

2003

12.520

6.051 (48,33%)

5.849 (96,66%)

202 (4,25%)

4.669

79,83

37,29

2007

11.230

4.808 (42,81%)

4.703 (97,92%)

100 (2,08%)

4.177

88,82

37,19

Cosa si può desumere dai dati riportati nella tabella? Innanzitutto va rilevato che l’affluenza alle urne sta diminuendo di elezione in elezione e le ragioni sono sicuramente varie. Sta di fatto che ormai meno della metà degli aventi diritto al voto usufruiscono di tale diritto. Ne consegue che, chi poi viene eletto (che è sempre la stessa persona) rappresenta un numero e quindi una percentuale sempre più esigua del numero totale degli elettori e un numero e quindi una percentuale sempre più alta del numero dei votanti (dato che poi vanno a votare soltanto gli amici, parenti, conoscenti, colleghi interessati, opportunisti, ecc.). I voti conseguiti da Furio Radin sono in costante diminuzione dal 2000 in poi. Di elezione in elezione diminuiscono di quasi 500 preferenze. Il risultato “bulgaro” sta certamente a significare qualcosa che non va, in quanto in ogni sistema elettorale democratico i risultati “bulgari” di certo non sono presenti. Sarà, forse, perché i candidati in partenza non dispongono delle medesime condizioni per poter gareggiare in modo corretto? Sarà perché qualcuno (sempre la stessa persona) parte sempre avvantaggiato? Con elenchi elettorali a disposizione per inviare ad ogni singolo connazionale lettere, inviti, foto e programma, con l’Unione Italiana e le Comunità degli Italiani a disposizione come logistica, con mezzi finanziari dell’Unione Italiana e dello Stato, con il supporto dell’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia, con l’appoggio politico-partitico a carattere finanziario e non, con manifesti mega e mini? Chissà? Certo, ha ragione il deputato uscente quando sostiene (“La Voce del Popolo” del 27 novembre 2007) che per lui il risultato delle elezioni è “un sostegno gratificante” dato che tale sostegno gli assicura una gratifica di deputato pari a circa 50.000,00 kune al mese.
Ma, sarà proprio come dice lui e cioè che “una simile percentuale al quinto mandato, sta a significare che qualcosa è stato fatto”? E che “ciò gli dà una responsabilità maggiore per il futuro”, che “non è sicuramente demagogico affermare che nella prossima legislatura le sfide da affrontare saranno ancora più grandi”, che “vi sarà da lavorare per quanto riguarda l’attuazione del bilinguismo e non soltanto nei comuni e nelle municipalità a statuto bilingue, ma anche in quelli che tali non sono come Fiume”, che “sarà necessario operare affinché l’uso ufficiale e paritetico della lingua italiana, ovvero il bilinguismo si faccia strada non solo a livello delle autonomie locali, ma anche e soprattutto negli enti pubblici e nelle municipalizzate”. Come mai, se il risultato elettorale sta a significare che qualcosa è stato fatto nei precedenti 4 mandati? Allora se qualcosa è stato fatto, e molto c’è ancora da fare non si spiega il ragionamento. In 4 mandati (nei precedenti 16 anni) si è fatto qualcosa, ma molto di più verrà fatto nel quinto mandato (nei prossimi 4 anni)?

E poi, bellissima la dichiarazione in merito al negoziato politico che segue per la formazione del nuovo Governo. Furio Radin ha sottolineato che il “tavolo di negoziato, per quanto lo riguarda, non è stato ancora aperto” e che “non intende avviare ufficialmente alcun tipo di negoziato prima di avere approntato assieme all’Unione Italiana il documento per giungere all’accordo”, e cioè con se stesso dato che ricopre la funzione di Presidente dell’Unione Italiana. Siamo convinti che riuscirà a concordare il testo del negoziato tra lui e se stesso.
 
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