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Morto un Papa, se ne fa un altro PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Martedì 07 Luglio 2009 12:34
grandi amici“Morto un Papa, si fa un Papa e un Cardinale”. È una frase che conferma la continuità nella guida della Chiesa. Infatti, appena muore un pontefice, di norma viene eletto papa un cardinale, che a sua volta viene sostituito da un altro. L’espressione viene comunemente usata per evidenziare che nella vita nessuno è indispensabile e insostituibile. È ciò che è avvenuto nella vita politica della Croazia in questi giorni. La sostituzione di un Governo, con a capo Ivo Sanader, con un nuovo Governo, con a capo Jadranka Kosor, è avvenuta in un tempo record, in ben cinque (5) giorni!
Il 1° luglio 2009, Ivo Sanader ha rassegnato le proprie dimissioni sia da capo del Governo sia da presidente dell’HDZ (Comunità democratica croata), decidendo di ritirarsi dalla vita politica e adducendo motivi “personali” (senza specificare le motivazioni concrete). Come riporta “La Voce del Popolo” del 4 luglio 2009, nell’articolo “Le dimissioni un contributo all’europeizzazione del Paese. Ivo Sanader spiega le ragioni della sua decisione”, egli ha dichiarato, citiamo:
-“La mia decisione è un contributo al processo di europeizzazione del Paese. Proprio come avvenuto in occasione del passaggio dei poteri nel 2000 e nel 2003 anche adesso emergerà in modo chiaro un dato di fatto: in Croazia nessuno è insostituibile. I cambiamenti al vertice delle élite politiche nazionali non provocano conseguenze drammatiche”;
-“L’opinione pubblica ha contrastato ogni misura volta al risparmio, ha dimostrato incomprensione nei confronti di ogni tentativo fatto per cercare di ridurre la spesa. Forse, il mio ritiro contribuirà alla comprensione della realtà dei fatti e all’apertura nei confronti di quelle riforme radicali delle quali abbiamo bisogno”;
-“La mia decisione è anche una protesta contro l’atteggiamento inaccettabile assunto nei confronti della Croazia. Credo che sia stata uno choc anche per i politici europei che ora saranno costretti a confrontarsi con le conseguenze del proprio comportamento nei nostri confronti, un comportamento non in sintonia con i principi che animano l’Unione europea”.
Dichiarazioni queste che non hanno fatto chiarezza sui reali motivi dell’abbandono, ma che a tutt’oggi hanno contribuito a creare ulteriori speculazioni, puntualmente smentite, e che vanno da motivazioni di salute a un presunto “golpe” della corrente di destra dell’HDZ. Insomma, un mistero che è rimasto e che probabilmente rimarrà tale anche in futuro.
Il 2 luglio 2009, il Parlamento croato ha accolto a stragrande maggioranza le dimissioni del premier Ivo Sanader, che non si è degnato nemmeno di presenziare alla seduta. Parere favorevole è stato espresso da 118 deputati, si sono astenuti due parlamentari del Partito popolare, mentre ha votato contro l’indipendente Dragutin Lesar.
Il 3 luglio 2009, il presidente della Repubblica di Croazia, Stjepan Mesić, concluse le consultazioni di rito, ha affidato a Jadranka Kosor il mandato per la costituzione del nuovo Governo.
In riferimento alla situazione venutasi a creare (stando a “La Voce del Popolo” del 2 luglio 2009, “La CNI ora si trova senza un accordo con il Governo. Le reazioni delle etnie e delle forze politiche” e del 4 luglio 2009, “A Jadranka Kosor l’incarico di formare il nuovo Governo. Il capo dello Stato, Stjepan Mesić ha rotto gli indugi”) in seguito alle dimissioni di Ivo Sanader:
-il presidente dell’SDP (Partito social-democratico della Croazia), Zoran Milanović ha dichiarato che: “La Croazia ha bisogno di una nuova consultazione elettorale che dia legittimità politica al potere. Il voto di fiducia al nuovo governo e al nuovo mandatario non è soltanto una questione tecnica. Si tratta di una questione politica di enorme rilievo. Questa fiducia era stata conferita all’oramai ex premier Ivo Sanader dall’elettorato, ma questo legame si è spezzato quindi è necessario ridare voce all’elettorato, è necessario sentire l’opinione degli elettori perché altrimenti il tutto si ridurrà a una semplice farsa. Il vertice dell’SDP è unanime nel ritenere che la parola debba tornare agli elettori”;
-Damir Kajin (IDS – Dieta Democratica Istriana) ha affermato di essere favorevole a ridare la parola agli elettori e che “il Paese è sull’orlo del baratro sia per quanto riguarda le condizioni economiche sia per quanto concerne quelle previdenziali e sociali”, ritenendo le dimissioni di Sanader una “vergognosa fuga”, mentre Ivan Jakovčić (IDS-DDI) ha sottolineato che: “la posizione della DDI è stata chiara negli ultimi due anni e lo sarà anche nei prossimi due”;
-Vladimir Šišljagić dell’HDSSB (il partito di Branimir Glavaš) ha annunciato che il loro schieramento non darà appoggio all’Esecutivo di Jadranka Kosor, ritenendo necessarie le elezioni anticipate;
-i leader del Partito popolare, Radimir Čačić e Vesna Pusić hanno ribadito che l’HNS non voterà a favore di Jadranka Kosor, in quanto “nessun governo HDZ, a prescindere chi sia il presidente incaricato, non ha legittimità. L’Accadizeta ha vinto le elezioni con Sanader alla testa, mentre ora lo stesso Sanader ha abbandonato la nave che sta affondando; Radimir Čačić ha accusato Sanader di “codardia” e stigmatizzato che “la scelta del premier dimissionario è ingiustificabile” perché “un leader che ha dato un contributo decisivo al collasso del sistema economico e del funzionamento dello stato di diritto non deve e non può abbandonare la nave che affonda”; Vesna Pusić ha rilevato che: “dopo quanto successo il Paese deve tornare alle urne perché il governo che sta prendendo forma in queste ore con gli stessi partner di coalizione e con la premier potrà essere soltanto un governo temporaneo a breve scadenza”;
-i partner di coalizione (HSS – Partito contadino croato e HSLS – Partito croato social-liberale) hanno sottoscritto la candidatura di Jadranka Kosor a capo del governo e confermato che “la coalizione tiene”, richiedendo di procedere speditamente con le riforme;
-Silvano Hrelja dell’HSU (Partito croato dei pensionati) ha annunciato di aver dato la firma di sostegno a Jadranka Kosor a condizione che “i risultati ottenuti a difesa dei diritti dei pensionati siano mantenuti”, però non escludendo che si possa andare alle elezioni anticipate vista la difficile situazione economica che il Governo si troverà ad affrontare fin da subito;
-Šemso Tanković, deputato della minoranza bosniaca, ha confermato di aver espresso il suo sostegno alla formazione di un Governo guidato da Jadranka Kosor;
-Anto Đapić dell’HSP (Partito croato del diritto), pur confermando che il deputato del suo partito, Danijel Srb, ha dato la sua firma a sostegno di Jadranka Kosor, ha annunciato che “ciò non significa che abbiamo coalizzato. Non sosterremo – ha affermato –, il suo Governo”;
-i tre deputati dell’SDSS (Partito dei serbi), la deputata dei cechi Zdenka Čuhnil e il deputato degli italiani Furio Radin, prima di esprimere in modo definitivo il proprio “sì” a Jadranka Kosor, hanno chiesto di analizzare lo stato delle cose relativo agli accordi firmati a inizio mandato, riaprendo la riflessione in merito al diritto di voto aggiuntivo per gli appartenenti alle minoranze;
-gli altri deputati delle minoranze, Nazif Memedi, Denes Šoja e Šemso Tanković hanno espresso e sottoscritto un supporto incondizionato a Jadranka Kosor.
Quali le dichiarazioni del deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato? Le riportiamo integralmente:
-“Queste dimissioni arrivano in un momento particolarmente difficile per la Croazia che si trova in una crisi economica profonda. Sono rimasto molto sorpreso anche per il fatto che mi trovo all’estero (in Lituania, dove si trova per assistere ai lavori dell’assemblea generale dell’OSCE), ma anche i miei interlocutori in Croazia sono rimasti scioccati dal modo scelto per annunciare queste dimissioni, che sono importantissime in quanto Sanader si è dimesso sia da capo del Governo sia da presidente dell’HDZ, annunciando al contempo che non intende correre per la Presidenza della Repubblica. A questo punto la Comunità Nazionale Italiana si trova praticamente senza un accordo programmatico con il governo perché – ha spiegato –, il documento era stato firmato con il candidato premier Ivo Sanader. Ritengo – ha aggiunto –, che in un momento così difficile tutti dovremo avere un atteggiamento responsabile. Vedo che i miei colleghi deputati delle minoranze hanno già firmato la candidatura di Jadranka Kosor a premier. Personalmente non mi pronuncio sulla candidatura perché – ha detto Radin –, in un Paese democratico le consultazioni devono essere fatte dal presidente della Repubblica. Al momento sono possibili, infatti, tutte le soluzioni, sia quella che prevede il ricorso alle elezioni anticipate sia quella che verte sulla continuità di governo. Quest’ultima, però, credo non abbia le basi programmatiche per essere sostenuta: ritengo, infatti, che gli accordi programmatici vadano rimessi sul tavolo. In questo momento bisogna discutere e parlare e non fare finta che non sia successo niente. Quindi, per quanto mi riguarda, per quanto riguarda la CNI, bisognerà discutere innanzitutto con l’Unione Italiana e poi anche con i nostri partner politici a livello locale, perché – ha precisato –, sono questi ultimi che ci hanno sempre dato sostegno per le nostre istanze più profonde e sentite. Poi, visto che a priori non sono contrario a nessuna soluzione, non escludo sia possibile confermare lo stesso accordo, ma con garanzie diverse, garanzie che fino a qui non ci sono state. Tornando alla decisione presa da Sanader, al di là di tutti i disaccordi, rimane lo stupore per le sue dimissioni e – ha concluso –, per la strana procedura di candidatura del nuovo premier” (“La Voce del Popolo” del 2 luglio 2009, “La CNI ora si trova senza un accordo con il Governo. Le reazioni delle etnie e delle forze politiche”);
-“Non ho apposto una delle 83 forme a sostegno della candidatura di Jadranka Kosor a capo del governo – ha confermato Radin al termine dell’incontro con Mesić. Al momento rimango in attesa di essere contattato dalla signora Kosor per avviare una consultazione in merito all’accordo di programma che – ha ricordato –, ho firmato con l’allora candidato premier Ivo Sanader. Mi aspetto che questo incontro ci sia prima del dibattito sulla fiducia in Parlamento perché l’accordo va analizzato. A questo punto va riaperta la discussione in merito ai suoi contenuti, va fatto il punto della situazione, va chiarito quanto è stato realizzato e quanto resta ancora da fare. Eventualmente – ha proseguito Radin –, il testo potrebbe venir modificato. Non bisogna poi dimenticare che vanno previste adeguate garanzie relative alla sua attuazione né che il documento deve recare in calce la firma del nuovo premier incaricato, anche questa a titolo di garanzia. La possibilità di addivenire a un accordo tra Radin e la candidata indicata al momento, quindi, non va esclusa, ma devono sussistere le condizioni necessarie. Lo ha confermato lo stesso Radin precisando, però, che “è esclusa la possibilità che si arrivi a una firma ‘in bianco’, in quanto questo è il momento di dialogare” (“La Voce del Popolo” del 4 luglio 2009, “Le etnie chiedono di riaprire la discussione sugli accordi di programma. Il capo dello Stato, Stjepan Mesić ha affidato l’incarico di formare l’Esecutivo a Jadranka Kosor dopo aver incontrato i leader delle forze politiche”);
-“Le etnie sono consapevoli della situazione nella quale versa il Paese, della difficilissima congiuntura determinata dalla crisi. Si tratta di un contesto che vede le minoranze, che proprio in quanto tali sono più vulnerabili, in una situazione particolarmente difficile. Gli appartenenti alle minoranze sono in un contesto di questo tipo doppiamente penalizzati, lo sono sia come cittadini sia come minoranza, ma ciò non significa che le etnie rinunceranno a veder realizzate le loro richieste, né che sono disposte ad accettare situazioni che potrebbero mettere in pericolo il mantenimento della loro identità. È per questo motivo che l’accento viene posto sull’attuazione dei punti previsti negli accordi di programma, accordi che dovranno essere firmati dalla premier incaricata, perché è con la firma di questi documenti che Jadranka Kosor assumerà gli obblighi in questi previsti, ed è con questa che accetterà il rispetto dei termini previsti. Le crediamo anche perché è una donna e perché in quanto tale è più affidabile e più precisa di molti uomini. In noi avrà dei collaboratori, ma anche dei critici e in alcuni casi degli oppositori. Non tollereremo un atteggiamento nel quale sarà possibile ravvisare la volontà di guadagnare tempo. A un atteggiamento del genere abbiamo assistito in passato e il risultato è che dopo sei anni contraddistinti dal vincolo di fiducia tra gruppo delle minoranze nazionali e il Governo molti problemi rimangono irrisolti: c’è ancora molto da fare in tema di bilinguismo, di uso paritetico delle lingue delle minoranze nazionali rispetto al quale non soltanto non sono stati fatti passi avanti, bensì in alcuni casi abbiamo persino assistito a un’involuzione: a Daruvar, ma anche in alcune località in Istria. Sul tavolo rimane anche la questione del rientro dei profughi e, soprattutto, è ancora in attesa di una soluzione la questione della discriminazione positiva prevista nell’articolo 1 dell’accordo. Si tratta di una soluzione che va trovata in tempi stretti perché il tempo stringe, rimangono ancora sei mesi di tempo per risolvere il problema, quindi, non riteniamo adeguate le proposte che puntano all’organizzazione di tavole rotonde o sui consigli degli esperti. Non bisogna dimenticare che la Costituzione ha già risolto il problema della discriminazione positiva, prevedendola come un diritto delle etnie. Noi dobbiamo soltanto trovare l’accordo politico” (“La Voce del Popolo” del 7 luglio 2009, “Al Governo l’appoggio condizionato delle minoranze. Furio Radin interviene al dibattito sulla fiducia all’Esecutivo a nome del gruppo parlamentare delle comunità nazionali”).
Il 4 luglio 2009, al 13° Congresso nazionale dell’Accadizeta sono stati eletti all’unanimità:
-Ivo Sanader alla funzione di presidente onorario dell’HDZ,
-Jadranka Kosor alla funzione di presidente del Partito, e a suo sostituto Darko Milinovic, mentre Božidar Kalmeta, Ivan Šuker, Andrija Hebrang, Ivan Jarnjak, Vladimir Šeks e Petar Čobanković sono stati nominati alla funzione di vicepresidenti.
Il 5 luglio 2009, Jadranka Kosor, quale presidente del Governo, e i membri del nuovo Governo da lei proposti hanno ottenuto la fiducia del Parlamento croato (con 83 voti “favorevoli” e 45 “contrari”, essendo presenti alla seduta 128 dei complessivi 153 deputati). Il Governo sarà composto dai seguenti membri: la presidente, Jadranka Kosor (HDZ); i vicepresidenti Damir Polančec (HDZ), Božidar Pankretić (HSS), Đurđa Adlešič (HSLS) e Slobodan Uzelac (SDSS); i membri Gordan Jandroković, Ivan Šuker, Branko Vukelić, Tomislav Karamarko, Ivan Šimonović, Božidar Kalmeta, Darko Milinović, Božo Biškupić, Marina Matulović Dropulić, Damir Bajs, Radovan Fuchs, Tomislav Ivić, Davorin Mlakar, Bianca Matković e Petar Čobanković.
Il deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato, Furio Radin, con il proprio voto ha espresso il suo sostegno alla nuova presidente del Governo e al Governo “in toto”. Anche se, nei giorni precedenti, ha dichiarato che non esclude “che sia possibile confermare lo stesso accordo, ma con garanzie diverse, garanzie che fino a qui non ci sono state”, alla fin fine ha espresso la sua fiducia al neo-Governo dopo aver ottenuto soltanto la dichiarazione scritta da parte della nuova premier del Governo croato, Jadranka Kosor, con la quale si assume gli obblighi derivanti dall’accordo programmatico sottoscritto precedentemente dai deputati delle minoranze nazionali con l’allora mandatario ed oggi ex-premier Ivo Sanader; quindi, senza essere riuscito ad ottenere alcune “garanzie diverse, garanzie che fino a qui non ci sono state”.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Luglio 2009 14:36
 
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