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Nell’ambito dell’Unione Italiana l’ipocrisia è ormai imperante PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Giovedì 19 Novembre 2009 15:34
Può essere nascosta nelle parole, nei comportamenti, nel modo di essere, nel carattere, nel DNA. Nei casi peggiori infetta tutto, ma proprio tutto. Trattasi di ipocrisia! Non solo un comportamento, ma una vera e propria malattia. Il significato della parola “ipocrisia” riportato nel vocabolario della lingua italiana Zingarelli è il seguente: “simulazione di buone qualità o di buoni propositi attraverso azioni o atteggiamenti falsamente virtuosi, per ingannare qualcuno o per ottenerne i favori”. Il termine ipocrisia indica l’incoerenza voluta tra azioni svolte e valori enunciati tacitamente o esplicitamente. Per ipocrita si definisce la persona che afferma una determinata idea e poi si comporta in una maniera contradditoria ad essa.
Nell’ambito dell’Unione Italiana, e specificatamente nel “vertice” dirigenziale l’ipocrisia è ormai imperante. Gli esempi sono innumerevoli, e negli ultimi anni stanno aumentando in modo esponenziale. Come giustamente sostiene Raffaele Scarpone (nell’articolo “La politica, l’ipocrisia, gli ipocriti”, pubblicato ne “Il meridiano” del 4 giugno 2009) “con l’ipocrisia si costruiscono i sogni, si costruisce il futuro, si governano le fortune. E l’uomo ha bisogno di sogni per vivere (l’uomo è un dio quando sogna e un mendicante quando pensa, afferma Friedrich Holderlin). Più dura e svantaggiosa è la verità: crea fratture, genera sgomento, elimina astuzie. Per non essere ipocriti bisogna essere liberi. E la libertà è dura da conquistare e da vivere. Per essere liberi bisogna uscire fuori dagli schemi, dai paradigmi. In un mondo di ipocriti, chi supera gli schemi rompe gli equilibri e diventa, quasi sempre, eretico. O, comunque, presenza scomoda”. Ma ritorniamo alla “nostra” Unione Italiana. La XII seduta dell’Assemblea dell’Unione Italiana (iniziata a Fiume il 26 ottobre 2009 e riconvocata a Rovigno per il 16 novembre 2009) non si è tenuta per assenteismo (“La Voce del Popolo” del 17 novembre 2009, “L’assenza di tre soli consiglieri fa saltare l’Assemblea dell’Unione Italiana. Mancato il quorum alla sessione di Rovigno” a firma di Ilaria Rocchi). Nel resoconto giornalistico del mancato prosieguo della seduta viene riportato che, visibilmente deluso e arrabbiato, il presidente dell’Assemblea Furio Radin ha affermato che:
-“non può essere che quasi la metà dei consiglieri non sia venuta per ragioni giustificabili” (nota: non sarà mica perchè ha capito di essere messa ai margini del potere decisionale, di fungere soltanto da organo di ratifica? forse, qualcuno avrà pensato che se alcuni “personaggi” possono decidere da soli sulla distribuzione di oltre 5 milioni di euro allora possono decidere da soli, senza l’Assemblea, anche in merito a questioni di entità molto minori? oppure, dato che le sedute dell’Assemblea vengono convocate ogni 8 mesi, a tanti consiglieri probabilmente non andava bene la data di convocazione?);
-“si doveva votare una delibera sul restauro della Comunità degli Italiani di Rovigno alla quale siamo giunti dopo riunioni e incontri faticosissimi e sinceramente mi dispiace, tanto più che su Rovigno, come su Valle, ho impegnato molto tempo e molte risorse” (nota: poverino, ma quanto ci dispiace! e come mai la storica Comunità degli Italiani di Rovigno è stata esclusa completamente dall’Unione Italiana per più di tre anni? e se veramente ci si è prodigati così tanto, perchè i lavori di ristrutturazione della sede della Comunità degli Italiani di Rovigno sono fermi da ormai tre anni? è forse dovuto all’incapacità dei “personaggi”? la loro incapacità risulta anche dalla soluzione che si intende adottare per portare a termine i lavori di ristrutturazione della sede della Comunità degli Italiani, ossia delegando ad altri la soluzione e “chiamandosi fuori” dalla questione dopo tre anni!);
-“l’intervento di Valle sembra poter proseguire, purtroppo Rovigno per un certo periodo dovrà ancora attendere”, e dato che “oggi non siamo riusciti a portare avanti la soluzione trovata (nota: soluzione con la quale si “chiamano fuori” dopo oltre tre anni!) per soli tre consiglieri” il che “è degradante” proporrà alla Giunta esecutiva di avviare le procedure in attesa della prossima Assemblea perchè è quanto si aspetta la gente a Rovigno, che non ha nessuna colpa se i consiglieri non partecipano all’Assemblea e lo farà dunque “per i nostri soci” (nota: ma quanto è buono Lei, quant’è magnanimo, disponibile, comprensivo nei confronti dei rovignesi, non certo nei confronti di quei brutti, cattivi, irresponsabili e insensibili consiglieri -tra i quali anche il sottoscritto- che non si sono presentati alla XII “farsa” dell’Assemblea dell’Unione Italiana); ed infine ha aggiunto che
-“è chiaro che ci avviciniamo alle elezioni e invito a non candidarsi alle prossime consultazioni quelli che non sono mai venuti alle riunioni o l’hanno fatto soltanto sporadicamente” (nota: un miserevole invito, che dimostra la sua insofferenza verso coloro che la pensano diversamente, a coloro che non sono i suoi “sudditi”, per usare un eufemismo, al fine di continuare senza intralci il suo “ventennio” di “rappresentanza professionale” della Comunità Nazionale Italiana).
Nell’articolo-resoconto leggiamo inoltre che il presidente della Comunità degli Italiani di Rovigno, Elio Privileggio, è rimasto meravigliato dalla mancanza del quorum e ha dichiarato che “continuerà comunque a chiedere con insistenza che si avviino quanto prima i passi necessari per l’avvio dei lavori” (nota: come se da parte sua non ci fosse alcuna responsabilità per il fatto che l’intervento è fermo da ormai tre anni; una bella “faccia tosta”, ma che sarà ricompensata con una bella onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà italiana due giorni dopo (vedi l’articolo “A Elio Privileggio il titolo di Cavaliere: un riconoscimento agli Italiani di Rovigno. L’onorificenza consegnata dal console generale d’Italia a Fiume, Fulvio Rustico”, pubblicato su “La Voce del Popolo” del 19 novembre 2009).
Chiuso il tema dell’ultima seduta dell’Assemblea e delle declassate onorificenze del presidente della Repubblica Italiana, a distanza di oltre tre anni dalle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana (tenutesi l’11 giugno 2006) e per non dimenticare, riteniamo utile rilevare che la situazione dell’Unione Italiana, ossia della Comunità Nazionale Italiana, grazie ai soliti “personaggi” che della loro funzione hanno fatto la loro professione, è contraddistinta da:
-un sistema elettorale dell’Unione Italiana (immutato in questi ultimi 18 anni) in funzione dell’“oligarchia” dominante, che di certo non rispecchia i principi e i criteri prescritti ed attuati in un sistema che si definisce democratico, ma che viola l’essenza stessa di un sistema democratico come sistema pluralista e di pluralismo competitivo (un sistema che dà pressoché inevitabilmente elezioni senza veri vincitori, ossia non permette di stabilire ad elezioni avvenute la maggioranza che ha vinto e con quale programma e chi ha perso; un sistema che comporta un risultato in seno all’Assemblea dell’Unione Italiana senza posizione e opposizione, che si creano “ad hoc” dipendentemente dalle necessità e dagli interessi del momento, generali o particolari; un sistema elettorale maggioritario che consente i candidati unici, dunque un sistema prefabbricato e truffaldino, perché così fatto inficia la stessa ragion d’essere di una elezione);
-un sistema elettorale che si può definire un “maggioritarismo consociativo”, che tra l’altro può propiziare un sistema di collusioni e di omertà clientelare, assicurando la pace interna scialando e contentando un po’ tutti, con la spartizione e lottizzazione di tutto, soprattutto a coloro che del “gioco” fanno parte;
-un sistema elettorale che, indipendentemente dal consenso elettorale conseguito (e sebbene negli ultimi anni dimezzato ed esiguo), permette ad alcuni “personaggi” di continuare imperterriti a rappresentare la Comunità Nazionale Italiana, riuscendo sempre a farsi eleggere (dall’Assemblea, e non dall’elettorato) e a padroneggiare (basti ricordare che alle ultime elezioni nell’ambito dell’Unione Italiana, tenutesi nel 2006, su un totale di 34.550 iscritti nell’elenco elettorale, ovvero su un totale di 11.270 votanti, grazie al sistema elettorale in vigore: il sig. Maurizio Tremul, che oggi ricopre la funzione di presidente della Giunta esecutiva, ha ottenuto 165 voti; il sig. Furio Radin, che oggi ricopre la funzione di presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana, ha ottenuto 751 voti; il sig. Roberto Battelli, che oggi ricopre la funzione di vicepresidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana, ha ottenuto una quarantina di voti), e quindi un sistema elettorale finto, che non ha senso, non riguarda la democrazia;
-dei massimi rappresentanti dell’Unione Italiana che non vengono eletti dalla maggioranza degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana, ma da coloro che vengono eletti in Assemblea, in seno alla quale, stando ai regolamenti, facendo il “gioco delle tre carte” alcuni si sono assicurati una professione e non una funzione a termine; quindi, un sistema elettorale che ha costituito formidabili poteri e potentissimi interessi di “autoconservazione”;
-un’illimitata investitura alle cariche dirigenziali, e tale permanente e infinita investitura degli stessi “personaggi” non dimostra una forza ma sicuramente una debolezza dell’Unione Italiana, ossia della Comunità Nazionale Italiana, che comporta necessariamente la sclerotizzazione, la distorsione potenziale di coloro che ricoprono per più di due mandati lo stesso incarico (basti ricordare che: il sig. Furio Radin ricopre la funzione di deputato al seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato dal 1992 ad oggi; il sig. Roberto Battelli ricopre la funzione di deputato al seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento sloveno dal 1990 ad oggi; il sig. Maurizio Tremul ricopre la funzione di presidente dell’Unione Italiana dal 1991 ad oggi);
-una concentrazione di poteri senza precedenti, un accumulo di funzioni, cariche, responsabilità in poche mani (basta ricordare che attualmente: il sig. Furio Radin ricopre 12 funzioni, il sig. Roberto Battelli ricopre 16 funzioni, il sig. Maurizio Tremul ricopre 22 funzioni, il vertice dirigenziale dell’Unione Italiana composto da 13 persone ricopre oltre 140 funzioni; alla stregua dei massimi dirigenti, il cumulo di cariche viene poi praticato da altri connazionali calati nelle loro realtà locali, e basta ricordare il sig. Sandro Kravanja che ricopre 16 funzioni, la sig.na Martina Gamboz che ricopre 11 funzioni, ecc.);
-una politica del piccolo cabotaggio individuale degli opportunisti; una politica corporativa, un consociativismo deteriore, e cioè la prassi della collusione, delle omertà reciproche, degli accordi spartitori, che nelle ripartizioni dei mezzi finanziari porta a dei “pastrocchi“ di contentini per tutti;
-dei rapporti dentro l’Unione che sono guidati dalla furbizia o dall’opportunismo più che da uno spirito di onesta collaborazione;
-un’indisponibilità assoluta al rinnovamento culturale e al ricambio generazionale;
-dei mass media (Radio e TV Capodistria, Radio Fiume, Radio Pola, “La Voce del Popolo”, “Panorama”, ecc.) che al posto di assumersi la loro responsabilità (perché sono soprattutto i messaggi e le valutazioni che sul lavoro dei rappresentanti danno la radio, la televisione e la carta stampata a coagulare il consenso o il dissenso di larga parte del corpo elettorale), assecondano, funzionano da megafoni dei rappresentanti, che della loro funzione hanno fatto la loro professione;
-l’irresponsabilità per i risultati (non) conseguiti in riferimento ai progetti imprenditoriali che avrebbero dovuto creare la tanto auspicata base economica allo scopo di giungere ad un’autonomia finanziaria della Comunità Nazionale Italiana (basta ricordare che: il rinnovo tecnologico della Casa editrice EDIT di Fiume ha comportato un investimento dell’importo pari a oltre 3,2 milioni di euro con un ritorno approssimativo di 1.790.000,00 euro in 14 anni di durata del progetto; la costituzione dell’Agenzia Informativa Adriatica (AIA) s.r.l. con sede a Capodistria ha comportato un investimento pari a 183.700,00 euro con nessun ritorno in mezzi finanziari dopo oltre 15 anni trascorsi dall’approvazione del progetto; la costituzione e l’attività del CIPO s.r.l. con sede a Pola ha comportato un investimento di oltre 500.000,00 euro di mezzi finanziari pubblici, per progetti, ricerche, attrezzature, ecc., con nessun ritorno finanziario dopo oltre 15 anni trascorsi dall’approvazione del progetto, che non ha fornito alcun servizio a terzi; l’iniziativa socioeconomica Cantina vinicola di Verteneglio ha comportato un investimento pari a 288.000,00 euro con un ritorno di 288.000,00 euro e in più 6.000,00 euro, quale pagamento di un sovrapprezzo minimo, dopo 7 anni trascorsi dall’approvazione del progetto, ovvero 5 anni dalla firma del contratto), dato che tra i responsabili risultano esserci anche i soliti “personaggi” e che, forse, anche per tali questioni non “mollano”, per paura che qualcuno possa rispolverare tutta la documentazione relativa e possa giungere a dei risultati ancora peggiori con conseguente richiamo alla responsabilità non solo di carattere morale ma anche di altro genere;
-un’Assemblea dell’Unione Italiana ridotta ad un intralcio, a notaio, ad organo di ratifica, a “votificio” dei desiderata dei soliti “personaggi” (che mostrano insofferenza verso coloro che la pensano diversamente), messa ai margini del potere decisionale e che, purtroppo, sta dimostrando anche di non tenere alla propria dignità (basta ricordare che: il vertice dell’Unione Italiana dapprima ha ripartito gli oltre 5 milioni di euro della “Programmazione delle attività, delle iniziative e degli interventi da finanziarsi con i mezzi della Legge 193/04, prorogata dalla Legge 296/2006, a favore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia per il 2009 e Utilizzo e ridestinazione degli avanzi contrattuali, degli interessi maturati, dei mezzi inutilizzati, dei progetti decaduti e dei contratti rescissi a valere sulla Legge 19/91 e successive estensioni e modificazioni al 31 dicembre 2008”, attraverso la Giunta esecutiva a proprio piacimento, e sottoscritto il 31 luglio 2009 a Roma le Convenzioni tra il Ministero degli affari esteri italiano e l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste in modo illegittimo, ossia senza l’approvazione del massimo organo deliberativo e rappresentativo, ovvero defraudando l’Assemblea della propria competenza, e successivamente, come se nulla fosse accaduto, ha coinvolto l’Assemblea a posteriori, facendole approvare non una ratifica di ciò che la Giunta aveva stabilito da sola ma una delibera di approvazione come se l’Assemblea fosse propositiva e deliberativa dell’atto, dimostrando così d’infischiarsene altamente e usandola a posteriori soltanto per ratificare le loro decisioni, ossia per copertura; nella Programmazione citata vengono assicurati 149.973,11 euro per i lavori di ristrutturazione e manutenzione della sede dell’Università Popolare di Trieste, mentre va ricordato che nella Programmazione per il 2008 sono stati assicurati 149.372,00 euro per il completamento del Museo dell’esodo a favore dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata di Trieste, e ambedue gli interventi sono in contrasto con le finalità della Legge, ai sensi della quale vengono assicurati tali mezzi finanziari, ossia la Legge 9 gennaio 1991, n. 19 - Norme per lo sviluppo delle attività economiche e della cooperazione internazionale della regione Friuli-Venezia Giulia, della provincia di Belluno e delle aree limitrofe, che prescrive che i mezzi finanziari vengono assicurati e devoluti per “le attività in favore della minoranza italiana”, mentre è un dato di fatto che gli interventi relativi ai lavori di ristrutturazione e manutenzione della sede dell’Università Popolare di Trieste e al completamento del Museo dell’esodo non sono e non possono essere definiti come interventi per le attività in favore della minoranza italiana in Croazia e Slovenia, e in tale contesto, l’Assemblea dell’Unione Italiana si è resa compartecipe e corresponsabile di una violazione della Legge 9 gennaio 1991, n. 19);
-numerose irregolarità presenti nell’ambito del lavoro e del comportamento dell’Assemblea e della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana (basta ricordare che: le sessioni ordinarie dell’Assemblea dell’Unione Italiana non vengono convocate, come di regola, ogni tre mesi, ma meno male che si convocano non meno di due volte l’anno; la pubblicazione del proprio Bollettino di informazione avviene in evidente ritardo; la Presidenza dei lavori dell’Assemblea dell’Unione Italiana è inesistente; le Commissioni assembleari di regola non si riuniscono e quindi non si capisce che ci stanno a fare; gli Attivi consultivi sembrano inesistenti, eccetto quello delle Comunità degli Italiani e quello delle Scuole, che si convocano annualmente per ripartire i mezzi finanziari destinati alle loro attività; l’Assemblea approva determinati atti e poi li viola consapevolmente, coscientemente – come per esempio nel caso del CIPO s.r.l. di Pola, per il quale l’Assemblea ha approvato la “trasformazione da società commerciale in ente non profit”, mentre cinque mesi più tardi si è venuti a conoscenza ufficialmente che la Giunta esecutiva ne ha avviato la fase di “estinzione”, sebbene ciò risulti in contrasto con gli “Orientamenti programmatici della Giunta esecutiva per il mandato 2006-2010”,approvati dall’Assemblea il 9 ottobre 2006 a Dignano);
-promesse fatte e mai mantenute, impegni che si assumono e che vengono regolarmente disattesi, iniziative e progetti che vengono proposti ma non realizzati (basta ricordare: la mancata costituzione del Tavolo tecnico da istituirsi presso il Ministero degli affari esteri italiano al fine di redigere la Legge d’interesse permanente ovvero Legge quadro dello Stato italiano in favore della Comunità Nazionale Italiana; il mancato ripristino dei finanziamenti da parte dell’Italia; l’inconcludente Commissione permanente interministeriale per l’attuazione dell’Accordo tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze, istituita ai sensi dell’Accordo Radin-Sanader/Kosor; il mancato riconoscimento della “discriminazione positiva” nell’ambito delle elezioni parlamentari in Croazia; l’irrisolta questione dell’esenzione dal pagamento dell’IVA in Croazia; la questione relativa al confine di Schengen; l’insensata decisione di assicurare 4.664.889,18 euro per la costituzione di una Casa di riposo per anziani; l’inoperosità del Cenacolo degli operatori culturali della CNI, il cui vertice è stato eletto da 16-17 persone; l’inoperosità dei Consigli della Comunità Nazionale Italiana in Croazia; l’esclusione degli appartenenti alla Comunità degli Italiani di Rovigno da qualsiasi tipo di incarico o funzione nell’ambito dell’Unione Italiana, e cioè delle 29 cariche o funzioni principali, rilevanti nell’ambito dell’Unione Italiana, nessuna viene ricoperta da un rappresentante della Comunità degli Italiani di Rovigno; risultano ancora irrisolti i seguenti interventi: la fondazione dell’asilo italiano a Zara; la ristrutturazione delle sedi delle Comunità degli Italiani di Lussinpiccolo e Visinada; la costruzione delle sedi delle Comunità degli Italiani di Visignano, San Lorenzo-Babici, Torre, Salvore; la realizzazione dei lavori di ampliamento della sede della Comunità degli Italiani di Rovigno e la ristrutturazione dell’estivo; la costituzione di un asilo a Sissano; la costituzione di un asilo e di una scuola elementare a Fasana; il completamento dell’ormai pluriennale ristrutturazione della Scuola Media Superiore Italiana di Fiume; il completamento della ristrutturazione della sede -Castel Bembo- della Comunità degli Italiani di Valle, ecc., ecc.).
I “dati di fatto” sopra elencati sono una lampante, innegabile dimostrazione che c’è qualcosa che non va, non funziona in seno al sistema Unione Italiana, che c’è qualcosa di “marcio nel regno di Danimarca” direbbe l’Amleto di Shakespeare.

 
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