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Alcune considerazioni sulle elezioni dell’Unione Italiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Zilli   
Mercoledì 16 Giugno 2010 19:47
Il 13 giugno 2010 hanno avuto luogo le elezioni per il presidente dell’Unione Italiana e il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana (candidature congiunte), per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana e, nella maggior parte delle Comunità degli Italiani, per il rinnovo dei Consigli comunitari. Tralasciando i dati sull’elezione degli organi rappresentativi delle singole Comunità degli Italiani, in merito all’elezione degli organi dell’Unione Italiana vanno riportati alcuni “dati di fatto” ed espresse alcune considerazioni.
I dati elettorali dell’Unione Italiana per il periodo 1991-2010 sono i seguenti: 
 

Data elezioni

No. iscritti

el. elett.

No. votanti

%

No. CI part./ no. CI totale

No. cand. / no. seggi Assemb.

No. liste presidenti UI

25-27 gennaio 1991

15.565

13.150

84,48%

23/23

196/65

 

20-21 novembre 1993

27.304

15.698

57,49%

39/43

160/85

 

25-26 aprile 1998

30.015

15.212

50,68%

38/44

163/86

 

9 giugno 2002

33.472

13.647

40,77%

43/50

131/74

 

11 giugno 2006

34.550

11.270

32,61%

47/51

123/75

 

13 giugno 2010

37.659

10.726

28,48%

50/52

111/74

2

 
1. Gli aventi diritto al voto
Innanzitutto, va evidenziato che il numero totale degli iscritti negli elenchi elettorali della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia è passato dalle 15.565 unità nel 1991, alle 27.304 unità nel 1993, alle 30.015 unità nel 1998, alle 33.472 unità nel 2002, alle 34.550 unità nel 2006 per arrivare alle 37.659 unità nel 2010. Quindi, il numero degli elettori è aumentato di 22.094 unità dal 1991 al 2010, che corrisponde ad un aumento del 241,95%. 
D’altra parte, i dati dei censimenti, che si sono tenuti nel 1991 e poi nel 2001 in Croazia e nel 2002 in Slovenia, registrano un calo di coloro che si sono dichiarati di nazionalità italiana: nel 1991 erano 24.367 (21.303 in Croazia e 3.064 in Slovenia), mentre nel 2001/2002 erano 21.894 (19.636 in Croazia e 2.258 in Slovenia); una diminuzione del 10,15% e pari a 2.473 unità. I censimenti registrano anche un calo di coloro che si sono dichiarati di madrelingua italiana: nel 1991 erano 29.550 (25.544 in Croazia e 4.009 in Slovenia), mentre nel 2001/2002 erano 24.283 (20.521 in Croazia e 3.762 in Slovenia); una diminuzione del 17,82% e pari a 5.267 unità. 
Da rilevare, inoltre, che il numero degli elettori-italiani varia in modo considerevole alle varie elezioni, e specificatamente la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia contava: 
-37.659 elettori alle elezioni dell’Unione Italiana appena terminate; 
-19.276 elettori alle elezioni dei membri delle Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana in Slovenia (nel 2006) e dei Consigli e Rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana in Croazia (nel 2007); e
-13.973 elettori alle elezioni per il seggio specifico al Parlamento croato (nel 2007) e a quello sloveno (nel 2008) e per le elezioni locali in Croazia (nel 2009) e Slovenia (nel 2006).
Ai sensi del Regolamento elettorale dell’Unione Italiana, i dati sulla base dei quali è stata effettuata la ripartizione dei seggi in seno all’Assemblea sono quelli relativi al censimento del 1991, sebbene negli ultimi 20 anni si registrino rilevanti cambiamenti sia da quanto riportato nei censimenti del 2001/2002 sia da quanto riportato negli elenchi elettorali delle Comunità degli Italiani nelle susseguenti elezioni e sia da quanto registrato nelle varie elezioni parlamentari, locali, ecc. Attenersi ai dati del censimento del 1991 è alquanto fuori luogo e fuorviante, ingiusto e inaccettabile. 
Comunque, tenuto conto del fatto che i dati relativi agli elenchi elettorali e i dati dei censimenti presentano tendenze opposte, vanno intraprese tutte le misure necessarie per definire “de facto” quanti siamo, in generale e nelle singole Comunità degli Italiani, quale base di partenza per poter effettivamente stabilire, secondo principi validi per tutti, una regolamentazione elettorale quanto più giusta, corretta. 
Naturalmente, la discrepanza tra i vari dati sopra riportata viene utilizzata dagli “italiani di professione” della Comunità Nazionale Italiana a seconda della propria convenienza, sbandierando ora gli uni ora gli altri dati. E cioè per ottenere i finanziamenti dalla Nazione Madre sostengono che la Comunità Nazionale Italiana conta oltre 35.000 appartenenti, mentre per giustificare il proprio esiguo consenso elettorale e la conseguente debolissima legittimità, rappresentatività sostengono che la Comunità Nazionale conta poco più di 20.000 appartenenti.
Da parte nostra, convinti del fatto che gli elenchi elettorali non sono carta straccia, ma che invece riportano i nomi e i cognomi e gli altri dati di ogni singola persona che si dichiara di madrelingua e/o cultura italiana, riteniamo che tali dati vanno ritenuti validi, almeno fino a prova contraria, ossia almeno fino a quando non cambieranno le regole d’iscrizione. 

2. L’affluenza alle urne, le Comunità degli Italiani partecipanti, i candidati
Va tenuto conto anche dell’affluenza alle urne registrata in questi 20 anni e cioè che : nel 1991 il numero dei votanti era di 13.150 (l’84,48% degli aventi diritto al voto), nel 1993 era di 15.698 (pari al 57,49% degli aventi diritto al voto), nel 1998 era di 15.212 votanti (e cioè il 50,68% degli iscritti negli elenchi elettorali), nel 2002 era di 13.647 votanti (pari al 40,77%), nel 2006 era di 11.270 votanti (pari al 32,61%) mentre alle ultime elezioni è stata registrata la più bassa affluenza alle urne, con la partecipazione di 10.726 votanti e cioè pari al 28,48% degli aventi diritto al voto.
Dai dati esposti risulta evidente che, mentre il numero degli iscritti negli elenchi elettorali aumenta di elezione in elezione, il numero dei votanti diminuisce, al punto da registrare il minimo storico negli ultimi vent’anni alle elezioni appena concluse. La partecipazione attiva alle elezioni è essenziale, dato che legittima la rappresentatività degli eletti; l’astensionismo va debellato con ogni mezzo a disposizione al fine di poter affermare un sistema elettorale che dir si voglia democratico. Nei casi in cui il numero dei votanti è inferiore al 50%, la teoria del voto come legittimazione viene consequenzialmente indebolita. L’astensionismo, ossia la mancata partecipazione al voto, l’esiguo numero dei votanti significa e comporta la delegittimazione degli eletti, la debole rappresentatività dei vincitori. Senza dimenticare che l’astensione dal voto o il voto per il candidato perdente non può indicare approvazione per le azioni intraprese da coloro che fino ad allora ricoprivano il loro ruolo di eletti.
Alle elezioni testé concluse hanno partecipato 50 (su un totale di 52) Comunità degli Italiani, associate all’Unione Italiana (non vi hanno partecipato le Comunità degli Italiani di Pinguente e Stridone in assenza di candidature). Il numero dei candidati alla funzione di consiglieri dell’Assemblea dell’Unione Italiana, di elezione in elezione, è in costante diminuzione e, conseguentemente, in rapporto ai seggi disponibili in seno all’Assemblea dell’Unione Italiana, negli ultimi vent’anni si è dimezzato. Infatti, il rapporto tra il numero dei candidati e i seggi disponibili nel 1991 era di 3 (ossia di 3 candidati per un seggio disponibile), nel 1993 era di 1,88, nel 1998 era di 1,89, nel 2002 era di 1,77, nel 2006 di 1,64 per giungere nel 2010 a 1,5 (ossia di 1 candidato e mezzo per ogni seggio disponibile). Vista la tendenza, si rischia in futuro di non riuscire a reperire nemmeno il numero necessario di candidati per ricoprire i seggi disponibili.
Va sottolineato che, su un totale di 50 Comunità degli Italiani partecipanti alle elezioni, in ben 28 Comunità degli Italiani (il 56%) si sono registrate le cosiddette “candidature blindate”, ossia il numero dei candidati è stato uguale al numero dei seggi disponibili, e ciò significa che per il 56% delle Comunità degli Italiani l’esito delle elezioni era già pre-determinato, scontato.
Su un totale di 74 seggi in lizza, alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana, ben 29 seggi (il 39,2%) facevano parte delle “candidature blindate”, e ciò significa che il 39,2% dei membri della nuova Assemblea dell’Unione Italiana era già pre-determinato, scontato senza dover attendere l’esito delle elezioni, e di questi 29 nominativi 17 erano consiglieri anche nel mandato precedente.
Per l’elezione dei presidenti dell’Unione Italiana si sono candidate due liste: la lista “l’Unione per la Comunità” (con i candidati Silvano Sau alla funzione di presidente dell’Unione Italiana e Orietta Marot alla funzione di presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana) e la lista “Orgoglio italiano” (con i candidati Furio Radin alla funzione di presidente dell’Unione Italiana e Maurizio Tremul alla funzione di presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, ossia con i “nostri italiani di professione”).

3. Il consenso elettorale dei presidenti dell’Unione Italiana
I risultati delle elezioni per il presidente dell’Unione Italiana e il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, anche se non ancora in modo ufficiale, sono noti. La lista “l’Unione per la Comunità” (Silvano Sau e Orietta Marot) ha ottenuto 4.402 voti (il 41,04% dei votanti), mentre la lista “Orgoglio italiano” (Furio Radin e Maurizio Tremul) ha ottenuto 6.003 voti (il 55,97% dei votanti) e risultano 321 le schede nulle (il 2,99%).
Ciò che nel nostro scritto del 6 aprile 2010 dal titolo “Le modifiche ad personam dello Statuto dell’Unione Italiana” sostenevamo si è avverato. Citiamo: “Tale modello d’elezione diretta dei due presidenti creerà uno smacco politico a tutta la Comunità Nazionale Italiana, avendo presenti i dati relativi al numero degli iscritti negli elenchi elettorali della Comunità Nazionale Italiana (oltre 34.550) e all’affluenza alle urne (del 32,61% alle ultime elezioni) che, conseguentemente, incidono sulla rappresentatività dei candidati eletti, ossia sulla loro effettiva legittimità. Avendo presenti tali dati e facendo una previsione quanto più rosea dell’elezione diretta dei due presidenti dell’Unione Italiana, così com’è stata concepita e approvata dall’Assemblea, possiamo già oggi dedurre che gli eletti potranno contare su un consenso elettorale che metterà in serio dubbio sia la loro rappresentatività sia la loro legittimità in confronto al numero degli iscritti negli elenchi elettorali. Naturalmente, gli attuali due presidenti non hanno mai tenuto conto di ciò, e non lo faranno nemmeno in futuro, ma continueranno a sbandierare le percentuali relative al numero dei votanti per dimostrare i loro falsi “plebisciti” elettorali. In fin dei conti, i “nostri” due “personaggi” anche con una manciata di voti sarebbero pur sempre contenti di continuare a ricoprire le funzioni che da oltre 20 anni ricoprono, trasformando la loro funzione in professione, indipendentemente dal sempre più esiguo numero di preferenze elettorali che riescono a racimolare (in modo tutt’altro che corretto) e indipendentemente dal sempre più marcato astensionismo e dalla sempre più evidente disaffezione degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana alle elezioni sia dell’Unione Italiana sia parlamentari. Il tutto condito con il silenzio stampa da parte de “La Voce del Popolo”, l’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia e Slovenia”.
Effettivamente, il consenso elettorale conseguito dagli “italiani di professione” (i 6.003 voti) corrispondono al 55,97% dei votanti, ma anche e soprattutto al 15,94% degli aventi diritto al voto (dei 37.659 elettori). Ma chi se ne importa, diranno gli “italiani di professione” e coloro che sup(er)inamente li appoggiano (come il caporedattore de “La Voce del Popolo”, il cui esempio di servilismo non conosce pari nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana, al punto da ridurre l’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia e Slovenia ad un giornale parrocchiale, a semplice megafono degli “italiani di professione” che lo “foraggiano” con i mezzi pubblici, e che pretende poi di ergersi a paladino di valori etici, morali -vedi il suo editoriale del 15 giugno 2010, che svela la squallida pochezza del personaggio). A noi, invece, importa e molto. Per noi, il consenso elettorale pari al 15,94% degli aventi diritto al voto indica l’insoddisfazione del rimanente 84,06% dell’elettorato (dei 31.656 aventi diritto al voto) nei confronti degli “italiani di professione”, che sono in larghissima parte responsabili per tali percentuali, sia per l’astensionismo sempre più dilagante sia per il voto contrario sempre più rilevante.
Ci si potrebbe dilettare a presentare altre incongruenze, disparità, ma anche le minacce, i ricatti, le pressioni, le strumentalizzazioni, ecc. emerse alle ultime elezioni per i presidenti dell’Unione Italiana e per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana. Forse ci ritorneremo. Per ora questo è quanto.

Ultimo aggiornamento Martedì 06 Luglio 2010 08:40
 
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