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L’EDIT sull’orlo del “collasso” PDF Stampa E-mail
Scritto da Zilli   
Mercoledì 06 Ottobre 2010 10:01
Nell’edizione del 23 settembre 2010, “La Voce del Popolo” riporta l’intervento della Direzione dell’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume intitolato “Perché?”. Nel testo si precisa che:
-“considerato che la situazione finanziaria all’EDIT è diventata insostenibile siamo spiacenti di dover comunicare ai lettori che, con il preciso scopo di ridurre drasticamente le spese, da oggi giovedì, 23 settembre, il quotidiano «La Voce del Popolo» subirà una notevole riduzione della tiratura, la foliazione passerà, da 32 a 24 o addirittura 16 pagine, tutto il giornale tornerà alla stampa integrale in bianco e nero”;
-“vengono aboliti anche i nostri inserti speciali «La Voce In Più»”;
-“anche la rivista «Panorama» subirà una riduzione della foliazione mentre il settore editoriale non sarà più in grado di proseguire con la promozione degli autori connazionali nelle apposite collane istituite pochi anni or sono”;
-“sono stati disdetti anche i contratti con varie agenzie stampa, si procederà ad una drastica riduzione delle collaborazioni esterne che arricchiscono il giornale”;
-“sono in corso anche le stime per procedere ad una riduzione degli stipendi che già attualmente non superano di media i 650 euro mensili”;
-“allo stato attuale, dunque, dobbiamo prendere atto che purtroppo tutti gli sforzi intrapresi finora dal Fondatore Unione Italiana e i successi conseguiti dal deputato al Sabor croato Furio Radin non sono sufficienti a garantire un giornale, e in genere un’attività giornalistico-editoriale decorosa, ovvero tale da raggiungere la soglia minima di dignità per l’Unione Italiana, per la Comunità Nazionale Italiana e la per la stessa EDIT, ma anche per l’Italia”.
Stando alla Direzione dell’EDIT:
-“le perdite che l’EDIT va accumulando non derivano da sprechi e sperperi ingiustificati, ma dai costi reali per il funzionamento minimo o quasi di una realtà che in termini generali costa molto meno rispetto ad altre realtà simili”;
-“lo stesso Consiglio d’amministrazione dell’ente ha osservato che nei consuntivi dell’EDIT non si individuano spese superflue da sottoporre a tagli: ne consegue che purtroppo bisogna incidere sulla qualità del prodotto o sugli stipendi che, come è ben noto, sono già di molto inferiori alla media di categoria”;
-“uno dei problemi che pregiudicano una normale gestione dell’ente si origina in questioni tutto sommato burocratiche”, e cioè “i quattro grossi progetti con i quali l’Unione Italiana sostiene l’EDIT («abbonamenti convenzionati UI-UPT», «testate EDIT nelle scuole», «La Voce nelle scuole», «Inserti La Voce In più») di per sé sarebbero sufficienti a garantire una gestione in pareggio”, ma “per raggiungere questo obiettivo è assolutamente necessaria la simultaneità di tutti e quattro i progetti nel corso dell’anno: tale situazione non si è realizzata nel 2009 e neppure nel 2010”;
-“il vero problema finanziario deriva dall’ingiustificata mancata ammissione della «Voce» alle provvidenze che il Governo italiano assegna ai quotidiani in virtù della legge 250/90, problema, questo, la cui soluzione dovrà essere immediata e positiva”.
E per concludere, la Direzione dell’EDIT pone, a chi di competenza diretta o morale, le seguenti domande:
-“perché, dal 2003 ad oggi, al nostro quotidiano «La Voce del Popolo» viene contestata l’ammissione integrale alle provvidenze previste dalla legge 250/90, specie alla luce del fatto che tale ammissibilità viene ricondotta alla presenza di dotazioni croate e slovene a beneficio de «La Voce del Popolo», nonostante la legge 250/90 non preveda in alcun modo l’esclusione in presenza di dette dotazioni?”;
-“perché, dal maggio del 2007, data in cui l’EDIT e il suo fondatore Unione Italiana hanno richiesto congiuntamente al Dipartimento Informazione ed Editoria di Roma l’ammissione integrale alle provvidenze, il Dipartimento in oggetto non ha mai trasmesso, in oltre tre anni, alcuna comunicazione scritta in merito?”. 
All’intervento della Direzione dell’EDIT hanno fatto seguito:
-le dichiarazioni e l’appello del Comitato di redazione de “La Voce del Popolo” (“La Voce del Popolo” del 24 settembre 2010, “Umiliati e offesi”);
-le dichiarazioni di appoggio e di solidarietà da parte del Comitato esecutivo della Comunità degli Italiani di Fiume (“La Voce del Popolo” del 25 settembre 2010, “Comitato esecutivo della CI di Fiume: appoggio ai giornalisti della Voce. Sollecitato il sostegno di tutte le istituzioni della Comunità Nazionale Italiana”), del sig. Kristjan Knez (“La Voce del Popolo” del 25 settembre 2010, “Alle belle parole subentrino i fatti concreti”), della Direttrice del Dramma Italiano Laura Marchig (“La Voce del Popolo” del 25 settembre 2010, “Una realtà viva che esprime la nostra identità”), del sig. Gianluca Zanoletti (“La Voce del Popolo” del 25 settembre 2010, “Siete la speranza per il futuro della Comunità Nazionale Italiana”), della sig.ra Laura Vianello della redazione culturale di TV Capodistria (“La Voce del Popolo” del 25 settembre 2010, “Siamo nella stessa barca ma non ci arrendiamo”), del Console generale d’Italia a Fiume Fulvio Rustico (“La Voce del Popolo” del 30 settembre 2010, “Appoggio per superare le difficoltà dell’EDIT. Fulvio Rustico in visita alla Casa editrice”), del Presidente dell’Unione economico-culturale slovena e del Presidente dell’Università Popolare di Trieste (“La Voce del Popolo” del 1° ottobre 2010, “Preoccupazione per le difficoltà di carattere finanziario dell’EDIT. Lettere inviate dai Presidenti dell’SKGZ e dell’UPT”), del sig. Roberto Hapacher (“La Voce del Popolo” del 5 ottobre 2010, “«La Voce», il giornale di un popolo”), della Mailing list “Histria” (“La Voce del Popolo” del 5 ottobre 2010, “Di vitale importanza per la Comunità Nazionale Italiana il sostegno a «La Voce del Popolo». La Mailing list «Histria» lancia un appello ai deputati del Parlamento italiano”) e dell’Assemblea della Comunità degli Italiani di Fiume (“La Voce del Popolo” del 6 ottobre 2010, “Salvare «La Voce del Popolo» è un dovere morale. È fondamentale trovare una soluzione concreta e duratura”);
-la delibera della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana con la quale vengono devoluti 59.000,00 euro a favore dell’EDIT, mezzi che “spengono un incendio che poteva compromettere pesantemente l’attività della Casa giornalistico-editoriale di Fiume”, che “serviranno a coprire una parte del debito per la stampa delle sue pubblicazioni” e che costituiscono “un palliativo e non una cura” (“La Voce del Popolo” del 29 settembre 2010, “Tremul: l’EDIT non può collassare. L’Unione Italiana, con una coraggiosa e responsabile minimanovra finanziaria, va a «spegnere un incendio»”);
-la richiesta del Gruppo consiliare “l’Unione per la Comunità” di convocare una sessione tematica dell’Assemblea dell’Unione Italiana (“La Voce del Popolo” del 6 ottobre 2010, “Caso EDIT: si convochi un’Assemblea UI tematica. Il Gruppo «Unione per la Comunità»”).
Da quanto sopra riportato ci permettiamo di sottolineare che:
1. Stando allo Statuto dell’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume, non esiste un organo denominato “Direzione dell’EDIT”. L’articolo 35 dello Statuto prescrive che “gli organi dell’ente sono: il Consiglio d’amministrazione, il Direttore, il Consiglio di esperti, il Consiglio dei lavoratori, i Comitati di redazione delle singole testate”, e quindi la prima considerazione (di carattere formale) da rilevare è che l’intervento “Perché?” pubblicato su “La Voce del Popolo” è stato firmato da un organo statutariamente inesistente.
2. Ai sensi dell’articolo 36 dello Statuto della Casa editrice EDIT di Fiume, “l’ente è amministrato dal Consiglio d’amministrazione”. Quindi, la seconda considerazione da fare è che il Consiglio d’amministrazione dell’EDIT risulta inesistente in una situazione del genere. La stampa non ha riportato che ci sono state delle riunioni (ordinarie o straordinarie) di questo organismo al fine di esaminare, discutere sulle cause che stanno determinando la difficile situazione dell’ente, ma anche sugli effetti che la gestione dirigenziale ha comportato e comporta sulle sue finanze, sull’operato dello stesso Consiglio d’amministrazione, sull’analisi delle singole voci di spesa, sulle decisioni approvate per risolvere la questione, che viene classificata come collassante, ecc. 
3. L’assegnazione straordinaria di 59.000,00 euro all’EDIT di certo non può essere un rimedio al “collasso” della Casa editrice, e quindi la considerazione più importante (e di carattere sostanziale) da rilevare è che nessuno si è degnato di informare l’opinione pubblica (dalla quale ci si attende il sostegno, la solidarietà, ecc.) sull’effettivo importo del disavanzo finanziario, sull’importo ufficiale delle perdite finanziarie dell’EDIT accumulate negli ultimi anni. 
4. Nessuno si pone il problema del perché si è proceduto a “fare i conti senza l’oste”, ovvero perché si è continuato per anni a “spendere” soldi che non arrivavano nelle casse dell’EDIT, e che conseguentemente ne hanno determinato l’attuale situazione finanziaria? Si tratta quindi di un “collasso” scontato, che volutamente si è andati ad alimentare di anno in anno. A nostro modesto parere, avendo presenti approssimativamente gli impegni, gli importi, i parametri e gli altri indici finanziari, l’attuale perdita dell’EDIT (“collasso” prevedibile) probabilmente ammonta ad alcune centinaia di migliaia di euro, che si continua volutamente a nascondere all’opinione pubblica. Ma, non dobbiamo temere, siamo certi che i “nostri italiani di professione” troveranno una soluzione adeguata al problema, anche se forse non tanto per la Casa editrice in quanto tale, bensì per assicurarsi il loro “primeggiare” sulle sue pubblicazioni ossequiose (per non dire servili).
 
P.S.
Punto 1. 
Con una lettera in redazione, pubblicata su “La Voce del Popolo” del 7 ottobre 2010 dal titolo “CI di Rovigno, sostegno all’EDIT”, la Presidenza della Comunità degli Italiani della Città di Rovigno ha espresso la sua profonda preoccupazione e il pieno sostegno alla Casa editrice EDIT.
Punto 2. 
Il deputato al seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato e Presidente dell’Unione Italiana, Furio Radin, interpellato dal quotidiano “Glas Istre” in merito alla situazione dell’EDIT, ha dichiarato, tra l’altro, che:
-“la ragione delle perdite dell’EDIT è dovuta al fatto che si contava su alcuni mezzi finanziari che non sono arrivati, ma sono stati spesi anticipatamente”;
-“si tratta di 300.000,00 euro”, una “perdita seria, ma non catastrofica”;
-ora per prima cosa “troveremo i soldi per il risanamento” e come seconda cosa “discuteremo delle responsabilità per la situazione attuale”;
-“non voglio parlare delle responsabilità sui mass media”;
-la questione “la risolveremo nell’ambito dell’Unione Italiana e dell’EDIT” e “non vogliamo discuterne sui media anche perché l’EDIT avrebbe dovuto diminuire del 10%, in modo umano, il numero dei dipendenti, invece oggi abbiamo un aumento del numero dei dipendenti e questo è un problema”, mentre “l’altro problema è che l’Unione Italiana non è stata informata per tempo in merito al debito accumulato”, ma “siamo stati informati appena quando abbiamo visto la relazione finanziaria per il 2009” (“Glas Istre” del 7 ottobre 2010, “Trebali smo na vrijeme biti obaviješteni o dugu EDIT-a” -“Dovevamo essere informati per tempo sul debito dell’EDIT”- a firma di D. Grakalić). 
Tralasciando le opinioni personali, riteniamo doveroso rilevare che:
-l’Unione Italiana, quale unico fondatore della Casa editrice, dispone di 5 (su un totale di 7) membri del Consiglio d’amministrazione, e quindi avrebbe dovuto essere informata per tempo debito su tutta la situazione; se ciò non è avvenuto, allora, la responsabilità non è soltanto dei 5 rappresentanti dell’Unione Italiana nel Consiglio d’amministrazione, ma anche di coloro che li hanno nominati, ritenendoli idonei a ricoprire tale incarico, ossia l’Assemblea dell’Unione Italiana (che li ha nominati) e la Giunta esecutiva dell’Unione Italiana (che li ha proposti), ovvero i Presidenti di questi due organi che sono, nuovamente, i “nostri italiani di professione”, Furio Radin e Maurizio Tremul;
-dal 2002 al 2006, la Giunta esecutiva ha inviato a disamina e approvazione dell’Assemblea dell’Unione Italiana l’“Informazione sul Bilancio consuntivo dell’EDIT” per ogni singolo anno d’esercizio, e quindi ci si chiede: come mai questa prassi è stata interrotta dopo il 2006? E, naturalmente, la responsabilità di ciò va nuovamente a carico dei “nostri italiani di professione”, Furio Radin e Maurizio Tremul.  
 

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Ottobre 2010 12:02
 
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