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Silvio Delbello come il dottor Jekyll e il signor Hyde PDF Stampa E-mail
Scritto da Zilli   
Venerdì 30 Settembre 2011 06:02
L’Assemblea generale dell’Unione degli Istriani - Libera Provincia dell’Istria in Esilio, riunitasi a Trieste il 17 marzo 2011, nel giorno del 150° anniversario della proclamazione dello Stato unitario italiano, ha approvato (con 125 voti a favore e 1 voto astenuto) la Risoluzione sui “Rapporti con l’Unione Italiana e le sue Istituzioni”, con la quale:
-“impegna il Comitato di Presidenza e il Consiglio Generale a ricercare formali contatti con l’Unione Italiana e le sue Istituzioni non prima che quest’ultime, con atti ufficiali deliberati dai rispettivi organi sociali, abbiano manifestamente riconosciuto la pulizia etnica e la repressione comunista a danno di migliaia di Istriani, Fiumani e Dalmati italiani, perpetrate dal 1943 fino alla fine anni ’50, quali crimini contro l’umanità, così come la corresponsabilità dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, quale emanazione diretta del Partito Comunista Jugoslavo, di cui la citata Unione Italiana è erede, negli eccidi e nell’esproprio mirato dei loro beni;
-sollecita le Famiglie e le altre Sezioni e Gruppi affiliati all’Unione degli Istriani a mantenere negli eventuali rapporti con l’Unione Italiana e le sue Istituzioni, rispetto alle reticenze ed ai citati, finora mancati riconoscimenti, una linea politica rigorosamente aderente a quella raccomandata alla Presidenza ed al Consiglio Generale”.
La Risoluzione viene citata dal Presidente dell’Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, su “Il Piccolo” del 27 settembre 2011, nell’articolo di Silvio Maranzana dal titolo “Lacota: l’Unione degli Italiani deve chiedere perdono”. 
Non è nostra intenzione commentare la presa di posizione dell’Unione degli Istriani e tanto meno entrare nel merito dei farneticamenti riportati nella citata Risoluzione; sarebbe solo e soltanto un’inutile perdita di tempo. In tale contesto, però, riteniamo utile e opportuno segnalare un altro aspetto della vicenda. E cioè che:
-Silvio Delbello ricopre la funzione di Presidente dell’Università Popolare di Trieste, ente morale delegato dal Ministero degli Affari Esteri italiano (dal 1964) e dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (dal 1978) a fungere da tramite nella destinazione dei mezzi finanziari per il mantenimento della lingua e della cultura italiane dell’unica minoranza nazionale autoctona che l’Italia può vantare al di fuori dei propri confini nazionali e, conseguentemente, a collaborare con i legittimi rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana autoctona in Croazia e Slovenia;
-Silvio Delbello ricopre la funzione di Presidente onorario dell’Unione degli Istriani (e in precedenza era il Presidente).
Quindi, ci si chiede: come fa Silvio Delbello a rispettare la Risoluzione dell’Unione degli Istriani (quale suo Presidente onorario), che sancisce l’impossibilità di avere rapporti con l’Unione Italiana, e contemporaneamente svolgere la funzione di Presidente dell’Università Popolare di Trieste, che è chiamata a collaborare quotidianamente con l’Unione Italiana? Qual è la posizione di Silvio Delbello? La scelta di una delle due prese di posizione segnalate dovrebbe necessariamente escludere l’altra e comportare, conseguentemente, le dimissioni dalla funzione risultante incoerente, a meno che Delbello non appartenga allo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Delbello è disposto ad essere Delbello e Delbrutto? Da parte nostra riteniamo che Silvio Delbello appartenga appunto allo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, sin dalla sua nomina alla funzione di Presidente dell’Università Popolare di Trieste agli inizi del 2009. Infatti, le sue prese di posizione nei confronti dell’Unione Italiana e della Comunità Nazionale Italiana sono state contrastanti (a seconda della convenienza del momento), ma i suoi convincimenti personali sono stati sempre coerenti (non ne dubitiamo). In tal senso, basta leggere i seguenti due articoli:
-“L’Unione Italiana ha fatto precise scelte politiche” di Silvio Delbello, allora presidente dell’Unione degli Istriani, pubblicato su “Il Piccolo” del 7 gennaio 2003, nel quale si denota l’insofferenza nei confronti della Comunità Nazionale Italiana autoctona;
-“Delbello: sono vostro amico. Si punterà sulla cultura, intesa nel suo significato più ampio. Alla riunione della Giunta dell’Unione Italiana intervenuto pure il Presidente dell’Università Popolare di Trieste”, pubblicato su “La Voce del Popolo” del 9 aprile 2009, nel quale invece si autoproclama amico della Comunità Nazionale Italiana, vuole sviluppare una fruttuosa collaborazione con tutte le sue Istituzioni, alle quali riconosce di aver fatto molto per il mantenimento, la salvaguardia e l’affermazione dell’identità italiana in queste terre.
Inoltre, ci chiediamo: con un dirigente (“esule istriano”) intenzionato a realizzare i propri interessi di parte e insofferente nei confronti della Comunità Nazionale Italiana autoctona (“rimasti”) in Croazia e Slovenia, non verrà compromessa, prima o poi, la collaborazione tra l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana?
Naturalmente, non ci preoccupano le prese di posizione degli attuali rappresentanti dell’Unione Italiana, promotori e sostenitori di una politica accondiscendente nei confronti di tutti coloro che detengono i mezzi finanziari, ma temiamo che l’azione che viene promossa dall’attuale dirigenza dell’Università Popolare di Trieste possa inevitabilmente compromettere le concordate rigorose premesse che presiedono alla collaborazione tra l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana ancora dal lontano settembre del 1964, e cioè: la più assoluta e reciproca non interferenza ideologica fra i due istituti; la totale autonomia dei due enti e, di conseguenza, la totale non interferenza reciproca negli affari interni di ciascuno; quale scopo unico, il mantenimento e la salvaguardia dell’identità nazionale italiana e delle sue molteplici espressioni e testimonianze in Croazia e in Slovenia; e un patto di rifinitura riguardava pure la più ampia sburocratizzazione possibile di tutte le iniziative che sarebbero state via via promosse, sempre di comune accordo.
Per concludere, riteniamo che, da qualche anno a questa parte, le cose stanno cambiando a tal punto da poter stravolgere sia le rigorose premesse della collaborazione sia il ruolo internazionalmente riconosciuto all’Unione Italiana. È più che evidente ormai che a qualcuno non conviene che i ruoli dei due enti siano ben definiti e poggino su principi di assoluta e reciproca autonomia, come pure sul reciproco riconoscimento e rispetto, bensì siamo sempre più testimoni del tentativo di porre completamente nelle mani degli “esuli” il destino dei “rimasti”, per quanto di competenza degli organi dello Stato italiano e dell’autonomia regionale, provinciale e locale preposte.

P.S. Si constata che seppure l’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume disponga di decine di giornalisti con regolare contratto di lavoro, evidentemente nessuno di loro ha ritenuto opportuno commentare alcunché in merito alla vicenda e alla situazione venutasi a creare, che è d’interesse della Comunità Nazionale Italiana, per la quale la casa editrice esiste ed opera.

 
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