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Unione Italiana a quota – 62,25% PDF Stampa E-mail
Scritto da Zilli   
Giovedì 17 Novembre 2011 09:34
Il Parlamento italiano ha approvato la Legge 12 novembre 2011, n. 183, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge di stabilità 2012 (“Gazzetta ufficiale” n. 265 del 14.11.2011 – supplemento ordinario n. 234). Con tale legge i mezzi finanziari a favore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia per l’attività ordinaria sono stati ulteriormente decurtati. Per rendersi conto dell’andamento dei finanziamenti ordinari negli ultimi anni riteniamo utile riportare tali dati:
Anno Legge  finanziaria / Legge di stabilità 

Importo del contributo per interventi volti a favorire attività culturali ed iniziative per la conservazione delle testimonianze connesse con la storia e le tradizioni del gruppo etnico italiano in Jugoslavia ed i suoi rapporti con la Nazione d’origine (capitoli 4543 e 4545, ex capitoli 4061 e 4063, ossia mezzi per l’attività ordinaria della Comunità Nazionale Italiana)  

20062.744.000,00 euro 
20072.723.000,00 euro
20082.653.000,00 euro
20091.930.000,00 euro
20101.914.000,00 euro 
20111.682.500,00 euro 
20121.036.000,00 euro
 Differenza 2006-2012 = - 1.708.000,00 euro = - 62,25%

Stando a tali dati, l’Italia dal 2006 al 2012 ha apportato un taglio di 1.708.000,00 euro ai finanziamenti ordinari finalizzati alla Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, ossia una riduzione pari al 62,25%. 
I tagli finanziari operati nei confronti della Comunità Nazionale Italiana autoctona non sono dovuti a una costrizione, quale dolorosa conseguenza dovuta alla situazione generale, bensì sono una questione prettamente di carattere politico (ossia rappresentano la politica del “disimpegno” del Governo italiano nei nostri confronti, per assegnarci alla benevolenza, finanziaria e non, della Regione Friuli Venezia Giulia); questa considerazione l’abbiamo già sostenuta in testi precedenti (vedi: “Da Frattini solo spot pubblicitari”, “La politica punitiva e vendicativa del centro-destra al potere in Italia nei confronti delle minoranze nazionali”, “L’Italia che non vuole bene alle minoranze nazionali”, “Per il 2009 l’attuale Governo Berlusconi IV propone un taglio di 2.283.000,00 euro ovvero del 31,26% dei mezzi finanziari destinati alla Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia”, “La politica miope e cinica dell’attuale Governo italiano nei confronti degli Italiani all’estero” e “Il futuro dei «rimasti» tra il federalismo italiano e la benevolenza degli esuli”). Il Bilancio dello Stato italiano non si può salvare con la riduzione della spesa che ci riguarda. Se fosse così, saremmo orgogliosi di sacrificarci per la salvezza della Madre Patria: ma così non è! Basta ricordare che l’importo annualmente assicurato per le necessità della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia da parte del Ministero degli Affari Esteri italiano incide in modo irrisorio sul totale dello “Stato di previsione del Ministero” (che ammonta a 1.676.192.783,00 euro per il 2012), e in modo insignificante sul totale della “Finanziaria per il 2012” dello Stato italiano (che ammonta a 779.043.263.273,00 euro). E mentre tali tagli finanziari continuano a essere fatti sulla nostra “pelle”, nessuna diminuzione viene apportata ad altre voci di bilancio, che anzi registrano degli aumenti considerevoli.
Ciò che ci preme evidenziare è che in tutti questi anni i nostri “dirigenti a vita” (deputati al Parlamento croato e sloveno e Presidenti dell’Unione Italiana) non hanno fornito alcuna argomentazione concreta (con cifre alla mano) agli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana sui consistenti tagli finanziari apportati. I nostri “tuttologi” hanno preferito (e tuttora preferiscono) dare dichiarazioni generiche, esprimere soltanto preoccupazione, oppure stare zitti e fare finta di nulla. In modo ufficiale (sono innumerevoli ormai gli incontri storici, le visite di Ministri, Sottosegretari, Ambasciatori, Consoli, politici, ecc., conditi con apprezzamenti, gratifiche, sostegni, attenzioni, pacche sulle spalle) o all’insaputa dell’opinione pubblica, essi preferiscono continuare a dialogare amabilmente con i “loro” amici di centro-destra e di centro-sinistra in Italia, invece di denunciare pubblicamente i tagli, di chiedere un’audizione dal Ministro degli esteri o di qualche altro esponente del Governo, di mobilitare le Comunità degli Italiani e gli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana, di esigere il ripristino degli importi di finanziamento se si vuole conservare, salvaguardare, tutelare, affermare, sviluppare l’identità, la lingua e la cultura italiana sul nostro territorio d’insediamento storico. Evidentemente, ciò che ai “nostri italiani di professione” sta a cuore non è la sorte della Comunità Nazionale Italiana, bensì la certezza di continuare a ricoprire le loro funzioni, che ormai sono diventate professioni, con la corrispondente adeguata remunerazione e la possibilità di ripartire un qualsiasi importo ai loro “fedelissimi” per assicurarsi il consenso elettorale. Si tratta di un circolo vizioso con determinate regole: 1. non inimicarsi coloro che detengono i mezzi finanziarsi, ma sostenerli sempre il più possibile; 2. assicurarsi introiti considerevoli per la loro funzione/professione; 3. ripartire determinati mezzi finanziari soltanto ai propri sostenitori (per usare un eufemismo) per assicurarsi un consenso elettorale al fine di continuare la loro funzione/professione. E di tale circolo vizioso fanno parte, purtroppo, anche i “nostri” pochi e unici mezzi d’informazione (“La Voce del Popolo”, Radio e TV Capodistria, “Panorama”, Radio Fiume, Radio Pola).
Quindi, se la Comunità Nazionale Italiana autoctona in Croazia e Slovenia si trova nell’attuale situazione, ciò è dovuto anche e soprattutto alla (ir)responsabilità della sua “oligarchia dominante”.
E per finire, riteniamo utile rilevare che, quando si dibatte di una questione morale, è bene tener conto che esistono le persone morali, quelle amorali e quelle immorali. Le persone morali sono tali in tutto e ritengono che il fine non giustifichi i mezzi. Le persone amorali non promuovono il bene, non si dedicano al male e ritengono che il fine possa giustificare qualche mezzo scorretto. Invece le persone immorali ridono di coloro che credono nei valori e ritengono che il fine di fare soldi e/o di conquistare potere giustifichi qualsiasi mezzo, senza alcun scrupolo, senza alcuna coscienza. Le persone “perbene” e quelle “permale” sono sempre e ovunque esistite; purtroppo, la crisi dell’etica nel nostro tempo ha aumentato il numero di quest’ultime. Questo sarà anche un discorso moralista (non dovuto però alla confusione tra etica e politica), ma riteniamo che deve esistere un’etica, con le sue regole, in tutti i settori della vita associata; valori e regole che, purtroppo, solo le persone “perbene” rispettan.
 
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