Home Appunti - Bilješke Pagliacciata in salsa battelliano-radiniana
Pagliacciata in salsa battelliano-radiniana PDF Stampa E-mail
Scritto da Zilli   
Giovedì 24 Novembre 2011 08:21
Il 4 dicembre 2011 si terranno le elezioni parlamentari in Croazia e Slovenia. Per il seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana sia in Croazia sia in Slovenia si sono candidati sempre (e ora anche soltanto) i soliti “personaggi” che della loro funzione hanno fatto la loro professione e cioè: Furio Radin, che svolge la “professione di italiano” dal 1992, e Roberto Battelli, che lo supera operando in tal senso dal 1990. Ergo, ci troviamo nella situazione di avere due candidature “blindate” e cioè, indipendentemente dall’esito elettorale, anche con un solo voto i “nostri italiani di professione” saranno ri-eletti per l’ennesima volta alla “professione” di deputati.
 L’unica differenza nei due casi è che, mentre gli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana in Slovenia godono del diritto al “doppio voto”, i nostri connazionali in Croazia tale diritto non ce l’hanno e quindi dovranno scegliere se esercitare il diritto di esprimere un voto “etnico” (per il seggio specifico) o il diritto di esprimere un voto “politico” (per le liste dei vari partiti politici, delle liste indipendenti o delle coalizioni, alla pari della maggioranza della popolazione). Il seggio specifico garantito alla Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e in Croazia è un diritto prescritto dalle leggi nei due Stati e, quale diritto acquisito, è garantito anche dal Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze del 1996; quindi, indipendentemente dall’affluenza alle urne e dall’esito elettorale, tale diritto verrà mantenuto anche in futuro, e un tanto va detto in quanto i “nostri italiani di professione” faranno di tutto per cercare di convincere gli elettori ad andare a votarli, adducendo che:
-così si dimostra la propria italianità (e chi meglio di loro sa cos’è l’italianità visto che su questa ci “campano”, l’uno da 19 e l’altro da 21 anni?);
-chi non li vota, italiano non è (simile allo slogan: chi non salta, un nemico è! è!);
-così verrà mantenuto il seggio specifico ai Parlamenti croato e sloveno; 
-e chissà cosa ancora si inventeranno pur di convincere gli elettori-italiani a votarli, pur di non risultare eletti con pochi voti, ossia pur di non risultare “delegittimati” alle prossime elezioni? 
Il tutto, naturalmente, non corrisponde al vero. E poi, se ci troviamo nella situazione in cui ci troviamo, ciò è dovuto principalmente proprio a loro, che non hanno mai usato (e nemmeno oggi usano) mezze misure e mezzi termini nei confronti di tutti coloro che avrebbero potuto degnamente continuare a rappresentare la Comunità Nazionale Italiana, pur di continuare la loro “professione di deputati”. Hanno usato tutti i mezzi a loro disposizione (le innumerevoli funzioni che ricoprono, le competenze inerenti tali funzioni e i mezzi finanziari di cui disponevano) pur di fare “terra bruciata” intorno a loro, adottando lo slogan “morto io, un fulmine a chi resta”. Che cosa ci si può aspettare da coloro che hanno avuto ben due decenni di tempo per mantenere le loro promesse e che non sono riusciti (o non sono stati capaci) a farlo? Ma, per non rimanere nel vago, riteniamo utile elencare soltanto alcuni motivi per non votare i due “deputati di professione”, e quindi per i connazionali in Croazia per non usufruire del voto “etnico”, e cioè:
1. ambedue sono candidati unici e quindi gli elettori si trovano nella condizione di non aver nulla da scegliere e indipendentemente dall’esito elettorale i candidati unici risultano già eletti;
2. ambedue hanno fatto della loro funzione la loro professione (Battelli è deputato dal 1990 e Radin è deputato dal 1992);
3. ambedue ricoprono innumerevoli funzioni (Battelli ricopre attualmente 17 funzioni, Radin di funzioni ne ricopre 12);
4. ambedue sono promotori, sostenitori ed esecutori di una politica pragmatica, utilitarista, opportunista e cinica, che a noi piace definire “settebandiere” (Battelli ha sostenuto il Governo Janša e poi il Governo Pahor, mentre Radin ha sostenuto prima il Governo Račan e poi il Governo Sanader/Kosor; da ricordare che Radin ha appoggiato pubblicamente sia i candidati di centro-destra sia di centro-sinistra alle elezioni parlamentari e regionali in Italia, poi appoggia la Dieta Democratica Istriana alle elezioni locali e regionali in Croazia, poi mantiene un’ottima collaborazione con le associazioni degli esuli in Italia e prende parte ufficialmente ogni anno ai festeggiamenti organizzati dall’Associazione dei combattenti antifascisti dell’Istria relativi al “ricongiungimento dell’Istria alla madrepatria croata”);
5. quali artefici di una politica che risale al Medio Evo (dove si possono rintracciare dei precedenti di questa mentalità nel famoso detto: “Franza o Spagna, purché se magna”), ambedue hanno coinvolto in tale loro politica anche l’Unione Italiana, sebbene definita “organizzazione unitaria, autonoma, democratica e pluralistica degli Italiani delle Repubbliche di Croazia e Slovenia, di cui esprime l’articolazione complessiva dei bisogni e degli interessi generali e specifici”, che in tal modo è stata resa compartecipe e corresponsabile per il loro appoggio ai vari schieramenti partitici o di coalizioni, il che non andava assolutamente fatto in quanto irresponsabile ed inaccettabile - e  lo è ancor di più dal 2006 ad oggi, ossia dall’elezione di Radin alla funzione di Presidente dell’Unione Italiana; è un “dato di fatto” che Furio Radin ricopra sia una sia l’altra funzione e che le “sue” prese di posizione di deputato possono e sono interpretate anche come prese di posizione dell’Unione Italiana, il che non dovrebbe succedere se, naturalmente, si vuole e si sostiene di volere un’Unione Italiana quale organizzazione che dovrebbe, o che per lo meno pretende, rappresentare tutti gli italiani in Croazia e Slovenia;
6. il “deputato di professione” Radin ha appoggiato il Governo Sanader nel 2003 e nel 2007 (ricoprendo anche la funzione di Presidente dell’Unione Italiana), e cioè lo ha fatto per ben 6 anni consecutivi, e così facendo ha fornito la possibilità ed ha contribuito all’affermazione di colui che oggi è indagato per corruzione, abuso di potere e associazione a delinquere (oggi, Radin non può ritenersi innocente, sostenendo di non essere stato a conoscenza delle attività illecite di Sanader, in quanto se raggirato allora è immeritevole di ricoprire l’incarico di deputato, e soprattutto in quanto il fatto di ignorare qualcosa non può esimere dalla responsabilità per i fatti che si sono succeduti, dato che le innumerevoli malversazioni venivano denunciate dai mass media, e probabilmente lo sapevano tutti, ma per una questione di opportunismo hanno preferito continuare a “non vedere”, “non sentire”, “non parlare”, hanno preferito fare propria la morale umana delle tre proverbiali scimmiette);
7. ambedue hanno disatteso le promesse fatte, gli impegni che si sono assunti (e cioè: la mancata costituzione del Tavolo tecnico da istituirsi presso il Ministero degli Affari Esteri italiano al fine di redigere la Legge d’interesse permanente ovvero Legge quadro dello Stato italiano in favore della Comunità Nazionale Italiana; la mancata attuazione dell’Accordo tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze del 1996; l’inconcludente Commissione permanente interministeriale per l’attuazione dell’Accordo tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze, istituita ai sensi dell’Accordo Radin-Sanader; il mancato riconoscimento del diritto al “voto aggiuntivo” nell’ambito delle elezioni parlamentari in Croazia; il mancato riconoscimento del diritto all’esenzione dal pagamento dei dazi doganali e dell’IVA sulle donazioni del Governo italiano alla Comunità Nazionale Italiana e a tutte le sue istituzioni, scuole e associazioni; il mancato bilinguismo integrale; l’irrisolta questione relativa al confine di Schengen; la mancata sottoscrizione di accordi tra i Governi sul riconoscimento dei titoli di studio; ecc.);
8. ambedue sono in parte responsabili (dato che ricoprivano e ricoprono funzioni nell’ambito dell’Unione Italiana) per i risultati (non) conseguiti in riferimento ai progetti imprenditoriali (che avrebbero dovuto creare la tanto auspicata base economica allo scopo di giungere ad un’autonomia finanziaria della Comunità Nazionale Italiana), per la (mala)gestione dei mezzi finanziari nell’ambito dell’Unione Italiana, per aver ridotto l’Assemblea dell’Unione Italiana ad un intralcio, a notaio, ad organo di ratifica, a “votificio” dei desiderata dei singoli, per l’approvazione delle modifiche “ad personam” allo Statuto dell’Unione Italiana, per le numerose irregolarità presenti nell’ambito del lavoro, del comportamento e del funzionamento dell’Assemblea e della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana; ecc., ecc.
Comunque, in riferimento al prossimo appuntamento elettorale, siamo certi che:
-ambedue verranno riconfermati con un voto che sin d’ora possiamo definire “bulgaro” (riceveranno circa il 99% dei voti da parte dei votanti, il che sicuramente li renderà contenti e fieri);
-l’affluenza alle urne diminuirà ulteriormente (ormai meno di 1/3 degli aventi diritto al voto usufruisce di tale diritto, e saranno ancor di meno coloro che ne usufruiranno in questa tornata elettorale) e ne conseguirà che i candidati unici (che poi sono sempre le stesse persone) rappresenteranno un numero e quindi una percentuale sempre più esigua del totale degli elettori e quindi una percentuale sempre più alta del numero dei votanti (dato che poi vanno a votare soltanto i loro amici, parenti, conoscenti, colleghi interessati, opportunisti, ecc.). 
I risultati “bulgari” stanno certamente a significare qualcosa che non va, in quanto in ogni sistema elettorale democratico i risultati “bulgari” di certo non sono presenti. Sarà, forse, perché i candidati in partenza non dispongono delle medesime condizioni per poter gareggiare in modo corretto? Sarà perché le stesse persone partono sempre avvantaggiate? Con elenchi elettorali a disposizione per inviare ad ogni singolo connazionale lettere, inviti, foto e programma, con l’Unione Italiana e le Comunità degli Italiani a disposizione come logistica, con mezzi finanziari dell’Unione Italiana e dello Stato, con il supporto dell’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia, con l’appoggio politico-partitico a carattere finanziario e non, con manifesti mega e mini? Chissà?! E quindi, la loro vittoria sarà la vittoria dell’Unione Italiana e de “La Voce del Popolo”: l’Unione Italiana, in quanto ha continuato anche in questa tornata elettorale parlamentare a fungere da base logistica per ambedue, investendo personale, informazioni, mezzi finanziari e “peso” politico e finanziario; mentre “La Voce del Popolo” lo ha fatto continuando ad operare con una politica redazionale parziale, servile e servizievole nei confronti di ambedue. Ma, così facendo, sia l’Unione Italiana sia la Casa editrice EDIT, non operano in conformità alle norme, ai principi e ai valori fondamentali per l’affermazione e lo sviluppo di un sistema democratico nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana. Ciò riguarda soprattutto “La Voce del Popolo”, l’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia e Slovenia, avendo presente che l’informazione sta alla base di un sistema democratico, è essenziale per l’affermazione e lo sviluppo di una società democratica. In questi ultimi anni, fornendo informazioni parziali, sottacendo fatti e malefatte, la politica redazionale de “La Voce del Popolo” ha dimostrato di infischiarsene altamente del ruolo a cui è chiamata e al quale dovrebbe adempiere nell’interesse della e per la Comunità Nazionale Italiana. È molto più importante operare nell’interesse di coloro che assicurano mezzi finanziari dai vari bilanci statali che non nell’interesse generale di tutti i connazionali in Croazia e Slovenia. Ma la responsabilità per le loro azioni va lasciata alle loro coscienze, a quella del caporedattore responsabile, a quella del vice-caporedattore, Roberto Palisca (che è anche il candidato sostituto di Radin, il che è un assurdo), e a quelle dei giornalisti. A proposito, chi si ricorda di almeno un articolo, un intervento, un commento critico nei confronti dell’operato dei “nostri deputati di professione” apparso su “La Voce del Popolo” o su qualche altra edizione dell’EDIT?  
Da parte nostra, vista la situazione e tenuto conto di quanto sopra riportato, sappiamo benissimo cosa fare alle prossime elezioni parlamentari: usufruiremo del diritto al “voto politico”, certi così di non essere compartecipi e corresponsabili della “pagliacciata” che è in atto e sicuri di poter effettivamente decidere con il nostro voto quale formazione vogliamo al Governo (mentre il voto ad ambedue i candidati unici poi si trasforma nell’ambito del Parlamento quale appoggio a chissà chi e chissà che cosa). Per noi non è così difficile intravedere e capire che i candidati unici ormai rappresentano il passato e non il futuro della Comunità Nazionale Italiana.

 
hrvatskiitaliano

Manifesti

Vox populi

Il sito web è indipendente, in costante aggiornamento e soggetto ad ampliamento. Questo spazio è libero, gratuito e a disposizione di tutti coloro che vogliono rendere pubblica la propria opinione e che, purtroppo, non sono riusciti ad ottenere un riscontro positivo da parte dei mezzi d'informazione presenti sul territorio istro-quarnerino.

I pareri, le proposte, le idee, i commenti vanno inviati alla seguente e-mail:

voxpopuli@silvanozilli.com

 


Get the Flash Player to see this player.