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Radin rappresenta il 16,68% degli elettori Italiani in Croazia PDF Stampa E-mail
Scritto da Zilli   
Mercoledì 07 Dicembre 2011 11:49
Il 29 novembre 2011 abbiamo chiesto alla Commissione elettorale statale della Repubblica di Croazia di fornirci il numero degli elettori appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana iscritti nell’elenco elettorale per le imminenti elezioni parlamentari in Croazia. Il 1° dicembre 2011, la Commissione elettorale centrale ci ha risposto che sono 18.387 gli elettori appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana. I risultati delle elezioni, tenutesi il 4 dicembre 2011, per il seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato sono i seguenti:

 

No. degli iscritti nell’elenco elettorale specifico della CNI

No. degli elettori che hanno esercitato il diritto al voto “politico”

No. degli iscritti nell’elenco elettorale rilevato dalle Commissioni elettorali (escludendo coloro che hanno esercitato il diritto al voto “politico”)

18.387

8.382 (45,59%)

10.005 (54,41%)

 

 

No. degli elettori che hanno esercitato il diritto

al voto “etnico”

No. degli elettori che non si sono recati alle urne

3.159 (31,57%)

6.846 (68,43%)

No. delle schede rilevate

3.157

Schede valide

Schede nulle

3.067

90

Candidato unico – voti

 

Furio Radin – 3.067 (100%)

 
Sulla base dei dati riportati nella tabella andrebbe fatta una seria analisi per poter capire l’opinione e l’espressione di (s)fiducia degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana nei confronti del “candidato unico”, “deputato di professione” e Presidente dell’Unione Italiana.
Va comunque sottolineato che dei 18.387 iscritti nell’elenco elettorale specifico della Comunità Nazionale Italiana in Croazia:
-8.382 elettori (il 45,59%) hanno ritenuto opportuno esercitare il diritto al voto “politico” (per le liste dei partiti/delle coalizioni o le liste dei candidati indipendenti);
-6.846 elettori (il 37,23%) non si sono recati alle urne;
-3.159 elettori (il 17,18%) hanno ritenuto opportuno esercitare il diritto al voto “etnico” (per il seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato).
Considerati i numerosi appelli del “candidato unico”, “deputato di professione” e Presidente dell’Unione Italiana a votare da italiani per il proprio seggio specifico, si può dire che una considerevole parte degli italiani (iscritti all’Unione Italiana) non ne ha tenuto conto, non recandosi alle urne oppure decidendo di esercitare il diritto al voto “politico” (la somma delle due categorie risulta di 15.228 elettori ovvero dell’82,82%), ed in merito qualcuno dovrebbe porsi il quesito dei vari perché, delle ragioni, delle argomentazioni effettive che hanno determinato una tale elevatissima percentuale. Il dato è sconcertante, e come tale va tenuto in debito conto. Insomma, ci si dovrebbe chiedere: 
-come mai ben 8.382 appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana hanno preferito esercitare il diritto al voto “politico”? 
-come mai ben 6.846 appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana hanno ritenuto superfluo andare a votare e quindi hanno rinunciato al loro diritto di esprimere un qualsiasi voto, sia esso “politico” oppure “etnico”? 
-come mai solo 3.159 (il 17,18%) appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana hanno preferito esercitare il diritto al voto “etnico”?
-l’indice pari al 17,18% dell’affluenza alle urne non dovrebbe invalidare qualsiasi elezione democratica? 
Affluenze alle urne del genere venivano registrate negli anni di re Hassan II in Marocco, quando la partecipazione alle elezioni era quasi nulla e i risultati erano chiaramente prefabbricati. Elezioni del genere, palesemente antidemocratiche, in quanto registrano un basso tasso di partecipazione al voto si hanno in Colombia e in altri Paesi che ora non andremo ad elencare. Ma negli articoli apparsi sull’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia e Slovenia non c’è alcun commento in merito. Insomma, una vergogna! Crolla decisamente il numero dei votanti per il seggio specifico e nessuno si scompone; tutti fanno finta di nulla. Nessuno ritiene opportuno segnalare che la stragrande maggioranza dell’elettorato ha preferito esercitare il diritto al “voto politico” oppure astenersi dalle elezioni (che sono stati i fattori più gravi) e tanto meno di commentare il tutto cercando di dare qualche spiegazione a tale manifesto disinteresse da parte dei nostri connazionali. Ci chiediamo: la consultazione elettorale appena conclusasi ha da ritenersi democratica? il livello di partecipazione al voto non è talmente risibile da mettere in dubbio la legittimità del risultato? come si fa a sottacere che una tale affluenza dovrebbe prevedere il fallimento di una consultazione elettorale che si suole definire democratica? l’eletto ha da ritenersi legittimo rappresentante della Comunità Nazionale Italiana in Croazia? con quale faccia tosta si può sostenere che tale nominativo rappresenta democraticamente e legittimamente tutti gli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana in Croazia? 
Inutile porre altre domande, tanto ormai si sa che tutto è possibile nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana con i “tuttologi” e i “dirigenti a vita” che abbiamo. Quindi, possiamo dire che il “candidato unico” ha vinto le elezioni con un indice di sostegno del 16,68% degli elettori Italiani in Croazia. Congratulazioni! Evviva la democrazia rappresentativa!
Tra le varie ragioni che hanno determinato l’astensionismo o la rinuncia all’esercizio del diritto al voto “etnico” vanno sicuramente enumerate: la mancanza di scelta (essendoci il “candidato unico”), il ripetersi per la sesta volta consecutiva del medesimo nominativo (ormai “deputato a vita”), la disaffezione, il disinteresse, l’insoddisfazione, la delusione, la sfiducia, ecc. 
Naturalmente, i dati rilevati dalla Commissione elettorale statale risultano differenti, in modo considerevole. I dati della Commissione elettorale statale, per quanto riguarda la Comunità Nazionale Italiana (ma anche le altre comunità nazionali) risultano parziali, incompleti essendo stato attuato un procedimento specifico nei confronti degli appartenenti alle minoranze nazionali investiti dall’opportunità di scegliere tra il diritto di esprimere un voto “etnico” (per il seggio specifico prescritto per gli Italiani al Parlamento croato) e il diritto di esprimere un voto “politico” (per la lista di candidati dei vari partiti politici, delle coalizioni o di liste di candidati indipendenti, ovvero alla pari della maggioranza della popolazione croata). Agli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana che si sono recati alle urne veniva posto il quesito da parte della Commissione elettorale se volevano esprimere un voto “etnico” oppure un voto “politico”, e qualora la scelta espressa risultava per il voto “etnico” questi rimanevano evidenziati e conteggiati nell’apposito elenco elettorale specifico della Comunità Nazionale Italiana, mentre qualora la scelta espressa risultava per il voto “politico” questi venivano invitati a convalidare con la propria firma la rinuncia al voto “etnico” e conseguentemente venivano detratti dall’elenco elettorale specifico della Comunità Nazionale Italiana e inclusi, aggiunti nell’elenco elettorale generale ovvero della maggioranza della popolazione croata per esercitare il diritto al voto “politico”. Un’operazione di smistamento degli aventi diritto al voto – appartenenti alle minoranze nazionali da un elenco elettorale all’altro che, inevitabilmente, oltre ad essere discriminatoria (in quanto permette alla Commissione elettorale nei vari seggi e a tutti gli altri organi coinvolti nel procedimento elettorale di vedere l’opzione effettuata da ogni singolo appartenente alla minoranza nazionale) va ad incidere anche sui risultati che conseguentemente se ne ricavano sull’affluenza alle urne e sulla percentuale dei voti ottenuti dal “candidato unico” che si è presentato all’elezione per il seggio specifico. 
Infatti, stando alla Commissione elettorale centrale l’affluenza alle urne da parte degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana risulta del 31,57%, dato che ha tenuto conto solo e soltanto dei dati che fuoriescono escludendo quelli relativi all’esercizio del diritto al voto “politico”, che naturalmente incidono notevolmente. In merito ai voti ottenuti dal “candidato unico” al seggio specifico della Comunità Nazionale Italiana (Furio Radin – 3.067) questi non vanno visti soltanto nell’ottica della Commissione elettorale statale, e cioè prendendo in considerazione soltanto il numero degli elettori che hanno esercitato il diritto al voto “etnico” arrivando di conseguenza ad un esito elettorale “plebiscitario”, o meglio dire “bulgaro”, a favore del “candidato unico”. Certamente, se i calcoli vengono fatti così come impostato dalla Commissione elettorale statale, i 3.067 voti ottenuti dal “deputato di professione” corrispondono al 100%, ma tale percentuale risulta su un totale di 3.067 schede elettorali valide ovvero di votanti che hanno esercitato il loro diritto al voto “etnico”. Se vogliamo tener conto di tutti gli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana e di tutti i dati sopra riportati allora dobbiamo anche rilevare che i 3.067 voti ottenuti dal “deputato a vita” corrispondono:
-al 26,57% del numero degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana che sono andati a votare, indipendentemente se usufruendo del voto “politico” oppure del voto “etnico” (ovvero di 11.541 elettori); 
-al 16,68% del numero complessivo degli iscritti nell’elenco elettorale specifico della Comunità Nazionale Italiana in Croazia.
Conseguentemente, il 100% “bulgaro” o “plebiscitario” si scioglie come neve al sole tenuto conto dei dati complessivi, ovvero si riduce a 1/4 se rapportato a tutti coloro che comunque si sono recati alle urne e si riduce al 16,68% del numero complessivo degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana aventi diritto al voto, il che, ci permettiamo di dire, legittima ben poco il rappresentante della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato, come sostenuto e voluto dal “candidato unico” e Presidente dell’Unione Italiana. In tal contesto, non va dimenticato che il medesimo candidato, alle ultime elezioni dell’Unione Italiana (svoltesi il 13 giugno 2010), con la candidatura congiunta per le funzioni di Presidente dell’Unione Italiana e di Presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, ha conseguito un consenso elettorale corrispondente al 15,94% degli aventi diritto al voto (dei 37.662 elettori). Quindi, si può sostenere che Furio Radin, con il consenso elettorale pari al 15-16% degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana aventi diritto al voto, ricopre sia la funzione di “deputato” (e lo fa ormai da oltre 19 anni) e di Presidente dell’Unione Italiana (e lo fa ormai da oltre 5 anni). Ma, al Presidente dell’Unione Italiana e deputato uscente e rientrante per la sesta volta consecutiva al Parlamento croato tali dati non preoccupano, in quanto anche con una manciata di voti è pur sempre contento di continuare a ricoprire tali funzioni, trasformandole in professione, indipendentemente dal sempre più esiguo numero di preferenze elettorali che riesce a racimolare in modo tutt’altro che corretto e indipendentemente dal sempre più marcato astensionismo e dalla sempre più evidente disaffezione degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana alle elezioni sia parlamentari che dell’Unione Italiana. 
Ma vediamo il suo percorso elettorale dal 1992 al 2011, tenuto conto soltanto dei dati parziali, incompleti della Commissione elettorale statale.
 

Anno

No. elettori Italiani

No. votanti

Schede valide

Schede nulle

Furio Radin

1992

9.590

7.273     (75,84%)

 

 

4.024    (55,33%)

1995

17.439

10.418     (59,74%)

10.143     (97,36%)

275     (2,64%)

8.609    (84,88%)

2000

10.704

6.819     (63,71%)

6.529     (95,75%)

290     (4,25%)

5.152    (78,91%)

2003

12.520

6.051     (48,33%)

5.849     (96,66%)

202     (3,34%)

4.669    (79,83%)

2007

11.230

4.803     (42,77%)

4.703     (97,92%)

100     (2,08%)

4.177    (88,82%)

2011

10.005

3.159 (31,57%)

3.067 (97,15%)

90

(2,85%)

3.067 (100%)

 

 

 

 

 

 

 
 
Cosa si può dedurre dai dati parziali, incompleti riportati nella tabella? Va rilevato che:
-dal 2003 ad oggi il numero degli iscritti nell’elenco elettorale sta diminuendo di elezione in elezione;
-dal 1995 ad oggi il numero dei votanti è in costante diminuzione; 
-dal 2000 ad oggi l’affluenza alle urne sta diminuendo di elezione in elezione;
-ormai soltanto 1/3 degli aventi diritto al voto “etnico” usufruisce di tale diritto;
-il “deputato a vita” rappresenta una percentuale sempre più esigua del numero totale degli elettori, e cioè l’indice nel 2000 era del 48,13%, nel 2003 era del 37,29%, nel 2007 del 37,19% ed oggi è del 30,65%;
-i voti del “deputato a vita” sono in costante diminuzione dal 1995 ad oggi, e cioè sono diminuiti di elezione in elezione, in successione come segue: nel 2000 si registra una diminuzione di 3.457 voti, nel 2003 una diminuzione di 483 voti, nel 2007 la diminuzione è di 492 voti ed oggi si registra una diminuzione di 1.110 voti (dal 1995 con 8.609 voti si è giunti al 2011 con 3.067 voti, registrando una diminuzione pari a 5.542 voti, ossia ottenendo finora il più basso consenso elettorale); 
-il “deputato a vita” rappresenta una percentuale sempre più alta del numero dei votanti, dato che poi vanno a votare soltanto gli amici, parenti, conoscenti, colleghi interessati, opportunisti, ecc., e cioè: si passa dal 78,91% al 79,83%, all’88,82% ed ora al 100%, superando ogni più rosea aspettativa e segnando il suo massimo risultato “bulgaro” mai conseguito prima. 
Ma, come abbiamo già più volte sostenuto, il risultato “bulgaro” sta certamente a significare che qualcosa non va, in quanto in ogni sistema elettorale democratico i risultati “bulgari” di certo non sono presenti. Certo, ha ragione il “candidato unico”, “deputato di professione” e Presidente dell’Unione Italiana quando sostiene (“La Voce del Popolo” del 6 dicembre 2011) di “essere estremamente soddisfatto” e che per lui il risultato delle elezioni è “un qualcosa di molto gratificante” dato che tale risultato gli assicura un introito mensile pari a oltre 50.000,00 kune.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Dicembre 2011 12:55
 
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