Home Appunti - Bilješke I pilastri della Comunità Nazionale Italiana (di Gianclaudio Pellizzer)
I pilastri della Comunità Nazionale Italiana (di Gianclaudio Pellizzer) PDF Stampa E-mail
Scritto da Zilli   
Lunedì 10 Novembre 2014 08:02

C’è una calma apparente. Un silenzio assordante. Le cose capitano in sordina. Tutto è sfuggente, incomprensibile, immateriale alla persona normale che passa la sua giornata in modo normale. La tradizione, la concezione solare della democrazia, anche la grande fiducia inculcataci dai nostri a credere nel condottiero, e poi la crisi, questa crisi che ci sta fiaccando e che non ci da respiro, la precarietà, le scene catastrofiche alla TV, popoli che si ammazzano, la BCE che detta le regole, i governi asfissiati dalla legge di stabilità, le borse che salgono e poi scendono, “spred”, le banche dove ci sono i nostri risparmi al collasso, malversazioni, sindaci sotto accusa, pretendenti alla carica di presidenti che poi risultano aver commesso reati. È tutto schizofrenico. Politiche scellerate che di anno in anno fanno star sempre peggio le persone, politiche che ci fanno viver male. Ma noi di vita ne abbiamo solo una e vorremmo viverla bene.

Tutti abbiamo, credo, bisogno di pace, di tranquillità, di spensieratezza, di sicurezze per noi, per i nostri figli, per i nostri nipoti, e non vogliamo dimenticare. Sì, non vogliamo dimenticare!

E non è vero che noi normali cittadini non possiamo fare niente. Possiamo se nient’altro almeno agire in modo tale da essere in pace con la nostra coscienza.

La falsità, spesso per la regola del passa parola, del ripeterla all’infinito, si trasforma in una (non) verità diventando più idonea a chi sta al potere.

E tutto questo, direte, che senso ha? Dove si vuol parare?

Si vuol parare lì dove il dente duole, nella nostra piccola, storica Unione Italiana dell’Istria e di Fiume, cosi bistrattata, dimenticata, giudicata male, un’associazione che ci ha rappresentato nel bene e nel male dal 1944 in poi, fino agli anni Novanta, quando s’è trasformata in Unione Italiana con sede a Fiume e in Unione Italiana con sede a Capodistria. È la nostra storia di noi Italiani rimasti nella nostra terra.

Un’associazione che ha combattuto per gli interessi della Comunità Nazionale Italiana. Un’associazione della quale il Presidente della Giunta esecutiva e il Presidente dell’Unione Italiana non ne hanno mai festeggiata la ricorrenza!

Quest’anno ricorre il 50-esimo della collaborazione tra la nostra associazione e l’Università Popolare di Trieste. Perché non si festeggia una ricorrenza così importante? Chi non vuole ricordare? Perché la dirigenza UI tace?

I signori Radin, Tremul, Palisca, la Giunta, non lo vogliono fare, e ne facciano a meno! Ma noi, tutti noi membri delle Comunità degli Italiani lo vogliamo almeno noi fare e legittimare in tal modo una parte importante, anche se meno felice, della nostra storia? Vogliamo organizzarci tra Comunità e farlo magari assieme?

Io penso sia doveroso muoverci, non lasciare che passi il 2014. Sono 50 anni di collaborazione con l’UPT, dallo storico 1964. Lo dobbiamo a tutte quelle persone che hanno collaborato, di qua e di là dal confine, per far si che questa nostra componente italiana sul nostro territorio potesse esistere, loro lo hanno fatto in un periodo difficile, anche subendo di persona, ma mai hanno mollato. Non volendo ricordare questo 50-esimo di collaborazione neghiamo anche il loro lavoro, i loro sacrifici, le loro ore trascorse lontano dalla loro famiglia, e l’hanno fatto per tutti noi, per le nostre istituzioni, per il nostro futuro.

Uniamo i nostri cori e cantiamo un inno per questi 50 anni di UIIF/UI-UPT.

Rabbrividisco all’idea che ciò ci stia succedendo, stento a crederci, mi chiedo come la dirigenza UI sia tanto indifferente. Mi chiedo però come mai stia zitta anche l’Università Popolare di Trieste, è possibile che neanche a loro interessi celebrare una ricorrenza di tal portata? Che anche a loro non interessino gli sforzi profusi dalle loro dirigenze, dei risultati conseguiti e perché no anche delle nostre comuni sconfitte, se ce ne sono state; è tutta storia nostra.

Signori dell’UPT non lasciatevi fuorviare da persone che purtroppo dimenticano così in fretta la loro storia, abbiate un po’ di orgoglio per le cose fatte e celebrate questa ricorrenza almeno con le Comunità degli Italiani. Ve ne saranno grati tanti Italiani di Croazia, Slovenia e ne sono certo anche dell’Italia.

 
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