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La sindrome di hýbris PDF Stampa E-mail
Scritto da Zilli   
Giovedì 08 Ottobre 2015 09:29

Hýbris (dal greco antico ὕβρις) significa letteralmente “tracotanza”, “eccesso”, “superbia”, “orgoglio” o “prevaricazione”. Nelle tragedie greche la hýbris, peccato compiuto da chi offende con prepotenza e tracotanza, è punita dalla “némesis” (in greco νέμεσις), che significa “vendetta degli dei”, “ira”, “sdegno”.

Secondo uno studio, compiuto da David Owen (House of Lords, London) e Jonathan Davidson (Department of psychiatry and behavioural sciences, Duke University Medical Center, Durham), dal titolo “Hybris syndrome: an acquired personality disorder?” e pubblicato nel 2009 sulla  rivista di neurologia “Brain” (vedi: http://brain.oxfordjournals.org/content/brain/132/5/1396.full.pdf), come riporta il sito internet “italiasalute.it” (vedi: http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=7162), la sindrome di hýbris è un disturbo della personalità (come quello narcisistico, l’istrionico e l’antisociale), caratterizzato da comportamenti arroganti e ispirati da presunzione, che si accompagnano a una preoccupazione maniacale per la propria immagine. Secondo gli psicologi questo quadro mentale si presenta il più delle volte nelle persone che gestiscono il potere, specie se si protrae nel tempo e se al potere si aggiunge il successo. Difatti, sarebbe proprio un’“intossicazione da potere” a scatenare la sindrome, insieme a determinate predisposizioni genetiche. Per parlare di “sindrome di hýbris”, devono essere presenti almeno tre o quattro di una serie di 14 sintomi, e cioè:

-la propensione narcisistica di vedere il proprio mondo soprattutto come un’arena in cui esercitare il potere e cercare la gloria;

-la predisposizione a compiere azioni che li mettano in buona luce, al fine di migliorarne l’immagine;

-la preoccupazione sproporzionata per la propria immagine e il proprio aspetto;

-il modo messianico di parlare delle proprie azioni e la tendenza all’esaltazione;

-l’identificazione con la nazione o l’organizzazione nella misura considerata coincidente con la propria visione e i propri interessi;

-la tendenza a parlare di sé in terza persona o a utilizzare il “noi”;

-la fiducia eccessiva nei propri giudizi, e la conseguente scarsa considerazione per i consigli e le critiche degli altri;

-l’esagerata fiducia in se stessi, confinante con un senso di onnipotenza, e in ciò che personalmente possono raggiungere;

-la convinzione che, piuttosto che essere responsabili di fronte agli altri o all’opinione pubblica, il tribunale cui sono chiamati a rispondere è: la Storia o Dio;

-la fede incrollabile che al cospetto della Storia o di Dio saranno vendicati;

-la perdita di contatto con la realtà, spesso associata a un progressivo isolamento;

-l’irrequietezza, l’imprudenza e l’impulsività;

-la tendenza a permettere la loro “ampia visione” circa la rettitudine morale delle loro azioni, per ovviare alla necessità di considerarne la praticità, i costi o i risultati;

-l’incompetenza hýbristica, dove le cose vanno male perché la troppa fiducia in se stessi li porta a non preoccuparsi per la mala gestione e la mala politica.

Ovviamente, il carattere dell’individuo è determinante nel presentarsi di questa sindrome; saranno meno a rischio le persone umili, dotate di senso dell’umorismo, di autocritica e autocontrollo. La neurobiologia della hýbris sembra sia legata ai sistemi dopaminergici, noradrenergici e serotoninergici nel cervello. Secondo David Owen e Jonathan Davidson, quando i tratti negativi della sindrome vengono fuori nei leader politici, la capacità di prendere decisioni è seriamente compromessa, portando a conseguenze disastrose in ambito politico e sociale. Infatti, chi soffre della sindrome spesso compie azioni al fine di ottenere un rinforzo per la propria immagine, dando a essa un’importanza esagerata, quindi si perdono di vista gli obiettivi del proprio ruolo. Si perde il contatto con la realtà, si segue un impulso imprudente e nervoso che alla fine conduce all’incompetenza. Per questa sindrome, ora, non esistono cure, ma è possibile una riabilitazione psicologica che rinforzi l’effetto dei fattori protettivi.

Riportando tutto questo al nostro tempo e al nostro contesto, dobbiamo chiederci: chi pecca di tracotanza, eccesso, superbia, presunzione, prepotenza? Indubbiamente, alcuni dei nostri rappresentanti, politici e non, inflazionati dal potere. Ci rendiamo conto della pochezza psicologica di codesti individui e del pericolo che rappresenta questo peccato di hýbris per la loro psiche e per il nostro benessere di elettori, sia come cittadini sia come connazionali?

Qualcuno dirà che non serve creare nuove sindromi perché infondo il disturbo narcisistico, quello antisociale e quello istrionico, inclusi nella classificazione americana dei disturbi mentali, spiegano già ampiamente il pericolo in cui incorre un individuo gestendo il potere, specie se ciò succede a lungo. Qualcuno dirà che non è una sindrome clinica, ma semplicemente la dimostrazione di un’ignoranza cosmica, che si tratta di cialtroni, analfabeti. Qualcun altro potrebbe sostenere che la cultura greca è magnifica, che del resto basta citare la locuzione latina di Orazio “Graecia capta ferum victorem cepit” (la Grecia, conquistata -dai Romani- conquistò il selvaggio vincitore), e che quindi non vanno sprecati concetti alti come quelli di hýbris e némesis per descrivere fatti d’infimo livello e che gli individui con i sopra citati sintomi vanno definiti con un termine più preciso e ben più adatto a loro: “quaquaraquà”. Qualcuno potrebbe dire che il tutto non è sorprendente e che non c’è alcun bisogno di tirare in ballo la hýbris, che riguarda piuttosto le leggi divine di un mondo mitico, che non c’è nemmeno bisogno di scomodare gli esperti per sostenere che esistono anche le persone cattive, malvage, malefiche e che una ragione potrebbe essere anche questa, no? Comunque, nel nostro contesto, ormai si sta osservando con chiarezza la “brama morbosa” di questi individui verso l’esercizio del potere, prolungato e continuato, e i privilegi che esso porta con sé. Sicuramente c’è una componente patologica che bene s’intreccia con le innate capacità di mentire, di farsi apprezzare, di celare tutto il cinismo che permea la loro psiche. Abbiamo casi evidenti (inutile citare nomi conosciutissimi) di turbe mentali e sempre ben mimetizzate da vittimismi o da arroganze superlative. Voracità insaziabili che vanno oltre il naturale compiacimento dell’uomo diventato “importante”. Insomma, aspiranti dittatori che ci governano e decidono della nostra vita. È proprio per questo che la sindrome di hýbris è un problema serio, e non tanto per chi ne soffre, ma piuttosto per tutti quelli che ne subiscono le disastrose conseguenze. Pertanto, non bisogna dimenticare che questi “piccoli” uomini che si sentono onnipotenti sono attorno a noi ogni giorno, non si vedono solamente alla TV. Evidentemente, essi non sono consci del fatto che siamo usciti dal feudalesimo, che non ci sono più i sudditi e che chi è eletto è al servizio degli elettori, non è un sovrano assoluto. Purtroppo, nella maggior parte dei casi si tratta di tracotanti signorotti che sono forti con i deboli e deboli con i forti.

Per rendersi conto della loro pochezza (e non solo psicologica) basta un’occhiata anche da lontano al loro “delirio di onnipotenza e onnipresenza”, che colpisce frequentemente quelli che hanno il potere a ogni livello, ma poi c’è chi ne guarisce grazie a delle solide basi culturali e chi invece ne rimane affetto per sempre in maniera sempre più degenerativa. Raramente questa sindrome si accompagna alla cultura.

La democrazia dovrebbe servire ad arginare gli effetti dell’intossicazione generata dal potere. Il controllo e la vigilanza attiva e costante da parte dei singoli e delle istituzioni preposte sono necessari per far restare sobri e lucidi i potenti, in modo che le loro decisioni avventate non ci travolgano. Raramente ci si riesce, ma un modo per cominciare a combattere l’intossicazione da potere è riconoscerla come tale. È proprio vero che il potere prolungato dà alla testa, non è un luogo comune ma un fatto di rilevanza medica con rilevanti implicazioni socio-politiche. Malato di potere e potere malato sono inseparabili: la malattia è la stessa, il cui trattamento dovrebbe spettare alla società e allo psichiatra.

Ho avuto spesso il dubbio di trovarmi davanti a persone affette da sindrome di hýbris ma cacciavo via il pensiero per paura che tale percezione fosse vera. Oggi, è mio parere personale che alcune persone ne erano e ne sono ancora affette, purtroppo. L’aggravante consisteva allora e consiste anche oggi nel gruppo dei servi volontari di turno, che ha impedito e impedisce e spesso ritarda l’individuazione del male e indi allontana la possibilità di cura in tempo reale. Tutti sostenevano la follia e la sostengono ancora, dunque nessuno risulta folle. Mi chiedo come mai bisogna aspettare sempre alcuni decenni (o un ventennio) per accorgersi che tali personalità non possono fare altro che danni? E la malattia dei servi volontari come la possiamo chiamare?

Per terminare, ritengo che la politica possa essere fatta da persone guidate dal senso del bene comune, equilibrate e con i piedi per terra. Purtroppo chi arriva a certe posizioni di potere beneficia di una sorta di selezione naturale per la quale avere tratti di prepotenza, arroganza, arrivismo e mancanza di scrupoli nei confronti dei più deboli e servilismo, sudditanza, leccapiedismo e quant’altro nei confronti dei più forti dà vantaggio su chi non li possiede. Questa situazione è molto vistosa nel nostro paese e nella nostra comunità perché ha trovato terreno fertile nella subcultura degli ultimi decenni che, di fatto, ha sdoganato certi comportamenti non facendoli risultare prontamente censurabili dal punto di vista sociale, anzi, spesso dandogli connotati positivi. Gli ultimi anni hanno visto degenerare il fenomeno con un potere (diventato strapotere) che ha assunto atteggiamenti e comportamenti francamente patologici e che si è illuso di non avere più dei comuni individui (connazionali/cittadini) e delle istituzioni preposte capaci di esercitare la facoltà del discernere, del pronunciarsi, del valutare e del giudicare. Inquisirli per narcisismo o prepotenza non è possibile ma per le loro dirette responsabilità e conseguenze sì, ed è ciò che va necessariamente fatto.

 
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