Home Appunti - Bilješke Per celebrare il Trattato italo-croato, che è rimasto lettera morta, oltre 100.000,00 euro!
Per celebrare il Trattato italo-croato, che è rimasto lettera morta, oltre 100.000,00 euro! PDF Stampa E-mail
Scritto da Zilli   
Martedì 16 Agosto 2016 05:49

Il 18 luglio 2016, il Comitato di coordinamento per le attività in favore della minoranza italiana in Slovenia e Croazia (composto da: un rappresentante del Ministero degli Affari Esteri, che lo presiede, due rappresentanti dell’autorità diplomatico-consolare italiana in Slovenia e due di quella in Croazia, due rappresentanti della Regione Friuli Venezia Giulia, due dell’Unione Italiana e due dell’Università Popolare di Trieste) ha esaminato e approvato i progetti con i rispettivi contributi, proposti dall’Unione Italiana, inerenti alla programmazione delle attività per l’esercizio finanziario 2016. Il Comitato di coordinamento ha ripartito l’importo di 5.390.930,00 euro. 

Sono ormai innumerevoli le sconsiderate voci di spesa che sono approvate senza argomentazioni valide oppure in contrasto con le disposizioni di legge e soprattutto senza alcuna strategia. In questa ripartizione, all’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume è stato assegnato l’importo di 654.138,00 euro, che corrisponde al 12,13% del totale complessivo e a un aumento del 104% rispetto al 2015, per il quale all’EDIT era stato assegnato l’importo di 320.784,00 euro. Così facendo, il Comitato ha premiato l’irresponsabile gestione dell’Ente da parte dei suoi dirigenti negli ultimi anni (Silvio Forza ed Errol Superina). Infatti, va ricordato che, stando al bilancio consuntivo, l’EDIT è passata da un’eccedenza pari a 2.771.121,00 euro, registrata il 31 dicembre 2010, a un ammanco di 140.527,37 euro, registrato il 31 dicembre 2015. Agli enti della collettività italiana operanti in Slovenia è stato assegnato l’importo di 640.402,90 euro, che corrisponde all’11,88% del totale complessivo, mentre l’incidenza degli appartenenti alla comunità italiana residente in Slovenia corrisponde all’8,55% del totale degli italiani in Croazia e Slovenia. Per la ristrutturazione e la creazione di un centro polifunzionale nel Palazzo Gravisi-Buttorai a Capodistria è stato assicurato l’importo di 118.099,00 euro, dopo che è stato acquistato per 167.848,49 euro e altre risorse sono già state spese per l’elaborazione dei progetti; pertanto, non ci si dovrà stupire se la ristrutturazione verrà a costare più dell’acquisto dell’immobile. A favore della RTV di Capodistria è stato assicurato l’importo di 149.000,00 euro, in contrasto con le decisioni assunte dal medesimo Comitato nelle sue precedenti riunioni; infatti, il Comitato aveva tassativamente deciso di non finanziare direttamente RTV Capodistria poiché giuridicamente è un’articolazione dell’ente radio-televisivo governativo sloveno. Per le spese funzionali dell’Unione Italiana è stato approvato l’importo di ben 678.760,00 euro, di cui ben 191.000,00 euro per l’Ufficio a Capodistria, ossia per l’Associazione degli appartenenti alla comunità nazionale italiana “Unione Italiana” con sede a Capodistria, che dal 2010 opera in palese violazione dello Statuto dell’Unione Italiana di Fiume (poiché, da allora, la funzione del Presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana di Fiume è incompatibile con qualsiasi carica o funzione e, pertanto, egli non è e non può essere il legale rappresentante dell’Unione Italiana di Capodistria). E potrei continuare a elencare gli “obbrobri” che sono stati approvati, ma mi fermo qui.

Tra le voci di spesa che invece voglio rilevare, vi è quella riguardante gli anniversari dell’Unione Italiana, ossia per la celebrazione del 25° anniversario della sua fondazione e del 20° anniversario della firma del “Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze”. Per queste due celebrazioni è stato assicurato l’importo di ben 126.911,00 euro, di cui oltre 100.000,00 euro per celebrare l’anniversario del Trattato italo-croato, che non è stato mai attuato integralmente a distanza di vent’anni! Pertanto, gli enti sopra citati ritengono utile, opportuno celebrare l’anniversario della firma di un Trattato che a oggi non è stato mai applicato, realizzato compiutamente (nella nota, riportata al termine del presente testo, rilevo brevemente le sue disposizioni). Perciò, su proposta dell’Unione Italiana, per un Trattato che è rimasto “lettera morta” (nell’accezione di atto bilaterale che non è stato eseguito, che è rimasto senza effetto, ossia come si usa dire in croato che è “mrtvo slovo na papiru” = “lettera morta su carta”), i rappresentanti dell’Unione Italiana, del Ministero degli Affari Esteri italiano, della Regione Friuli Venezia Giulia e dell’Università Popolare di Trieste hanno deciso di destinare una cifra esorbitante. D’altra parte, i medesimi enti, alla riunione precedente del 30 maggio 2016, hanno fornito “l’indicazione che in prospettiva tutti i pasti (e non solo i pranzi) siano a carico delle famiglie, per quanto riguarda le escursioni culturali, formative e didattiche in Italia” degli iscritti alle nostre istituzioni scolastiche, adducendo come motivazione l’analogia con quanto avviene per gli alunni e studenti in Italia e dimenticando che tale analogia è fuori luogo e inaccettabile poiché le nostre istituzioni scolastiche operano in un contesto in cui devono necessariamente essere competitive per favorire le iscrizioni e per non chiudere i loro battenti.

Stando a quanto riportato è evidente che i membri del Comitato di coordinamento non gestiscono/ ripartiscono i soldi dei contribuenti italiani con la diligenza del “buon padre di famiglia”, perché se così fosse, di certo, non avrebbero approvato una ripartizione del genere.

 

Nota.

Il “Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze” è stato sottoscritto il 5 novembre 1996 a Zagabria ed è entrato in vigore l’8 luglio 1998. Il Trattato conta 9 articoli, di cui 7 riguardano la minoranza italiana in Croazia, 1 riguarda la minoranza croata della Regione Molise e 1 articolo dispone la ratifica e l’entrata in vigore.

Ai sensi del Trattato, la Repubblica di Croazia:

-conferma il riconoscimento del carattere autoctono e dell’unità della minoranza italiana e, in merito, s’impegna a prendere le misure necessarie per la protezione della stessa in applicazione di tali principi (articolo 1);

-s’impegna a garantire il rispetto dei diritti acquisiti della minoranza italiana in base ai Trattati internazionali e all’ordinamento giuridico interno dello Stato predecessore nel territorio della Repubblica di Croazia, come pure il rispetto dei nuovi diritti della minoranza italiana contenuti nell’ordinamento giuridico interno (articolo 2);

-s’impegna a concedere, al più alto livello raggiunto, l’uniformità di trattamento nel suo ordinamento giuridico della minoranza italiana all’interno del suo territorio, e tale uniformità può essere realizzata attraverso la graduale estensione del trattamento concesso alla minoranza italiana nell’ex Zona B alle aree della Repubblica di Croazia tradizionalmente abitate dalla minoranza italiana e dai suoi membri (articolo 3);

-riconosce l’Unione Italiana, che in base alla legislazione croata possiede personalità giuridica, come l’organizzazione che rappresenta la minoranza italiana (articolo 4);

-garantisce piena libertà di movimento ai membri della minoranza italiana da e per la Repubblica di Slovenia al fine di mantenere le strette relazioni esistenti prima del 1992 (articolo 5);

-garantisce la libertà di lavoro nel proprio territorio ai cittadini sloveni membri della minoranza italiana impegnati in attività che riguardano la minoranza, come l’Unione Italiana, altre istituzioni, scuole, media, ecc. (articolo 6);

-s’impegna a salvaguardare i cittadini sloveni appartenenti alla minoranza italiana e che sono impiegati nel suo territorio da discriminazioni nelle loro attività lavorative fondate sulla cittadinanza, in conformità agli standard dell’OIL (articolo 7).

 

Commenti.

Nella vigente normativa croata il termine “autoctonia” è inesistente. L’autoctonia è prescritta negli Statuti delle Regioni Istriana e Litoraneo-Montana e di alcune autonomie locali dell’area istro-quarnerina, grazie alla volontà dei partiti politici presenti e operanti a livello regionale e locale. Il rispetto dei diritti acquisiti non è sempre garantito dallo Stato e l’uniformità di trattamento della minoranza non è al più alto livello raggiunto e men che meno tale uniformità è stata realizzata con la graduale estensione dall’ex Zona B alle aree in cui tradizionalmente abita la minoranza. L’unico articolo che è applicato è quello riguardante il riconoscimento dell’Unione Italiana. La piena libertà di movimento e di lavoro e la tutela dei cittadini sloveni appartenenti alla minoranza, impiegati in attività che riguardano la minoranza, sono garantiti ma la loro attuazione comporta dei procedimenti burocratico-amministrativi che, per usare un eufemismo, rasentano l’inverosimile (basta chiedere il parere a chi ha avuto esperienze del genere).

Il Trattato non è stato applicato compiutamente a distanza di vent’anni dalla sua firma e di diciotto anni dalla sua entrata in vigore. La responsabilità per la mancata attuazione del Trattato è delle parti contraenti (e cioè del Ministero degli Affari Esteri croato e di quello italiano) ma anche del deputato Furio Radin e del vertice dell’Unione Italiana (Furio Radin e Maurizio Tremul). Va ricordato che, nel 2003 e poi nel 2007, il deputato Furio Radin (con l’appoggio incondizionato dell’Unione Italiana) ha sottoscritto un accordo con il Presidente della Comunità Democratica Croata (HDZ) e Premier Ivo Sanader, con il quale appoggiava il Governo croato e questo, tra l’altro, s’impegnava a istituire la Commissione interministeriale permanente per:

-verificare l’attuazione del “Trattato tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze”, ossia la tutela dei diritti della minoranza italiana, e

-creare un dialogo regolare tra il Governo della Repubblica di Croazia e i rappresentanti della minoranza italiana.

La Commissione interministeriale permanente, che si è riunita 3 volte nel periodo di legislatura 2003-2007 e 1 volta in quello successivo 2007-2011, è stata una vera bidonata; non soltanto non ha verificato l’attuazione del Trattato italo-croato sui diritti delle minoranze (che di per sé avrebbe dovuto essere, ossia doveva essere attuato con la sua ratifica, avvenuta nel 1998) ma non si è nemmeno premurata di realizzate le decisioni che ha approvato. In poche parole, niente di risolutivo, nessuna soluzione concreta è stata decisa dalla Commissione con riferimento alle numerose questioni che erano da affrontare e risolvere nell’interesse della Comunità Nazionale Italiana autoctona.

Pertanto, ora, il deputato Furio Radin e il vertice dell’Unione Italiana (Furio Radin e Maurizio Tremul) celebreranno la firma del Trattato (il 5 novembre p.v.), ossia festeggeranno anche il loro fallimento, la loro inerzia deplorevole, la loro inefficacia, inefficienza, ecc., naturalmente sul conto dei contribuenti italiani e in barba a tutta la Comunità Nazionale Italiana autoctona.

Per terminare, l’applicazione e il rispetto integrale, nello spirito e nella lettera, del “Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze” del 5 novembre 1996 vanno perseguiti con determinazione ma di certo c’è ben poco da celebrare e soprattutto sarebbe stato più opportuno destinare oltre 100.000,00 euro a favore degli iscritti alle nostre istituzioni scolastiche e dei loro docenti.

 

 
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