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Scritto da Zilli   
Domenica 30 Agosto 2020 11:41

Interventi pubblicati sul profilo personale della rete sociale Facebook (https://www.facebook.com/silvano.zilli)

che comprovano quanto riportato nell’articolo di Floriana Bulfon dal titolo “Milioni di euro erogati ogni anno in sostegno dell’identità italiana nell’ex Jugoslavia. Ma nessuno controlla”, pubblicato il 6 agosto 2020 sul sito de “La Repubblica” (https://www.repubblica.it/cronaca/2020/08/06/news/milioni_di_euro_erogati_ogni_anno_in_sostegno_dell_identita_italiana_nell_ex_yugoslavia_ma_nessuno_controlla-263934446/).

1. LA RISTRUTTURAZIONE DELLA SEDE DELLA COMUNITÀ DEGLI ITALIANI (CI) DI VALLE. Lo Stato italiano ha finanziato l’acquisto (270.000 euro) e il successivo restauro (1.640.484,23 euro) di Castel Bembo (Palazzo Soardo-Bembo), prestigiosa sede della CI di Valle, per una spesa complessiva di 1.910.484,23 euro. La ristrutturazione è iniziata nel 2011 per una spesa preventivata di 1.106.536,69 euro (ditta aggiudicataria Vallis s.r.l. di Umago). Al contratto di base sono stati successivamente aggiunti 4 annessi, e precisamente: I annesso per un ammontare di 368.726,80 euro; II annesso per un ammontare di 5.523,02 euro (dovuto all’aumento dell’IVA); III annesso stipulato nel 2013; IV annesso per un ammontare di 41.158,19 euro; inoltre, è stato stipulato un contratto per acquisto arredi e attrezzature per un importo di 124.062,55 euro. La gara d’appalto per la ristrutturazione non è stata avviata dall’Unione Italiana (UI), ente proprietario, ma dall’Università Popolare di Trieste (UPT). Va poi rilevato che il Regolamento sulle licitazioni impone un limite del 25% dell’importo del contratto di base per un ulteriore aumento di spesa, mentre la somma degli annessi I, II e IV con un’aggiunta di spesa di 415.408,01 euro corrisponde al 37,54% del contratto di base (con una spesa di 1.106.536,69 euro). Inoltre, l’annesso IV riguarda lavori di risanamento del tetto e della facciata di Castel Bembo per un importo aggiuntivo di 41.158,19 euro, interventi già previsti e finanziati nel contratto di base e nuovamente assegnati alla stessa ditta Vallis. Va inoltre ossevato che la Presidente della CI di Valle di allora (Rosanna Bernè, rappresentante legale dell’ente destinatario dell’intervento di ristrutturazione),  svolgeva contemporaneamente anche la funzione di componente della Giunta esecutiva (titolare del settore Coordinamento CI) dell’UI, ente proprietario dell’immobile, avente come rappresentanti legali Furio Radin e Maurizio Tremul. L’interessata si trovava, inoltre, contemporaneamente in rapporto di lavoro con la ditta che si è aggiudicata l’appalto, la ditta Vallis s.r.l. di Umago. Pertanto, la suddetta assumeva un triplice profilo: Presidente della CI di Valle (ente destinatario), componente della Giunta esecutiva dell’UI (ente proprietario) e in rapporto di lavoro con la ditta Vallis che si è aggiudicata l’appalto. Va rilevato che il membro della Giunta esecutiva dell’UI nel mandato 2006-2010, Mauro Jurman, con decisione del 19 novembre 2013 dei componenti della società ha cessato di essere membro della direzione con attribuzioni di rappresentanza della ditta Vallis s.r.l. di Umago.

Data di pubblicazione: 10 agosto 2020.

2. IL CONTRATTO DI LOCAZIONE DI ALCUNI VANI DELLA SEDE DELLA COMUNITÀ DEGLI ITALIANI (CI) DI VALLE. Nel marzo 2015, la CI di Valle e la ditta “Pleter usluge” s.r.l. di Zagabria (articolazione del Ministero della difesa e delle Forze armate della Repubblica di Croazia specializzata in ristorazione) hanno sottoscritto un contratto, con il quale  venivano ceduti in locazione alcuni spazi della sede della CI di Valle. Va ricordato che i beni immobili acquistati con i fondi dello Stato italiano sono di proprietà dell’Unione Italiana (UI) che li cede in usufrutto alle varie CI sul territorio. Ogni variazione delle modalità di utilizzo dell’usufrutto deve essere autorizzata dall’UI, che ne risponde al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale italiano (MAECI). Inoltre, le Convenzioni con il MAECI configurano espressamente una responsabilità contrattuale dell’ente proprietario per omessa autorizzazione dello Stato italiano, qualora i beni  siano sottratti parzialmente o totalmente all’uso della minoranza. Il contratto in questione non è stato autorizzato dall’UI, ed è stato stipulato dalla Presidente della CI di Valle, Rosanna Berné, che era allora contemporaneamente anche membro della Giunta esecutiva dell’UI (titolare del settore Coordinamento CI). In breve tempo, il contratto si è rivelato una perdita netta per la CI di Valle. Sull’intera operazione l’UI (avente come rappresentanti legali Furio Radin e Maurizio Tremul) non ha esercitato la vigilanza dovuta salvo ammettere sucessivamente (solo allorché la situazione è stata pubblicizzata sulla stampa e il contratto è stato rescisso dalla nuova Presidenza della CI) che il contratto non si sarebbe dovuto stipulare e che comunque l’UI non ne aveva ricevuto comunicazione. Con ciò ammettendo una negligenza grave nei confronti dello Stato italiano per omessa autorizzazione al cambio di destinazione d’uso e in più minando la propria credibilità, avendo la dirigenza dell’UI frequentato in più occasioni i locali locati per eventi ufficiali. Ugualmente assente sulla regolarità e convenienza del contratto la vigilanza del revisore dei conti del MAECI.

Nota.

Segnalo il testo dal titolo “L’entrata dello Stato croato nella gestione del bene immobile dell’Unione Italiana, acquistato e restaurato con i mezzi finanziari dello Stato italiano”, pubblicato il 25 agosto 2015 sul mio sito internet: https://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=293%3Alentrata-dello-stato-croato-nella-gestione-del-bene-immobile-dellunione-italiana-acquistato-e-restaurato-con-i-mezzi-finanziari-dello-stato-italiano&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=it

Data di pubblicazione: 11 agosto 2020.

3. L’IRREGOLARITÀ DI GESTIONE AMMINISTRATIVA E CONTABILE DELLA COMUNITÀ DEGLI ITALIANI (CI) DI VALLE. La nuova Presidenza della CI di Valle, insediatasi  nel 2016,  ha registrato un considerevole ammanco di cassa corrispondente a circa 134.000,00 euro ereditato dalla precedente gestione di Rosanna Berné (che era allora contemporaneamente anche membro della Giunta esecutiva dell’UI -titolare del settore Coordinamento CI), con immediate ricadute negative, se non ostative, alla stessa funzionalità dell’associazione. Le irregolarità amministrativo-contabili sono state denunciate nell’ottobre 2016 dalla nuova Presidenza della CI alle autorità croate che hanno disposto le dovute indagini. In particolare sarebbero state riscontrate mancanti o irregolari fatturazioni delle spese, finanziamenti per attività o servizi non realizzati o non documentati, conflitto di interessi fra la Presidente e i beneficiari delle iniziative finanziate e per finire omesse fatturazioni dei fondi versati periodicamente dall’UI alla CI di Valle. Un esempio, fra gli altri: l’UI aveva erogato 22.500,00 euro alla CI di Valle per la pubblicazione di una monografia che non è stata realizzata; il progetto è stato invece rendicontato con una offerta alla ditta “Scapen” di Zagabria in nome della quale non c’è alcuna fattura, figurando invece altra fattura della ditta “Berné grupa s.r.l.” di proprietà del fratello dell’allora Presidente della CI di Valle. Inoltre, tra il 2012 e il 2014, l’UI (avente come rappresentanti legali Furio Radin e Maurizio Tremul) ha versato 51.642,91 euro alla CI di Valle per la copertura delle spese di funzionamento. Di tale importo, solo 8.556,23 euro sono stati regolarmente rendicontati dalla CI di Valle all’UI. Quest’ultima non ha avuto da eccepire sulla inadempienza, in violazione delle disposizioni fissate dal Comitato di coordinamento -in cui siedono i rappresentanti del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI)- e delle delibere della stessa UI. Secondo tali disposizioni “i beneficiari sono tenuti a rendicontare all’UI l’utilizzo dei contributi assegnati dietro presentazione degli atti e della documentazione giustificativa delle spese, tradotta in lingua italiana e autenticata dal legale rappresentante del beneficiario”. Nonostante la rendicontazione sia condizione indispensabile per accedere alle quote successive del finanziamento, l’UI ha continuato ad erogare i contributi senza, peraltro, che la omissione contabile fosse rilevata dal revisore del MAECI. Per terminare, il 23 luglio 2020, l’Assemblea dell’UI ha approvato la sottoscrizione del Contratto di prestito finanziario alla CI di Valle per i suoi obblighi nei confronti dell’Uffficio imposte del Ministero delle finanze per il debito fiscale, per il 31 gennaio 2020, per un importo di 369.912,55 kune (debito iniziale) e 114.402,55 kune (interessi di mora), ossia nell’importo totale di 484.315,10 kune ( :7,5 = 64.575,35 euro).

Data di pubblicazione: 12 agosto 2020.

4. IL CONTRATTO DI LAVORO CON SE STESSO. Ai sensi dello Statuto dell’Unione Italiana (UI) di Capodistria, il Coordinatore (dal 1998, ossia da sempre Maurizio Tremul) ne é il rappresentatnte ufficiale, che può avere come sostituto un Coordinatore aggiunto (attualmente Marin Corva). Oltre a essere il Coordinatore (con mandati quadriennali) dell’UI di Capodistria, Tremul è anche un suo dipendente, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, dal 7 febbraio 2019, come consulente esperto e capo dell’Ufficio amministrativo e dell’Ufficio Europa. Quindi, Maurizio Tremul è in quanto Coordinatore il datore di lavoro di se stesso e come assunto il dipendente di se stesso come datore di lavoro. Si presume  che il contratto di lavoro a tempo indeterminato con il consulente esperto sia stato sottoscritto dal sostituto Coordinatore che a sua volta é “dipendente” dal Coordinatore Tremul che viene assunto come dipendente di se stesso. Tale professionalizzazione a tempo indeterminato non è stata né presentata, né esaminata, né accolta (né prima, né a posteriori con una ratifica) dall’Assemblea dell’UI. Insomma, un bel pastrocchio e il tutto è finanziato dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) per il tramite dell’UI di Fiume, che riceve i finanziamenti dal MAECI per il tramite dell’UPT. Essere contemporaneamente, da vero contorsionista, dirigente e dipendente è possibile solo nell’ambito dell’UI, grazie ai mezzi finanziari dell’Italia. Quanto ai costi dell’UI di Capodistria, stando al bilancio consuntivo per l’anno 2019, sono state registrate entrate e uscite per un ammontare di 221.000,00 euro; ammontare decisamente eccessivo, tenuto conto sia delle attività svolte sia del numero dei dipendenti, ossia di tre impiegati. In particolare, per i redditi personali di questi ultimi sono stati spesi 114.000,00 euro, il che è ben al di sopra dello stipendio netto medio in Slovenia che stando ai dati ufficiali è di circa 1.000,00 euro, mentre i 3 dipendenti dell’UI di Capodistria costano 38.000,00 (114.000,00 : 3)  all’anno per persona e 3.166,00 euro al mese al lordo. Si segnala, inoltre, che i rappresentanti legali dell’Unione Italiana di Fiume sono Maurizio Tremul in qualità di Presidente (con una retribuzione mensile al netto di 480,00 euro) e Marin Corva come Presidente della Giunta esecutiva (in rapporto di lavoro a tempo determinato durante la carica, con uno stipendio e in aggiunta una retribuzione mensile al netto di 480,00 euro, e successivamente con un contratto di lavoro a tempo indeterminato come suo dipendente). Purtroppo, il livello dei dirigenti della Comunità Nazionale Italiana, con il tempo si é molto abbassato sia sotto il profilo professionale sia sotto quello etico e il criterio di selezione é ormai prevalentemente tarato più che sulla preparazione sull’aderenza alla volontà dei vertici. Lavorano ed operano perlopiù non per convinzione, idee, ideali, senso di appartenenza, ma esclusivamente per il proprio tornaconto personale. Questa è una amara e triste conclusione.

Nota.

In merito alle prassi del “contratto di lavoro con se stesso” e della “falsa o illegittima rappresentanza”, ma in circostanze differenti, segnalo i testi che avevo inviato al Comitato dei garanti, d’appello e di controllo dell’Unione Italiana di allora, e cioé: -“Maurizio Tremul e il suo contratto di lavoro con se stesso”, pubblicato il 3 novembre 2014 sul mio sito internet: https://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=269%3Amaurizio-tremul-e-il-suo-contratto-di-lavoro-con-se-stesso&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=it ; -e “La falsa o illegittima rappresentanza di Maurizio Tremul”, pubblicato il 10 marzo 2015 sul mio sito internet: https://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=283%3Ala-falsa-o-illegittima-rappresentanza-di-maurizio-tremul&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=it .

Data di pubblicazione: 13 agosto 2020.

5. L’ENTE GIORNALISTICO-EDITORIALE EDIT DI FIUME, che edita fra l’altro il quotidiano “La Voce del Popolo”, é la casa editrice della Comunità Nazionale Italiana, di cui realizza il diritto all’informazione nella madrelingua. Il suo fondatore unico è l’Unione Italiana (UI) di Fiume. Ai sensi dell’articolo 36 dello Statuto dell’EDIT, l’Ente è amministrato dal Consiglio d’amministrazione che conta 7 membri, di cui 5 sono rappresentanti del fondatore e sono nominati dall’Assemblea dell’UI. Il Tribunale regionale di Fiume, nel giugno 2015, ha condannato il direttore dell’EDIT di allora, Silvio Forza, a tre anni di carcere per abuso di posizione e di potere, imponendogli come misura di sicurezza il divieto di esercitare incarichi nell’ambito delle attività giornalistico-editoriali per la durata di dieci anni. Silvio Forza come direttore dell’EDIT, dal 16 aprile 2011 al 1° gennaio 2014, utilizzando carte di credito aziendali per pagare conti privati e per prelevare contanti presso i bancomat per esigenze personali e prelevando inoltre dalla cassa dell’Ente acconti per il rimborso delle spese di viaggio non documentate e non rendicontate, ha danneggiato l’EDIT per un importo di 379.419,48 kune ( :7,5 = 50.589,26 euro). Silvio Forza si è dichiarato colpevole e pentito e di voler restituire il denaro sottratto. Poi, la pena detentiva è stata ridotta a 2 anni di cui uno con la condizionale, è rimasto il risarcimento danni ed è stato dimezzato il periodo di divieto di svolgere incarichi dirigenziali, con sentenza della Corte suprema. Ciò che stupisce è che l’UI avrebbe dovuto essere informata quotidianamente su tutta la situazione e prevenire i danni subiti; se ciò non è avvenuto, la responsabilità non può essere attribuita soltanto ai 5 rappresentanti dell’UI nel Consiglio d’amministrazione, ma anche a coloro che li avevano nominati, ritenendoli idonei a ricoprire tale incarico, ossia l’Assemblea e la Giunta esecutiva dell’UI. In altre parole, i Presidenti dell’UI Furio Radin e Maurizio Tremul. Una responsabilità gestionale grave che non può essere rigettata, come è stato fatto, perché non erano stati informati, circostanza che costituisce un’aggravante e non un’attenuante e pone seri dubbi sul modo di gestire le risorse ricevute, fra l’altro dallo Stato italiano. A titolo informativo, l’EDIT si è ridotta a stampare “La Voce del Popolo” con una tiratura media di circa 1.600 copie, delle quali: -il 35% è invenduto e viene subito portato al macero, -il 50% sono copie che vengono distribuite gratuitamente come “abbonamenti convenzionati”, i cui costi di stampa delle copie e di distribuzione sono coperti con mezzi pubblici della Repubblica Italiana e -il 15% sono copie vendute.

Nota.

In merito segnalo i testi: -“Irregolarità e illegalità nella gestione dell’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume”, pubblicato il 17 febbraio 2014 sul mio sito internet: https://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=256%3Airregolarita-e-illegalita-nella-gestione-dellente-giornalistico-editoriale-edit-di-fiume&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=it; -“È indubbia la responsabilità penale di Silvio Forza ma è anche indubbia la responsabilità politica di Furio Radin e Maurizio Tremul”, pubblicato il 16 giugno 2015 sul mio sito internet: https://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=291%3Ae-indubbia-la-responsabilita-penale-di-silvio-forza-ma-e-anche-indubbia-la-responsabilita-politica-di-furio-radin-e-maurizio-tremul&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=it; e –“Errol Superina ha causato un mancato introito di circa 500.000,00 euro all’EDIT”, pubblicato il 31 marzo 2016 sul mio sito internet: https://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=302%3Aerrol-superina-ha-causato-un-mancato-introito-di-circa-50000000-euro-alledit&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=it.

Data di pubblicazione: 14 agosto 2020.

6. IL MANCATO RISPETTO DEI PRINCIPI DI ECONOMICITÀ ED EFFICACIA. In virtù dei mezzi finanziari dallo Stato italiano, diverse Comunità degli Italiani (CI) sono state dotate di sedi funzionali adeguate alle esigenze di svolgere attività socio-culturali e d’altro genere. In taluni casi le modalità di acquisto e ristrutturazione degli immobili non hanno rispettato i principi di economicità ed efficacia dell’azione amministrativa. A titolo di esempio si riportano i dati riferiti all’acquisto e ristrutturazione della sede della CI a Visinada, Comune dell’entroterra con 1.155 abitanti, di cui 90 censiti di madrelingua italiana, mentre il sodalizio conta 227 associati. L’immobile, acquistato nel 2001 per 56.519,91 euro e inaugurato il 5 dicembre 2014, ha una superficie interna di 216 m2 e una esterna di 275 m2 per un totale di 491 m2. I lavori di ristrutturazione hanno comportato una spesa di 828.749,61 euro, di cui 489.092,82 euro finanziati dall’Università Popolare di Trieste (UPT) e 339.656,79 dall’Unione Italiana (UI) di Fiume. Per gli arredi e le attrezzature sono stati spesi 72.836,39 euro. Complessivamente, l’intervento è stato pari a 958.105,91 euro. Pertanto, la spesa di ristrutturazione è valutabile mediamente in 1.687,88 euro al m2, mentre il costo complessivo dell’intervento è valutabile in 4.220,73 euro per ogni iscritto alla CI, ossia in 10.645,62 euro per ogni censito di madrelingua italiana. Di casi simili ve ne sono altri, come per esempio: -l’acquisto e la ristrutturazione della sede (Palazzo Pretorio) della CI di Cherso che hanno comportato un investimento di oltre 1 milione di euro, si tratta in sostanza di 612 m2 per le necessità di 241 iscritti alla Comunità (con un costo complessivo valutabile in più di 4.150,00 euro per ogni iscritto);  -l’acquisto e la ristrutturazione della sede (Castel Bembo) della CI di Valle che hanno comportato un investimento di oltre 2 milioni di euro, in questo  caso si tratta di 800 m2  per le necessità di 425 iscritti alla Comunità (con un costo complessivo valutabile in più di 4.706,00 euro per ogni iscritto). Di converso la più grande CI con 7.220 associati, la CI di Fiume, continua ad essere priva di sede e a dover corrispondere un affitto annuo di 17.000,00 euro. Dalla disamina dei casi sopra illustrati risulta evidente l’insufficiente o mancata vigilanza del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI), dell’UI e dell’UPT. Vigilanza prevista peraltro dalla normativa applicabile, notoriamente rivolta a due ambiti distinti ma correlati:  la regolarità della gestione dei fondi pubblici e l’efficacia degli interventi per l’effettiva tutela della minoranza italiana. Il controllo si è rivelato tendenzialmente limitato solo alla compatibilità dei saldi finali dei flussi in entrata, in uscita e in giacenza e non all’efficacia dell’investimento.

Data di pubblicazione: 15 agosto 2020.

7. LE VIOLAZIONI DELLA NORMATIVA ITALIANA. La Legge 73/2001, nel prorogare e rifinanziare gli stanziamenti a favore della minoranza italiana in Slovenia e Croazia, di cui alla Legge 19/1991, stabilisce che tali stanziamenti siano regolati tramite una convenzione fra il Ministero degli affari esteri (MAE), l’Unione Italiana (UI) di Fiume e l’Università Popolare di Trieste (UPT), per interventi “nel campo scolastico, culturale, dell’informazione, nonché, fino ad un massimo del 20% dello stanziamento annuo, nel campo socio- economico”. L’obiettivo perseguito, come esplicitato nella relazione illustrativa della Legge 73/2001, era ed è quello di salvaguardare il patrimonio storico, culturale ed economico della minoranza italiana nei territori ceduti all’ex Jugoslavia, rafforzandone il potere contrattuale nei confronti delle autorità slovene e croate. La relazione tecnico-finanziaria alla medesima Legge indicava inoltre espressamente che i finanziamenti sarebbero stati destinati al sostegno della rete scolastica e delle istituzioni culturali della minoranza italiana e che, pur non potendosi in quella sede fornire indicazioni dettagliate sulle modalità di utilizzo degli oneri assegnati: “La tipologia degli interventi sarà tuttavia divisa in due categorie: a) acquisti, ristrutturazioni e allestimento di sedi per le comunità (oltre 43 nella regione istriana), di edifici scolastici, nonché di immobili destinati alle istituzioni culturali della minoranza; b) contributi e sovvenzioni, per la realizzazione di studi, ricerche ed analisi, alle istituzioni, enti e istituti comuni della stessa minoranza”. Sono numerosi i progetti che sono stati finanziati anche se non compresi nelle due tipologie previste dalla Legge, ossia progetti non rispondenti alle prescrizioni della Legge, come ad esempio quelli di seguito indicati: 1. il progetto a favore di TV Capodistria, relativo alla trasmissione digitale dei programmi italiani di RTV Slovenia, per un ammontare di 149.000,00 euro, poiché il finanziamento non è destinato a un ente o istituto o emittente della minoranza, ma ad una articolazione dell’Ente radio-televisivo governativo sloveno “RTV”; 2. il progetto “Eventi culturali” per un ammontare di 84.400,00 euro, poiché il finanziamento riguarda eventi organizzati dalle rappresentanze diplomatico-consolari italiane in Slovenia e Croazia e non dalla minoranza italiana; 3. il progetto “Raduno della Comunità Nazionale Italiana” per un importo di 130.924,00 euro, poiché non si è trattato di un raduno della minoranza ma di uno spettacolo di Renzo Arbore e dell’Orchestra italiana (tenutosi il 5 settembre 2015 all’Arena di Pola), offerto gratuitamente agli appartenenti alla minoranza italiana e a tutta la cittadinanza, e come tale non configurabile come “studio, analisi e ricerca”; 4. il progetto IRCI (Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata di Trieste) con un contributo di 30.000,00 euro destinato alla tutela dei beni cimiteriali, poiché l’istituto, con sede a Trieste e facente capo alla Regione Friuli Venezia Giulia, non è un ente della minoranza e pertanto non rientra nelle tipologie fissate dalla Legge, tanto più che il medesimo beneficia di uno stanziamento annuale a valere sulla Legge 72/2001; 5. lo stanziamento nell’importo di 149.372,00 euro per il completamento del Museo dell’esodo a favore dell’IRCI di Trieste; 6. lo stanziamento di 149.973,00 euro per la ristrutturazione della sede dell’UPT; 7. lo stranziamento di 83.160,00 euro all’Associazione “Cielo Terra Mare” di Pordenone per la realizzazione di documentari sulla Comunità Nazionale Italiana in Istria, Dalmazia e Montenegro; ecc.

Nota.

A titolo informativo e di esempio, segnalo i testi: “Renzo Arbore come testimonial della campagna elettorale del deputato Furio Radin a spese della Direzione generale per l’Unione Europea del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e pertanto violando la Legge n. 73/2001”, pubblicato il 2 settembre 2015 sul mio sito internet: https://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=294%3Arenzo-arbore-come-testimonial-della-campagna-elettorale-del-deputato-furio-radin-a-spese-della-direzione-generale-per-lunione-europea-del-ministero-degli-affari-esteri-e-della-cooperazione-internazionale-e-pertanto-violando-la-legge-n-73-del-21-marzo-20&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=it; “Unione Italiana: per l’Associazione ‘Cielo Terra Mare’ di Pordenone ben 108.160,00 euro!”, pubblicato il 12 aprile 2011 sul mio sito internet: https://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=218%3Aunione-italiana-per-lassociazione-cielo-terra-mare-di-pordenone-ben-10816000-euro&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=it.

Data di pubblicazione: 16 agosto 2020.

8. LA GRAVE INADEMPIENZA DELL’UNIONE ITALIANA (UI). Il 31 dicembre 2012, il Ministero degli affari esteri italiano (MAE) ha versato l’importo di 281.818,28 euro all’UI per l’erogazione delle borse libro cumulative e individuali a favore di circa 2.000 beneficiari, ai sensi delle Convenzioni tra il MAE-UI per il 2008 e il 2009. La somma assegnata è rimasta per oltre 2 anni inutilizzata sul conto corrente dell’UI, e la sua Assemblea, il 26 febbraio 2015, ha  approvato la ridestinazione di 256.508,29 euro di quella somma all’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume. La ridestinazione è stata poi approvata il 31 marzo 2015 dal Comitato di coordinamento per le attività in favore della minoranza italiana in Slovenia e Croazia. Quindi, l’UI non ha realizzato i programmi di lavoro e piani finanziari per il 2008 e il 2009, approvati dall’Assemblea, suo massimo organo rappresentativo e deliberativo, ma ha inoltre contravvenuto alle Convenzioni che soltanto “nel caso di sopravvenuta, reale e accertata impossibilità di effettuare un’iniziativa prevista dalla presente o dalle precedenti Convenzioni, l’ente deputato alla realizzazione dell’intervento (in questo caso, l’UI), informerà tempestivamente il MAE che, per il tramite del Comitato di coordinamento, esaminerà -al fine dell’eventuale autorizzazione- le diverse ipotesi proposte di utilizzo dei fondi”. In questo caso, la ridestinazione non è stata dovuta alla sopravvenuta, reale e accertata impossibilità di effettuare l’erogazione delle borse libro. Si ritiene di conseguenza ingiustificabile tale comportamento, poiché originato da una evidente scorrettezza e aggiramento delle regole dell’UI che ha leso i diritti di circa 2.000 beneficiari dal 2008 a tutt’oggi, per ogni singolo anno e per 13 anni consecutivi. Se ne desume che l’UI abbia preferito assegnare tali fondi all’EDIT, sostenendo che ciò sia stato fatto per la traduzione e la stampa dei libri di testo scolastici -il che non corrisponde ai “dati di fatto”, poiché all’EDIT per la medesima finalità vengono assicurati i mezzi finanziari da parte del Ministero per l’istruzione croato, ad eccezione del finanziamento per il 2013 che è stato annullato all’EDIT perché non ha rendicontato i mezzi per il 2012. Il 9 marzo 2015, ho presentato un ricorso al Comitato dei garanti, d’appello e di controllo dell’UI, che il 18 marzo 2015, esaminata la documentazione e sentito il parere dell’avvocato di fiducia dell’UI, ha respinto il ricorso senza alcuna motivazione scritta.

Nota.

In merito, segnalo i seguenti testi: -“Dal 2010 al 2015 l’EDIT ha ricevuto 15.436.657,62 euro dai contribuenti italiani, croati e sloveni”, pubblicato il 15 maggio 2016 sul mio sito internet: http://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=304%3Adal-2010-al-2015-ledit-ha-ricevuto-1543665762-euro-dai-contribuenti-italiani-croati-e-sloveni&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=hr; -“Errol Superina ha causato un mancato introito di circa 500.000,00 euro all’EDIT”, pubblicato il 31 marzo 2016 sul mio sito internet: http://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=302%3Aerrol-superina-ha-causato-un-mancato-introito-di-circa-50000000-euro-alledit&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=hr; -“’La Voce del Popolo’: il 39,1% della tiratura l’anno è mandato al macero! Le 244.422 copie comportano una spesa ingiustificata di 240.562,76 euro l’anno”, pubblicato il 23 marzo 2016 sul mio sito internet: http://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=301%3Ala-voce-del-popolo-il-391-della-tiratura-lanno-e-mandato-al-macero-le-244422-copie-comportano-una-spesa-ingiustificata-di-24056276-euro-lanno&catid=1%3Alatest-news&Itemid=50&lang=hr; -“L’irresponsabile inadempienza del Presidente e della sua Giunta esecutiva”, testo che avevo inviato al Comitato dei garanti, d’appello e di controllo dell’Unione Italiana di allora e pubblicato il 10 marzo 2015 sul mio sito internet: http://www.silvanozilli.com/index.php?option=com_content&view=article&id=281%3Alirresponsabile-inadempienza-del-presidente-e-della-sua-giunta-esecutiva&catid=53%3Aappunti&Itemid=50&lang=hr; -ecc.

Data di pubblicazione: 18 agosto 2020.

9. LE VIOLAZIONI DELLE CONVENZIONI. Le Convenzioni fra il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI), l’Unione Italiana (UI) di Fiume e l’Università Popolare di Trieste (UPT), sottoscritte ogni anno, dispongono che in caso di sopravvenuta e accertata impossibilità di realizzare un’iniziativa già finanziata, l’ente deputato alla realizzazione del progetto (l’UI o l’UPT) è tenuto ad informarne tempestivamente il MAECI per l’autorizzazione ad una nuova destinazione dei fondi, cosiddetta ridestinazione. La ridestinazione è pratica corrente da parte dell’UI, come pure pratica corrente è l’omessa richiesta tempestiva di una nuova destinazione al Ministero, determinandosi in tal modo un accumulo di liquidità, talora considerevole, sui conti bancari della medesima UI. A titolo di esempio, secondo il Rendiconto generale dell’amministrazione dello Stato italiano per l’esercizio finanziario 2010 e con riferimento al conto consuntivo del MAECI, il capitolo di spesa per iniziative a favore della minoranza italiana nell’ex Jugoslavia registrava una spesa pari a 2.187.214,20 euro e un residuo di 8.118.085,22 euro. Trattasi di un abnorme accumulo, negli anni, di mezzi finanziari a valere sulla Legge 73/2001, oggetto di successive ridestinazioni, anche se in taluni casi non sussistevano le sopravvenute impossibilità di realizzazione degli interventi a suo tempo approvati. Il Comitato di coordinamento, il 27 gennaio 2011, ha autorizzato la ridestinazione dei fondi non spesi relativi alle Convenzioni 1999-2008, concernenti ben 22 interventi, per un ammontare complessivo di 7.326.841,87 euro. Occorre rilevare che la pratica della ridestinazione, prevista come eccezionale dalle Convenzioni e divenuta come già detto ricorrente, è stata applicata anche retroattivamente a contratti risalenti negli anni rimasti privi dell’allora prevista autorizzazione ministeriale, determinando in molti casi accumuli di fondi -anche in assenza di “sopravvenute, reali e accertate impossibilità di effettuare le iniziative”- avallati dal Comitato di coordinamento (ossia dal MAECI - Direzione generale per i Paesi dell’Europa), quindi in violazione delle singole Convenzioni MAECI-UI-UPT dei corrispondenti anni. Si fa presente, a margine, che dal 31 maggio 2011 al 31 dicembre 2012 sono stati in tal modo erogati circa 10.500.000,00 euro così accumulatisi che hanno attribuito all’UI un abnorme potere di spesa. Quanto riportato palesa una omissione sistematica  di vigilanza da parte del MAECI a cui vanno aggiunte le mancate verifiche sul fondo di gestione dei progetti non realizzati. Dal 2010 in poi, infatti, le Convenzioni prevedono un fondo forfettario del 10% dell’importo totale del progetto approvato, per la copertura delle spese di gestione per la sua realizzazione. In precedenza, per il rimborso era invece necessaria una rendicontazione specifica. Anche per il fondo di gestione, come per le ridestinazioni, la nuova disposizione è stata applicata retroattivamente facendo venire meno i controlli da parte del MAECI. Tali spese sono gestite autonomamente dall’UI e dall’UPT, ancorché riferite a progetti non realizzati o ridestinati, non risultando verifiche del MAECI al riguardo.

Data di pubblicazione:  18 agosto 2020.

10. IL DEPUTATO FURIO RADIN SOSTIENE IL GOVERNO CROATO CHE NON RISPETTA IL TRATTATO TRA LA REPUBBLICA DI CROAZIA E LA REPUBBLICA ITALIANA SUI DIRITTI DELLE MINORANZE. Il 18 dicembre 2019, ho inviato al Governo croato l’avviso sull’uso errato della denominazione della Città e dell’abitato “Rovinj-Rovigno”, o uso contrario alla Costituzione e alla legge (e cioè di uso della sola versione croata di “Rovinj”, senza la versione italiana di “Rovigno”), da parte delle aziende nei nomi delle loro strutture commerciali e ho presentato la richiesta di intraprendere misure per una condotta legale, cioè di ordinare direttamente l’applicazione della Costituzione e della legge nel territorio dell’unità d’autogoverno locale che nello Statuto stabilisce la pariteticità delle lingue croata e italiana e le modalità di realizzazione del principio del bilinguismo. Ho inviato l’avviso e la richiesta con la motivazione per conoscenza al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) della Repubblica Italiana. Successivamente, ho inviato tredici solleciti (il 23 febbraio, il 27 marzo, il 26 aprile, l’8 maggio, il 24 maggio, il 31 maggio, il 3 giugno, il 12 giugno, il 18 giugno, il 26 giugno, il 2 luglio, il 9 luglio e il 16 luglio 2020), chiedendo cortesemente al Governo della Repubblica di Croazia di esprimersi in merito. Dopo sette mesi, il 20 luglio 2020, ho ricevuto la risposta dal Ministero dell’amministrazione, cioè dal ministro dr. sc. Ivan Malenica (la lettera riporta la data del 15 luglio 2020, in allegato). Nella risposta sono riportate le disposizioni di legge, alle quali mi richiamo nella richiesta, ma non viene menzionato il Trattato tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze, e in particolare l’articolo 2, che recita: “La Repubblica di Croazia si impegna a garantire il rispetto dei diritti acquisiti della minoranza italiana in base ai Trattati internazionali e all’ordinamento giuridico interno dello Stato predecessore nel territorio della Repubblica di Croazia, come pure il rispetto dei nuovi diritti della minoranza italiana contenuti nell’ordinamento giuridico interno della Repubblica di Croazia”. Nell’ordinamento giuridico interno dello Stato predecessore nel territorio della Repubblica di Croazia, la piena applicazione del principio del bilinguismo (l’uguaglianza delle lingue croata e italiana) è stata esplicitamente stabilita anche per i datori di lavoro privati, ossia per le aziende private nel territorio di Rovinj-Rovigno. Alla fine della risposta del Ministero dell’amministrazione si afferma che “nel caso specifico, la rimostranza si riferisce ai nomi di hotel e marine in proprietà di società commerciali, i cui nomi non contengono il nome della Città, vale a dire Rovinj-Rovigno” e che “tenuto conto delle citate disposizioni ... non esiste una base giuridica, ossia un fondamento per la posizione espressa nella rimostranza cui ci si riferisce, secondo la quale nel caso specifico vi susisterebbe l’obbligo di utilizzare la denominazione ufficiale della Città determinata dalla Legge nei nomi di hotel, marine e strutture simili di proprietà delle società commerciali / aziende”. Tale obbligo deriva proprio dall’articolo 2 del Trattato tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze che, ai sensi dell’articolo 141 della Costituzione della Repubblica di Croazia, come “contratto internazionale stipulato e ratificato conformemente alla Costituzione, pubblicato e in vigore, costituisce parte dell’ordinamento legislativo interno della Repubblica di Croazia e per forza legale è al di sopra della legge, e le sue disposizioni possono venir modificate o abrogate soltanto secondo le condizioni e le modalità da esso stabilite, o conformemente alle regole generali del diritto internazionale”. In breve, la posizione del Ministero dell’amministrazione non è conforme alla Costituzione della Repubblica di Croazia, alla Legge di ratifica del Trattato tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze, alla Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali, alla Legge sull’uso della lingua e della scrittura delle minoranze nazionali nella Repubblica di Croazia, alla Legge sui territori delle regioni, delle città e dei comuni nella Repubblica di Croazia e allo Statuto della Città di Rovinj-Rovigno. Si rileva che dal 2003 il deputato della minoranza italiana al Parlamento croato, con l’appoggio incondizionato dell’Unione Italiana di Fiume, sostiene i Governi croati che non hanno rispettato e attuato il Trattato tra la Repubblica di Croazia e la Repubblica Italiana sui diritti delle minoranze. Si constata e denuncia che la Comunità Nazionale Italiana è penalizzata dall’entra in vigore del Trattato nel 1998 a oggi, ossia già da 22 anni consecutivi (poiché a tutt’oggi il Trattato non è stato implementato, applicato, realizzato), e la responsabilità per la mancata applicazione del Trattato è delle Parti contraenti, la Croazia e l’Italia (e in particolare del Ministero degli affari esteri italiano e di quello croato), e dei dirigenti che rappresentano (pretendono di rappresentare, poichè conseguono dei consensi elettorali scarsi e, conseguentemente, esigui per potersi definire rappresentanti) la minoranza, ossia il deputato al seggio specifico al Parlamento croato e il vertice dell’Unione Italiana di Fiume.

Data di pubblicazione: 19 agosto 2020.

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Agosto 2020 19:30
 
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