Home Appunti - Bilješke La politica punitiva e vendicativa del centro-destra al potere in Italia nei confronti delle minoranze nazionali
La politica punitiva e vendicativa del centro-destra al potere in Italia nei confronti delle minoranze nazionali PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Giovedì 11 Dicembre 2008 00:00

In riferimento alla discussione congiunta dei disegni di legge no. 1210 – “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009 – 2011 (approvato dalla Camera dei deputati)” e no. 1209 – “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, legge finanziaria 2009 (approvato dalla Camera dei deputati)” con i relativi emendamenti, all’esame dell’Assemblea del Senato della Repubblica Italiana dal 9 all’11 dicembre 2008 (di cui abbiamo già scritto su questo sito il 5 dicembre 2008, vedi: “L’Italia che non vuole bene alle minoranze nazionali”), riteniamo opportuno riportare gli interventi che riguardano la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia e l’esito della votazione tratti dal sito internet del Senato (http://www.senato.it/static/bgt/listaresaula/index.html).

1. Intervento del senatore Nino Randazzo (Partito Democratico), nel corso della 109° seduta (antimeridiana) dell’Assemblea tenutasi il 9 dicembre 2008 :
“Randazzo (PD). Signor Presidente, solitario rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, forse - anzi senza troppi "forse" - il passaggio in quest’Aula della finanziaria per il 2009 - che poi nel nuovo impianto di base triennale, con una folle blindatura, dovrebbe estendersi in sequenza peggiorativa anche al 2010 e 2011 - è già stato deciso e sigillato in altro tempo e in altro luogo, dove, a quanto pare, vigono la volontà e la norma di ignorare alcune delle più impellenti esigenze ed elementari aspirazioni degli italiani in Patria e all’estero. Tuttavia ciò non può costringere molti di noi a fare la parte dei ciambellani e rinunciare alla denuncia forte e circostanziata di un documento che, pur in un clima generale di crisi economica, poteva e doveva essere meglio impostato, più equilibrato e meno punitivo. Lascio ad altri colleghi, e per altri momenti quali quelli di eventuale illustrazione di emendamenti, affrontare nel dettaglio gli aspetti più gravi e l’impatto sociale, economico e politico devastante del disegno di legge n. 1209 che stiamo discutendo. Nei pochi minuti concessimi mi preme ricordare in particolare che questa finanziaria, fra l’altro, rappresenta, per le politiche per gli italiani all’estero, un immeritato colpo di una pesantezza senza precedenti. In un bilancio della Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Ministero degli affari esteri, già ridotto all’osso, di 73 milioni di euro per l’anno ancora in corso, sono stati apportati senza necessità, senza logica e senza criterio tagli complessivi per circa 45 milioni di euro, colpendo in maniera singolarmente selvaggia i contributi per i corsi di lingua e cultura (ridotti da 34 milioni a 14,5 milioni di euro) e i contributi per l’assistenza diretta e indiretta ai connazionali indigenti fuori d’Italia, che passano da 31 milioni a meno di 12 milioni di euro. Se a questo si aggiunge l’altro scriteriato taglio di 92 milioni di euro nel bilancio della Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale del Ministero degli esteri, che contribuirà ad incidere ancora più negativamente sull’immagine dell’Italia all’estero, ci si trova di fronte allo smantellamento del sistema «italiani nel mondo», come è stato faticosamente e tanto produttivamente costruito da mezzo secolo e come lo conosciamo oggi. Mi si consenta di notare sommariamente un paio di punti. Il primo è che i tagli di 45 milioni di euro nel bilancio della Direzione generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie rappresenta una cifra che è sì questione di vita o di morte per le strutture degli italiani nel mondo, ma è di tale esiguità nel contesto generale della legge finanziaria da poterla giudicare solo come espressione di una volontà politica punitiva e vendicativa nei confronti degli italiani nel mondo. Una cifra di tale esiguità potrebbe essere infatti recuperata, almeno parzialmente, nelle pieghe del bilancio, così come avvenne per l’ultima finanziaria, quella dell’anno ancora in corso, del precedente Governo. Il secondo punto è che il taglio di 19,5 milioni di euro nei contributi agli enti gestori dei corsi di lingua e cultura e il quasi azzeramento dei contributi per le attività culturali gestite dalle rappresentanze consolari - da 3,5 milioni a 996.000 euro - vengono a contraddire e vanificare le stesse prese di posizione ufficiali del Governo e, in particolare, del ministro Frattini circa una ripresa dell’iniziativa culturale italiana nel mondo. Ma di quale iniziativa si parla se l’Italia non ha avuto finora, e men che meno l’avrà d’ora in avanti, una coerente e coordinata politica culturale degna del nome? Se dobbiamo solo vergognarci quando le nostre politiche culturali all’estero sono messe a confronto con quelle di Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Olanda, Grecia e di un’altra ventina di Paesi di cui siamo fanalino di coda? Se la maggioranza dei corsi di italiano all’estero dovrà ora venire soppressa e le scuole dovranno letteralmente chiudere? Per il futuro dei giovani di origine italiana - che in questi giorni per ironica coincidenza con la discussione della finanziaria per il 2009 si riuniscono a Roma grazie allo stanziamento di 2 milioni di euro del Governo Prodi decurtato di 600.000 euro da questo Governo – c’è un vuoto assoluto di iniziativa pubblica. Non c’è più alcuna trasmissione di lingua e cultura, non c’è più politica di recupero linguistico e culturale delle seconde generazioni. Ricordo tutto questo a beneficio di chi nella maggioranza non perde occasione di agitare il tricolore, di riempirsi la bocca di italianità, identità italiana nel mondo, italiani all’estero risorsa dell’Italia, ambasciatori di cultura, promotori del made in Italy, e poi in quest’Aula, come già alla Camera, non arrossisce nel votare una misura che, negando un contributo quasi insignificante nel contesto del bilancio dello Stato, distrugge i corsi di quella lingua che è ragion d’essere dell’identità culturale e della stessa presenza italiana all’estero. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni)”.

2. Intervento della senatrice Tamara Blazina (Partito Democratico), nel corso della 113° seduta (antimeridiana) dell’Assemblea tenutasi l’11 dicembre 2008 :
“Blazina (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di passare ad illustrare il mio emendamento, voglio chiarire che il mio nome è stato aggiunto erroneamente all’emendamento precedente, il 3.Tab.A.20, nel corso dei lavori della 5ª Commissione, perciò chiedo che venga tolto. L’emendamento che intendo illustrare, il 3.Tab.A.21, riguarda un tema che, a prima vista, sembra locale, ma che, come cercherò brevemente di spiegare, assume anche un connotato nazionale ed internazionale. Si tratta, cioè, dell’attenzione - o, più propriamente, della disattenzione - di questo Governo per le minoranze linguistiche. È stato ridotto ad una cifra irrisoria il fondo previsto dalla legge n. 482 del 1999 per le minoranze linguistiche storiche, come anche quello per le minoranza italiana in Istria. A queste, si aggiunge la minoranza slovena nella regione Friuli-Venezia Giulia, che, con questa finanziaria, si vede ridurre notevolmente i fondi per le sue attività. Vorrei sottolineare che il tema proposto riguarda un territorio che nel secolo scorso è stato protagonista di pagine di storia molto dolorose (che hanno provocato sofferenze e drammi da ambedue le parti), ma che fortunatamente oggi guarda il futuro. Negli ultimi anni, si è rafforzato il processo di pacificazione, convivenza e integrazione; i rapporti fra la Slovenia e l’Italia hanno fatto un salto di qualità, nella reciproca consapevolezza del ruolo che questi due Paesi possono svolgere nel processo di allargamento dell’Unione europea. In questo contesto, le due minoranze hanno dato un notevole contributo, oggi la loro presenza rappresenta un arricchimento per l’area in cui vivono, uno strumento di stabilizzazione. Questo territorio multietnico può essere additato come laboratorio ed esempio di pacifica convivenza ai Paesi in cui l’appartenenza etnica rischia ancora sempre di provocare conflitti. È necessario, perciò, garantire alla comunità slovena la tutela dei diritti sanciti dalla Costituzione, dai trattati e convenzioni internazionali, ultimo dei quali è il Trattato di Lisbona. Con la drastica riduzione dei fondi previsti dalla legge n. 38 del 2001, si mette a repentaglio l’attività di enti ed associazioni culturali, di ricerca, sportive sociali ed altre, si mette a repentaglio, cioè, tutto quel tessuto sociale che, insieme alla scuola e all’uso della lingua, contribuisce a mantenere viva la minoranza stessa. Si chiede al Governo solamente di applicare la legge n. 38, che senza un’adeguata copertura finanziaria diventa solo un’enunciazione di principi. In sintesi, si chiede di ripristinare il capitolo di riferimento al livello previsto dalla finanziaria 2008. (Applausi dal Gruppo PD)”.

3. Nel corso della 113° seduta (pomeridiana) dell’Assemblea tenutasi l’11 dicembre 2008, sentito il parere contrario del relatore (Pichetto Fratin – il Popolo della Libertà) e del rappresentante del Governo (il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Giuseppe Vegas – il Popolo della Libertà), con distinte votazioni, il Senato non ha approvato (ovvero ha respinto) innumerevoli emendamenti e ordini del giorno tra i quali anche l’emendamento 3.Tab.A.21 (presentato dalla senatrice Blazina e da altri senatori), l’emendamento 3.Tab.A.23 (presentato dal senatore Pegorer e da altri senatori) e l’ordine del giorno G3.115 (presentato dalla senatrice Blazina e da altri senatori).

4. Nel corso della 113° seduta (pomeridiana) tenutasi l’11 dicembre 2008 il Senato della Repubblica Italiana ha approvato i disegni di legge no. 1210, recante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011 (con 151 voti a favore, nessun contrario e 2 astenuti), e no. 1209, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2009 (con 149 voti a favore, 111 contrari e nessun astenuto). Entrambi i provvedimenti sono stati approvati in un testo comprendente le modificazioni apportate dalla Commissione Bilancio e quindi vengono rinviati alla Camera per la seconda lettura (per divenire legge un disegno di legge deve essere approvato nell’identico testo da Camera e Senato).

Il 5 dicembre 2008 su questo sito (vedi: “L’Italia che non vuole bene alle minoranze nazionali”) abbiamo scritto che : “considerato l’esito delle votazioni in sede di Commissione parlamentare (Bilancio), siamo certi che gli emendamenti verranno respinti anche in sede di Assemblea il che se non altro costituirà l’effettiva dimostrazione del disinteresse, del disimpegno e dell’avversità da parte dell’attuale maggioranza al potere in Italia nei confronti delle minoranze nazionali (quella slovena in Italia e quella italiana in Croazia e Slovenia)”. Purtroppo, avevamo ragione.

P.S. A parte gli accorati appelli e le lettere “servili” ai vertici parlamentari e alle forze politiche italiane, i “tuttologi” e “dirigenti a vita” della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia non hanno intrapreso niente altro per scongiurare il taglio dei mezzi finanziari per il triennio 2009-2011 da parte del centro-destra al potere in Italia, e naturalmente continueranno ad incontrarsi con alcuni loro esponenti manifestando reciproco rispetto, stima, amicizia, comprensione, sensibilità e quant’altro.
Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Marzo 2009 16:36
 
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