Home Appunti - Bilješke Il futuro dei “rimasti” tra il federalismo italiano e la benevolenza degli “esuli”
Il futuro dei “rimasti” tra il federalismo italiano e la benevolenza degli “esuli” PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Martedì 16 Settembre 2008 00:00
La prima visita ufficiale di un rappresentante del Governo italiano in Croazia, dall’insediamento del nuovo esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, è avvenuta il 29 luglio 2008 a Fiume. Il Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri italiano Alfredo Mantica, accompagnato dall’ambasciatore d’Italia in Croazia Alessandro Pignatti Morano di Custoza, dal console generale d’Italia a Fiume Fulvio Rustico, dal suo capo di segreteria, ministro Giorgio Malfatti e dal ministro plenipotenziario Renato Maria Ricci, è stato accolto a Palazzo Modello da Furio Radin,
presidente dell’Unione Italiana nonché deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato, da Maurizio Tremul, presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana e da Agnese Superina, presidente del sodalizio fiumano nonché da tutti i nomi che contano della Comunità Nazionale Italiana (come riporta “La Voce del Popolo” del 30 luglio 2008 nell’articolo “E’ giunto il momento di ricucire lo strappo tra esuli e rimasti. Il Sottosegretario Alfredo Mantica a Fiume ha incontrato la Comunità Nazionale Italiana e le autorità locali” a firma di Krsto Babić). In tale occasione, il Sottosegretario Alfredo Mantica “ha rassicurato i rappresentanti dell’Unione Italiana in merito al finanziamento delle loro attività annunciando nei prossimi anni un monitoraggio delle attività svolte al fine di migliorare la qualità del servizio reso ai connazionali in Croazia e Slovenia”. In sede di Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, il 17 settembre 2008 a Fiume, è stata esaminata e approvata l’Informazione sull’incontro che l’Unione Italiana ha avuto con il Sottosegretario agli Affari Esteri italiano Alfredo Mantica il 29 luglio a Fiume, stando alla quale il Sottosegretario ha affermato che : “non vi è alcuna intenzione di tagliare i fondi in favore della Comunità Nazionale Italiana, anzi, se possibile si cercherà di riportare gli stanziamenti ai livelli del 2002-2003, ossia a euro 5.200.000,00 annui” (ci si riferisce allo stanziamento a valere sulla Legge 19/91 e successive estensioni e rifinanziamenti, nda).
Prese di posizione ferme, chiare e ufficiali da parte del Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri italiano, ma che non sono risultate tali all’incontro tra il Ministro degli Affari Esteri italiano, Franco Frattini, il presidente dell’Unione Italiana nonché deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato Furio Radin e l’Ambasciatore italiano in Croazia Alessandro Pignatti Morano di Custoza, che si è tenuto a Trieste il 16 settembre 2008. Infatti, “La Voce del Popolo” del 17 settembre 2008, nell’articolo “Meno burocrazia e maggiore efficacia. Radin a colloquio con Frattini” a firma di Christiana Babić (che oltre ad essere una giornalista de “La Voce del Popolo”, ricopre l’incarico di membro della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana con delega per i settori “affari giuridico-amministrativi, rapporti con le Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana e i rappresentanti politici della Comunità Nazionale Italiana” e “informazione ed editoria” nonché di “portavoce della Giunta esecutiva”) riporta la seguente dichiarazione del “nostro” presidente dell’Unione Italiana e deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato, Furio Radin, che citiamo : “Abbiamo proposto al Ministro Frattini di procedere con la sburocratizzazione delle pratiche necessarie per addivenire ai finanziamenti onde porre in essere le condizioni per evitare in futuro il ripetersi dei ‘blocchi’ vissuti in passato, ma soprattutto per consentire che i mezzi finanziari stanziati da Roma a favore della Comunità Nazionale Italiana possano essere spesi bene e fino in fondo. Una necessità che deriva da una duplice richiesta: da quella dei connazionali e delle istituzioni che li rappresentano tesa a veder realizzate le iniziative che garantiscono il mantenimento della realtà italiana sul territorio, ma anche da quella che impone di far buon uso dei mezzi assicurati nel Bilancio italiano in questo periodo difficile per l’economia. La nostra proposta, va detto, è stata accolta immediatamente con favore da Frattini ed ora seguirà la fase dell’operazionalizzazione e l’individuazione dei percorsi che consentiranno di contrastare in maniera adeguata i tagli generali di Bilancio che inevitabilmente ci saranno e che non potranno non riguardare anche la Comunità Nazionale Italiana. Da rilevare che un primo ‘rimedio’ è stato ipotizzato già ieri. Questo muove da un’idea di rapporto sinergico tra Roma e la Regione Friuli Venezia Giulia che potrebbe assicurare un’‘integrazione’ finanziaria a favore della Comunità Nazionale Italiana. Di quest’ultimo tema torneremo a breve a parlare con il presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, che si è sempre dimostrato molto attento alla nostra realtà il che mi fa essere fiducioso”.
Quindi, a fine luglio per bocca del Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri italiano Alfredo Mantica non vi era alcuna intenzione di tagliare i fondi a favore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia (anzi ci si impegnava ad aumentarli!), mentre a metà settembre al colloquio con il Ministro agli Affari Esteri italiano Franco Frattini non soltanto il taglio sembra sia già stato deciso ma si ipotizza già un rimedio, ossia di assicurare un’integrazione finanziaria (un aumento dei fondi che vengono assicurati) a favore della Comunità Nazionale Italiana da parte della Regione Friuli Venezia Giulia.
Non possiamo fare a meno di osservare che evidentemente il taglio dei fondi a favore della Comunità Nazionale Italiana da parte di Roma, comportando un aumento/integrazione dei fondi da parte della Regione Friuli Venezia Giulia, è in funzione (è consapevolmente voluto) e in sintonia con la volontà espressa dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, di “gestire direttamente ed in piena autonomia le competenze sulla Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia” (in merito su questo sito vedi l’articolo del 22 luglio 2008 : “Ma Tondo ci fa o ci è”). Se ne deduce che il Ministero agli Affari Esteri italiano è concorde ed è in procinto di trasmettere alla Regione Friuli Venezia Giulia le proprie competenze in riferimento alla Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia e che, come già auspicato nel mese di luglio, si sta cercando di disegnare un nuovo scenario che riteniamo molto pericoloso per il nostro futuro. In tale scenario, la Comunità Nazionale Italiana autoctona non sarà più d’interesse nazionale e permanente dello Stato Italiano, ma per la medesima si prospetta la “gestione diretta e in piena autonomia” da parte della Regione Friuli Venezia Giulia, e quindi d’interesse particolare di una Regione. Trasmettendo competenze (sul piano legislativo) e assumendo la Regione Friuli Venezia Giulia ulteriori oneri finanziari (al posto del Governo? o come cinghia di trasmissione del Governo? ) ci si troverà a dire che “logica vuole che mezzi finanziari e competenze specifiche vadano di pari passo” e alla Comunità Nazionale Italiana, ossia all’Unione Italiana non rimarrà altro che accettare ciò che altri hanno deciso, e naturalmente se vorrà contare sul sostegno finanziario della Regione non dovrà nemmeno fiatare in merito alla “gestione diretta e in piena autonomia” e tanto meno essere discorde con tale proposta oppure esprimere alcunché di sconveniente nei confronti della Regione (ovvero del principale finanziatore). Per la Comunità Nazionale Italiana, la differenza tra l’avere come interlocutore principale il Governo italiano oppure una Regione è enorme, dal punto di vista istituzionale, di “peso” politico, contrattuale e di altro e vario genere, senza poi contare sull’“inquinamento ideologico” ancora molto presente, pressante, riscontrabile a livello regionale, provinciale e comunale (dovuto naturalmente alle persone, agli individui che operano in tal contesto) e molto meno presente a livello statale già da parecchi anni. L’odierna politica estera italiana, ci sembra, sia peggiore di quella attuata nei nostri confronti da parte dell’Italia durante la “guerra fredda”, quando sebbene attraverso l’ente morale Università Popolare di Trieste pur tuttavia il Governo non si è mai “chiamato fuori” come vuole e sta facendo ora, ritenendo probabilmente che così facendo si leverà di torno un “peso”, un “fastidio” denominato Comunità Nazionale Italiana autoctona di Croazia e Slovenia. E quale “peso” nella “gestione diretta e in piena autonomia” avrà l’associazionismo degli “esuli” che vuole da anni determinare le sorti, il destino della Comunità Nazionale Italiana, ossia dei “rimasti”? Ormai è prassi comune della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Trieste e del Comune di Trieste nominare esponenti delle associazioni e delle istituzioni degli “esuli”, in qualità di propri rappresentanti, negli organi direttivi dell’Università Popolare di Trieste.
E i nostri “maîtres à pensée” (“maestri di pensiero”) che faranno? Si inchineranno (come hanno fatto spesso finora) al nuovo principale finanziatore, indipendentemente da chi è, di che cosa voglia fare e delle decisioni che adotterà nei confronti della Comunità Nazionale Italiana?
 
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