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Ma Tondo ci fa o ci è? PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Martedì 22 Luglio 2008 00:00

Il 27 giugno 2008 a Trieste, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, all’incontro con il Sottosegretario agli Interni Francesco Nitto Palma (al quale hanno partecipato anche il deputato Roberto Antonione e l’assessore alle Autonomie locali Federica Seganti) ha “espresso la volontà di gestire direttamente, ed in autonomia, le competenze sulle proprie minoranze presenti all’estero” (“La Voce del Popolo” del 28 giugno 2008, “Minoranze, l’impegno sia della Regione.

Renzo Tondo avanza la richiesta al Sottosegretario agli Interni”). Tale proposta è stata valutata politicamente positiva, precisando comunque che “la sua attuazione non può prescindere da una serie di verifiche giuridico-amministrative che saranno avviate in tempi brevi”. Come riporta la stampa : “la proposta del presidente del FVG trae spunto dal decentramento delle competenze varate dal Governo, da quel principio di federalizzazione che coinvolge direttamente le regioni”.
In seguito, tale proposta è stata definita interessante dal presidente dell’Unione Italiana, Furio Radin (“La Voce del Popolo” dell’8 luglio 2008, “Minoranze, interessante la proposta di Renzo Tondo. A Zagabria incontro con Furio Radin” di Dario Saftich).
Ed ultimamente, la questione è stata affrontata in un incontro ufficiale che si è svolto il 22 luglio 2008 nella sede della Regione Friuli Venezia Giulia, in piazza Unità d’Italia, tra il presidente della Regione, Renzo Tondo, e la delegazione dell’Unione Italiana, di cui facevano parte il presidente dell’Assemblea, Furio Radin, il presidente della Giunta esecutiva, Maurizio Tremul, e la direttrice dei Servizi amministrativi, Orietta Marot.
Come riporta “La Voce del Popolo” del 23 luglio 2008, nell’articolo “Il FVG vuole chiedere la delega per gli italiani all’estero e CNI. L’UI a Trieste incontra il presidente Tondo” a firma di Rosanna Turcinovich Giuricin, dopo l’incontro ufficiale i membri della delegazione dell’Unione Italiana hanno dichiarato :
-che “l’attenzione della Regione Friuli Venezia Giulia nei confronti della Comunità Nazionale Italiana non può che suscitare profonda soddisfazione”;
-di essere rimasti “colpiti dalla proposta ventilata da Tondo, di far assegnare al FVG la delega per i rapporti con gli italiani all’estero, estesa anche alla minoranza”;
-che “recepita positivamente tale volontà, saranno ora da valutare i singoli aspetti dell’iniziativa la cui concretizzazione avrà bisogno di un’analisi dettagliata delle forme e delle ricadute per scegliere la strada migliore a salvaguardia della minoranza”;
-e che “ciò non significa che si rinunci alla legge che da tempo andiamo proponendo” (si pensa alla Legge d’interesse permanente per la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia dello Stato italiano, nda), ma “che potrebbero essere due strumenti complementari”.
Per il presidente Tondo, Italiani nel Mondo e Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia “rappresentano una nuova ricchezza per il FVG, la loro presenza sul territorio e la sensibilità con la quale si rapportano nei confronti dell’Italia, sono un veicolo per il FVG per nuove collaborazioni sia in campo economico, che culturale”. 
Se ne deduce che si sta cercando di disegnare un nuovo scenario che riteniamo molto pericoloso, e quindi inaccettabile.
Ci sembra molto strano il fatto che tutto ad un tratto il presidente Tondo scopra la ricchezza rappresentata dalla Comunità Nazionale Italiana (come se fino ad oggi non se ne fosse accorto) e che la includa nel medesimo contenitore con gli Italiani nel Mondo (come se tra le tue categorie non ci fosse alcuna differenza sostanziale). E sembra ancor più strano il fatto che il presidente Tondo, nell’esprimere tale volontà, sostenga che la sua proposta “trae spunto dal decentramento delle competenze varate dal Governo, da quel principio di federalizzazione che coinvolge direttamente le regioni”, ben sapendo che la specialità del Friuli Venezia Giulia viene messa a dura prova (per non dire smantellata, cancellata) quotidianamente dal Governo Berlusconi con il fine di trasformare la Regione Autonoma in Regione ordinaria, pari a tutte le altre, senza riscontrare una disapprovazione pubblica del presidente Tondo. Quindi, da una parte il presidente Tondo accetta di buon grado di uniformare la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia alle altre Regioni ordinarie (togliendole tutte le specialità di cui finora godeva e tra queste anche quelle relative alle minoranze etnico-linguistiche presenti sul territorio), mentre dall’altra parte propone e chiede di beneficiare di un diritto speciale, specifico soltanto per la sua Regione (e che non spetta alle Regioni, in quanto trattasi di politica estera) per quanto riguarda i suoi Italiani nel Mondo (come se le altre Regioni non avessero dei propri Italiani nel Mondo e quindi come se non fossero anch’esse interessate a gestire direttamente, ed in autonomia, le competenze sulle proprie minoranze presenti all’estero) e la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia (come se le altre Regioni non fossero anch’esse interessate a gestire direttamente, ed in autonomia, le competenze sulla minoranza italiana in Croazia e Slovenia; in merito basti ricordare gli ottimi rapporti instaurati tra le Regioni Istriana e Litoraneo-Montana con le Regioni Emilia-Romagna, Liguria, ecc. improntati sull’affermazione e lo sviluppo dell’identità della minoranza italiana).
Vi risulta coerente, di principio tale approccio? Da una parte il Governo Berlusconi vuole e sta togliendo la specialità al Friuli Venezia Giulia e dall’altra la Regione chiede e il Governo dovrebbe concedere solo ad essa (e non ad altre Regioni, nel processo di decentralizzazione e di federalizzazione) la delega speciale di gestire i propri Italiani nel Mondo e la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia? E pensare che sono tutti parte della maggioranza di centro-destra al Governo in Italia, ma anche della Regione Friuli Venezia Giulia, del Veneto, del Comune di Trieste, tutti soggetti coinvolti e presenti negli organi che deliberano sulle questioni che ci riguardano direttamente.
E poi, ci si chiede, perché tale richiesta da parte del Governatore Tondo e non anche da parte del Governatore del Veneto, Giancarlo Galan? Oppure il Governatore Galan non ci tiene a noi e preferisce anche lui delegare il suo collega Tondo?
Avendo presente la nostra storia e la nostra cultura non si intravede alcuna ragione per la quale, se tale proposta viene tenuta in debito conto, non includere oltre al Friuli Venezia Giulia anche la Regione del Veneto, in primo luogo, ma anche le altre che collaborano con le Regioni del nostro insediamento storico.
E’ lampante che in tutta la situazione che si è creata “i conti non tornano”, l’approccio non poggia su un ragionamento logico, chiaro, difendibile nell’affrontare seriamente la questione.
Tutto ci sta a dimostrare che lo scopo, il fine di tale proposta, di tale volontà non sia determinato dall’effettivo interesse nei confronti della Comunità Nazionale Italiana, ma da altri ben meno onorevoli e lodevoli interessi, che ci permettiamo di non esporre ancora in quanto ci sarà altra occasione per farlo.
Tenuto conto di quanto riportato finora, ci si può anche chiedere: ma Tondo ci fa o ci è?
Per la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia è di primaria importanza continuare a ribadire la necessità di varare una Legge d’interesse permanente dello Stato italiano (e non di una Regione!) senza deleghe di alcuna sorta. La minoranza italiana in Croazia e Slovenia, l’unica autoctona al di fuori dei confini dell’Italia, è e deve continuare ad essere esclusivamente d’interesse permanente dello Stato italiano, delle sue istituzioni statali, e rientrare nell’ambito degli organi statali chiamati a gestire la politica estera.
Ma di tutti questi aspetti i nostri “tuttologi”, sebbene non siano ingenui e quindi se ne rendano perfettamente conto, hanno preferito sottacere, sorvolare, adeguarsi alla situazione e continuare a parlare di soldi, che evidentemente per loro risolvono tutto, richiedendo una “manovra della Regione in grado di adeguare i finanziamenti già in atto (Legge 16/2000) che mantengono da un decennio quote fisse (un milione e centomila euro l’anno) che avrebbero bisogno di ritocchi proporzionali alla crescita dell’attività svolta dal gruppo nazionale italiano ed in particolare favorire la diffusione delle testate dell’EDIT nel FVG e il ripristino della visibilità tramite satellite di TV Capodistria”.


Nota.
Cogliamo l’occasione per riportare la posizione ufficiale dell’Unione Italiana in merito alla Legge d’interesse permanente, approvata dal suo massimo organo rappresentativo e deliberativo, citando i 4 punti fondamentali del documento:

1. Si conferma e rivendica il diritto al conseguimento della soggettività della Comunità Nazionale Italiana e dell’autonomia dell’Unione Italiana, ovvero di una sua quanto maggiore soggettività ed autonomia in ogni settore della sua esistenza ed attività.

2. Si conferma, ribadisce e rivendica l’approvazione della Legge d’interesse permanente per la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia da parte del Parlamento della Repubblica Italiana, che dovrebbe dare sicurezza, serenità e prospettiva alla Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia nella sua costante e quotidiana attività finalizzata al mantenimento, all’affermazione, alla promozione e allo sviluppo dell’identità, della lingua e della cultura nazionale italiana sul suo territorio d’insediamento storico.

3. Contestualmente, si rivendica il diritto dell’Unione Italiana d’essere compartecipe con il Ministero degli Affari Esteri italiano nella definizione delle disposizioni della Legge d’interesse permanente per la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, e di essere indicata nella stessa quale organizzazione rappresentativa, unitaria, autonoma, democratica e pluralistica degli Italiani delle Repubbliche di Croazia e Slovenia (ai sensi dell’Accordo tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze nazionali), e di avere conseguentemente un ruolo e una funzione primaria, centrale e insostituibile, conforme alle attribuzioni che le vengono riconosciute con il fine ultimo della salvaguardia, dell’affermazione e dello sviluppo della Comunità Nazionale Italiana autoctona in Istria, Quarnero e Dalmazia.

4. La collaborazione tra l’Unione Italiana e la Nazione Madre, affinché la Comunità Nazionale Italiana possa proseguire serenamente e proficuamente per il conseguimento degli obiettivi comuni di mantenimento e di sviluppo dell’identità socio-culturale ed economica della stessa Comunità Nazionale Italiana, va intesa, stabilita ed attuata attraverso la valorizzazione dei rispettivi ruoli, compiti e competenze, per creare un meccanismo dove ogni soggetto è funzionale al raggiungimento dell’obiettivo finale che vede la Comunità Nazionale Italiana, e l’Unione Italiana che legittimamente e democraticamente la rappresenta, protagoniste e sempre più artefici del proprio destino.
 
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