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I “tuttologi” hanno bisogno di ritiro e di riposo? PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvano Zilli   
Lunedì 30 Giugno 2008 00:00

“Stiamo pensando alla fondazione di alcune case di riposo in Istria e nella regione quarnerina, e all’istituzione di una piccola università privata in italiano” aveva dichiarato il presidente dell’Unione Italiana e deputato della Comunità Nazionale Italiana al Parlamento croato in un’intervista rilasciata a “Il Piccolo” di Trieste e pubblicata il 19 luglio 2007, a pag. 10, con il titolo “Radin: pronti a gestire un’Università privata e alcune case di riposo.

Intervista al presidente dell’UI e deputato della minoranza italiana al Parlamento croato”. Ad un anno di distanza circa, ecco che rispunta il pensiero relativo alla casa di riposo. Alla sua sessione ordinaria, tenutasi il 30 giugno 2008 presso la Comunità degli Italiani di Sissano, la Giunta esecutiva dell’Unione Italiana ha approvato, in prima lettura, la programmazione delle attività, iniziative e interventi da finanziarsi con i mezzi della Legge 19/91 e successive estensioni e rifinanziamenti, nell’ambito della quale nel campo delle attività socio-economiche viene assicurato l’importo di “4.700.000,00 euro per la costituzione di una casa di riposo per anziani della CNI che potrebbe trovare sede a Pola o a Dignano e per la quale si stanno predisponendo gli studi di fattibilità” (“La Voce del Popolo” del 2 luglio 2008, pag. 3, “Dalle iniziative tradizionali alle grandi opere : sessione ordinaria della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana” di Daria Deghenghi).
In riferimento ai progetti socio-economici, che avrebbero dovuto creare la tanto auspicata base economica allo scopo di giungere ad un’autonomia finanziaria della CNI e di cui abbiamo già scritto su questo sito web (vedi l’articolo: “La malagestione dei progetti socio-economici”), evidentemente ai soliti rappresentanti che della loro funzione hanno fatto la loro professione ovvero ai nostri “tuttologi”, che negli ultimi 15 anni si sono dilettati a fare i politici, gli economisti, i letterati, i ricercatori, i poeti e quant’altro, non basta il fatto di aver fallito clamorosamente nell’attività incompetentemente svolta in questo campo, ma vogliono continuare nella loro azione volta a produrre ulteriori iniziative dall’esito molto incerto, per non dire fallimentare, come già accaduto per gli altri progetti.
L’idea di fondare una casa di riposo per anziani della CNI non può che essere venuta a coloro che conoscono poco il significato del termine “famiglia”. In caso contrario si sarebbero adoperati per realizzare “di tutto e di più” per assicurare qualsiasi tipo di assistenza per gli anziani, però a domicilio. Solo coloro che non hanno vissuto in famiglia con genitori anziani, e solo coloro che non hanno assistito i propri genitori durante il periodo del loro pensionamento, possono essere i promotori, sostenitori e realizzatori di un progetto di istituzione di una casa di riposo per anziani, indipendentemente se della/per la CNI oppure anche di carattere generale. Non può che destare amarezza il fatto che, purtroppo, ci si accinge a utilizzare 4.700.000,00 euro per una tale iniziativa, al posto di utilizzare l’ingente somma :
-per l’assistenza agli anziani a domicilio (con l’istituzione di centri o servizi, che in Croazia e in Slovenia non esistono ancora, magari attraverso la rete che ci siamo creati, le Comunità degli Italiani) e/o
-per assicurare l’assistenza sanitaria gratuita a tutti gli appartenenti alla CNI presso le strutture ospedaliere/sanitarie della Regione Friuli Venezia Giulia (sottoscrivendo una convenzione con la Regione pluriennale) e/o
-per costruire degli ostelli per le necessità dei nostri giovani nei centri studenteschi principali.
Per ora non ci resta che sperare che, in sede di Assemblea dell’Unione Italiana, il progetto non venga approvato, anche se dubitiamo fortemente che ciò accada, viste le precedenti votazioni negli ultimi due anni. Riteniamo che non è nemmeno necessario attendere gli studi di fattibilità per poter già oggi sostenere che “una casa di riposo per anziani della CNI” risulterà un altro progetto socio-economico fallimentare per tutta la CNI, che andrà ad aggiungersi a quelli precedenti.

Da http://www.socialinfo.it/approfondimenti/ADI/Definizione_ADI.htm a titolo informativo:
L’assistenza domiciliare è un tipo di servizio erogato direttamente a casa dell’utente, che comprende a seconda dei casi prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative e socio-assistenziali. Essa è caratterizzata da vari gradi, che dipendono dalle specifiche necessità della persona che la richiede. Descrivendo tali livelli è possibile capire con facilità che tipo di interventi essa preveda.
A. Primo livello
Assistenza destinata a persone parzialmente non autosufficienti o a rischio di emarginazione, che richiedono interventi di sostegno psico-sociale e di cura della persona (fornitura dei pasti, riassetto della casa, lavaggio della biancheria, igiene personale, aiuto per pagare le bollette). Viene definita a bassa intensità, ma è chiaro che per l’utente interessato può risultare fondamentale.
B. Secondo livello
Consiste nell’erogazione d’interventi di natura sanitaria. E’ rivolta a persone non autosufficienti o di recente dismissione ospedaliera, che richiedono prestazioni infermieristiche, riabilitative, mediche o specialistiche. E’ un’assistenza a media e alta intensità, che si ripropone di evitare ricoveri impropri e mantenere il paziente nel suo ambiente di vita.
C. Terzo livello
Questo livello riguarda le situazioni più complesse, nelle quali vengono affrontate le situazioni più difficili, quelle che richiedono l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata). Qui il servizio di assistenza medica è coordinato con quello socio-assistenziale, trattandosi di conseguenza di una fusione vera e propria dei primi due livelli.
Queste categorie sono del tutto indicative. L’importante è capire che l’intervento può essere socio-assistenziale (I° livello), sanitario (II° livello), o integrante entrambi i livelli (III° livello). L’unico aspetto da sottolineare è che spesso si usa l’ADI, ovvero il III° livello, per indicare il concetto in se stesso di assistenza a domicilio. In realtà, come appena mostrato, quest’ultima si struttura in un modo più articolato, abbracciando le esigenze più molteplici, anche quelle che non richiedono assistenza medica.

 
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